Il lupo di Via Muro

Ho fatto quello che hanno fatto quasi tutti in queste 2 settimane: ho visto il nuovo film di Scorsese e Di Caprio.
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La locandina italiana del film.

Molto bello. A mio umile e modesto parere si tratta proprio di un gran bel film.
Un film sulla droga. In primis, quella più forte tra tutte, i soldi. Poi il film continua, costernato di tante altre varietà di allucinogeni, antidepressivi, farmaci generici, crack, alcol come se piovesse, bamba come se nevicasse e donne nude da urlo. Il film è un’orgia di situazioni immorali, illegali e che fanno ingrassare, quindi ha già una buona base di partenza. Se in più ci metti una storia che ti tiene legato allo schermo per 3 ore di fila, come solo pochi film sanno fare (uno tra tutti l’impareggiabile Cloud Atlas, capolavoro indiscusso del cinema).

Di Caprio come sempre sa destreggiarsi parecchio bene nel suo lavoro da attore, anche se l’ho odiato per i primi anni di comparse cinematografiche. Un odio nato dai poster con cui mia sorella tempestava la camera da letto, nel periodo in cui lei era una teenager, e io un nano da circo. Le ragazzine di età compresa tra i 13 e 19 anni, cresciute negli anni ’90 erano fatte a stampo, vidimate secondo i canoni di vita alla Beverly Hills 90210 (sempre meglio di adesso che sono impostate sulla base di reality come il Jersey Shore, Geordie Shore, Sluts & Horses Shore, Tioly Shore). Soprattutto l’adesivo che non è mai andato via da davanti il mio letto mi segna a tuttora, perché appunto non è mai andato via. Un adesivo che riporta la scritta “Il ragazzo delle meraviglie” e la foto di un giovane e sorridente Di Caprio, stampata dietro. A parte il mio odio infantile, ora lo apprezzo come pochi, vista la sua bravura nella recitazione.
In particolare in questa pellicola, nel quale è lui il protagonista, è lui che sfonda nel mercato azionario americano, è lui che si sfonda di droghe. Ma ci sono anche altri attori molto apprezzabili, uno tra tutti Jonah Hill, l’amico fidato del protagonista, nonché un bravo comico, già visto in altre pellicole un po’ più idiote, ma lo stesso divertenti.
Una cosa per cui apprezzare ancora di più Di Caprio in questo film è che, nel libro originale si riporta di un episodio dove il protagonista viene sodomizzato e ha una candela infilata nel sedere, ma inizialmente lo sceneggiatore non ha voluto riportarla nel copione. La scena è stata inserita comunque, sotto volontà dello stesso Di Caprio che ne ha fatto notare la mancanza a Scorsese. Non è la prima volta che Di Caprio si “immola” per la cinepresa: anche nel Django di Tarantino c’è un momento nel quale colpisce con un pugno dei cocci e si taglia, sanguinando copiosamente. Ha continuato a recitare come se nulla fosse, e Tarantino lo ha lasciato proseguire (tutta questa pubblicità positiva all’attore la riporto anche per scusarmi di tutte le esultanze che facevo da bambino ogni volta che mia sorella riguardava Titanic e lui moriva).

Il film non spiega nel dettaglio le dinamiche della finanza, non cerca di farci capire come i broker tentano di fregarci. O almeno, lo fa capire senza delucidare. È un film efficace e conciso. Per questo scorre veloce e senza intoppi. Il mio cervello non ha iniziato a fumare per via di numeri e statistiche (solitamente mi basta che qualcuno mi chieda l’età e vado in panico per tutti quei calcoli che devo fare a mente).

Morale: c’è una morale in questo film? Boh. Sinceramente è interpretabile secondo i gusti (e così mi gioco entrambi i pareri, sia positivi che negativi! Ah ah). C’è chi può amarlo per il suo carattere furbo e affabile con cui Jordan Belfort (il nome del personaggio principale) si ingrazia e culla i clienti paganti. C’è chi può odiarlo per la vita lussuosa nel quale è immerso, a spese dei contribuenti. C’è chi ne rimane colpito per la sua comicità, perché è anche questo. Fa ridere sotto molti punti di vista.

