Quelli che credono nella domenica mattina

Io personalmente non ci credo. Non ricordo di averla vista tanto spesso. È un po’ come Babbo Natale per i bambini. Anche se nessuno l’ha mai visto, ci credono tutti perché ne sentono parlare dai genitori o leggono della sua esistenza sulla Settimana Enigmistica. Tutti i fanciulli che hanno tentato di attendere il suo arrivo il 25 mattina per cercare di vederlo sono finiti inesorabilmente collassati davanti al camino. Alla mattina, appena svegli il dubbio è già svanito. Le domande che dovrebbero assillare il più ingenuo tra gli infanti, tipo “Perché non sono riuscito a vederlo?”, “Perché mi sono addormentato davanti al camino e ora sono a letto?”, “Perché il mio bicchiere d’acqua puzza di cloroformio?”, svaniscono come neve sugli specchi.

Come quasi tutti coloro che sono nati e cresciuti in Italia, la domenica mattina esiste e rappresenta una smaronata epica: la Santa Messa. Per chi non sa come si svolge, riassumo la liturgia in 5 brevi passaggi:

  1. L’inizio.
    Parte solitamente con una canzone banale e conosciuta da tutti (se non erro i testi sono scritti dai Gemelli Diversi). Questa canzone è chiamata antifona d’ingresso. Antifona, capito. Una parola che ne descrive perfettamente il senso di ripetitività e noia;
  2. Le letture.
    Vengono letti tre testi: il primo è un estratto dalla bibbia, il secondo è sempre una lettera scelta dal romanzo epistolare di San Paolo Apostolare (oh oh, che consonanza simpatica che mi è venuta) e l’ultimo è un racconto preso dal caro diario di Gesù;
  3. L’omelia.
    Detta volgarmente predica (vale lo stesso discorso dell’antifona). Il sacerdote spiega il vangelo. Per i primi 2 minuti. Dopodiché racconta che il mondo è brutto ma noi dobbiamo consolarci perché è così che deve essere, che Signore è un appellativo dato a Dio e quindi è maschio mentre la donna è un mero strumento in mano ad Intimissimi. Aggiunge di come la fede viene sempre meno nei giovani. Se parlassero di figa durante le prediche probabilmente di giovani ne avrebbero piene le sacrestie e tutti i terreni al di sopra dell’ICI. Piccola digressione: la religione veniva utilizzata per trasmettere una morale positiva, per dare una speranza e cancellare la paura della morte. Se la stessa religione ti fa venire la morte durante le liturgie direi che partiamo male;
  4. L’eucaristia.
    Si passa dunque al gesto di spezzare il pane, che in quel momento diventa il corpo di Cristo. Non sto qui a dilungarmi troppo sulla transustanziazione perché so che state già facendo fatica a leggere questa parola, immaginate dover capire che il pane con la forma di una patatina San Carlo si trasformi nel corpo di uno che era padre,figlio e divinità. Sembra il delirio di un pazzo;
  5. La Conclusione.
    Momento nel quale si sente un respiro liberatorio dal fondo della chiesa, luogo preferito dai giovani costretti a partecipare alla celebrazione. Per non sentirsi rimproverati di continuo per gli schiamazzi, le risatine e i racconti delle cagate fatte la sera prima, i ragazzi si ritrovano in fondo, posto snobbano dai ferventi che puntano ai posti in prima fila. Quest’usanza della pole position non è fatta per sentire meglio le parole del prete, ma per guadagnarsi una posizione sul podio dei cieli. Mi pare che il Vangelo riportasse questa frase: “Il paradiso sarà concesso solo alle prime panche”, o qualcosa di simile.

Tutto ciò comprende la bellezza di un’ora usata per alzarsi, abbassarsi, inginocchiarsi, dire e sentire le stesse cose tutte le volte, cantare canzoni che odorano di muffa e semolino, stringere la mano a chiunque durante il segno del piacere (se fosse il segno della pace dovremmo alzare l’indice e il medio, dicendo “Yo, bro”), recitare filastrocche (o preghiere, che dir si voglia) ed evocare spiriti santi.

Siete anziani e dovete credere nella vita dopo la morte, mi sta bene. Non mi sta bene che dobbiate imporre a chiunque questa vostra decisione di fede. Quindi non chiederò scusa a chi può essersi offeso per quello che ho scritto. Sono io che sono rimasto offeso dalle tradizioni un po’ costrittive con le quali mi vado a scontrare ogni tanto e non puoi avere un dialogo perché in qualunque caso finisce sempre con la frase “devi avere fede”. X-Files mi ha insegnato a non fidarmi di nessuno, quindi non posso andare d’accordo con lo slogan della chiesa cattolica. E se ve la siete legata al dito, prendetevela con la Fox che ha permesso la visione di quel capolavoro televisivo.

Scherzi a parte, non ce l’ho così tanto con la chiesa e le tradizioni un po’ forzate, difatti voglio spezzare un’arancia in favore di un’ascia di guerra seppellita. Alla fine mi sono divertito durante quegli anni passati all’oratorio della mia città.
Non grazie alla chiesa, però.

Vorrei continuare a scrivere il mio punto di vista sulle incongruenze cattoliche, ma piuttosto che farmi dei nemici potenti, vi rimando ad un altro blog gestito da uno col mio stesso nome, quindi è ok: Davide La Rosa e il suo blog, Mulholland Dave (http://lario3.blogspot.it/). Sponsorizzo non per interessi economici (che non sussistono) o perché viviamo sulle rive dello stesso lago (anche se io sono su quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno eccetera, mentre lui su quel ramo del lago di Como che ha la villa di George Clooney Toons). Bensì mi piace la sua ironia, incentrata particolarmente su discorsi cattolici e di attualità. Vorrei quindi diffondere il suo verbo, che è il congiuntivo passato.

Andiamo in pace, nel nome di

Fritto, detto dott. Ciliegia

(ma vi è mai capitato di leggere i tag che utilizzo per i miei blog?)

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