Vorrei ricordare che siamo in America, e quindi le indagini finanziarie sono più accurate e non si concludono con dei falsi in bilancio apertamente dichiarati ma di cui lo Stato se ne sbatte allegramente. Fortunatamente non siamo in Italia, altrimenti il film non durava 3 ore, ma 20 e passa anni.

Detto questo, volevo cambiare film e iniziare con gli insulti.
L’avevo già visto a suo tempo, ho letto di recente e mi sono informato sul reboot di Robocop. Avevo già accennato in un mio precedente articolo di quanto mi irritano i remake, i sequel, i prequel e tutte queste stronzate che servono a liberarsi della scarsa immaginazione di un regista nel pensare a qualcosa di nuovo. Non per tutti i casi che mi siano passati sotto gli occhi, ma per questa specifica pellicola ho in serbo tanta merda da spalmare, pur non avendola vista.
Perché? Perché per la mia crescita Robocop è stata una pietra miliare. Da bambino era il mio mito: imitavo il suo modo di muoversi per niente fluido, il suono che faceva ogni volta che appoggiava un piede o infilava il suo pugno d’acciaio in qualche calcolatore, rifacevo lo stesso gesto dell’estrarre la pistola dalla coscia e credevo nello stesso ideale di giustizia. Insomma ero proprio un cretino anche da infante.
Non che sia cambiato molto, infatti ancora oggi mi capita di cercare la pistola nella gamba. E poi devo andare dal fisioterapista.
Sta di fatto che un tizio ha deciso di farne un reboot. Andiamo a vedere cosa dice Wikipedia alla parola reboot: “…è il termine con cui nell’industria mediatica si indicano prodotti (in genere film ma anche videogiochi) appositamente realizzati per tentare di dare un nuovo slancio a prodotti in calo di popolarità.”

Calo di popolarità. Cioè il Robocop del 1987 non è più così popolare? Rimandatelo in onda, poi voglio vedere se non riacquista fan, anche tra i più giovani. Lasciamo stare la tecnologia superata, ma qua non si sta parlando di un film come Avatar, dove la tecnologia grafica è proprio una figata pazzesca, ma la trama ricorda un qualsivoglia film di Michael Bay. Nel caso di Robocop stiamo parlando di un capolavoro dell’epoca e quindi bisogna adattare anche la mentalità alla grafica dell’epoca. Che comunque per me rimane una figata.
Perché non hanno rifatto l’ispettore Gadget (che è la parodia disneyana di Robocop)? Rifate quel film del cazzo. Specifico che sto parlando del film, perché il cartone animato rientra nella categoria “infanzia nostalgica e ben vissuta”, quindi non si tocca. Poi la sigla italiana del cartone la cantava il mio amore, Cristina D’Avena. Ma questo è un altro discorso.
Nell’attesa che lo scempio venga visto da tutti (tranne da me), aspetto con impazienza i prossimi reboot/remake/resequel/reWTF:

  • The cube – Il cubo
    Delle persone vengono raccolte e rinchiuse in un’enorme sfera. Dovranno tentare di uscire, ma al suo interno si nascondono insidie e pericoli, tra i quali Platinette.
  • Dal tramonto all’alba
    Una famiglia in viaggio su un camper si ferma in un’area di sosta a dormire per la notte. E basta. Sono 8 ore di riprese di una famiglia che dorme.
    In 3D.
  • Edward mani di forbice
    Il figlio dell’ultimo arrotino esistente possiede delle mani taglienti e per questa sua malformazione viene escluso dai tornei di pallavolo. Sarà una ragazza tossicodipendente a scoprire il suo vero talento, ossia tagliare la cocaina. I due verranno arrestati e il protagonista, depresso, si toglierà la vita con le proprie mani.
  • Ghost – Fantasma
    Il protagonista viene ucciso in maniera brutale: gli viene mostrata la foto di Schifani nudo. Rinato in forma eterea, cercherà di capire il movente e il fautore dell’omicidio, fino a scoprire che è stato il suo migliore amico. Ma non potrà fare nulla, perché è morto. Quindi passerà l’eternità a compiangersi, mentre il suo ex-amico si sbatterà sua moglie.
  • Il padrino – parte 4
    Non saprei neanche cosa inventarmi di stupido, penso basti il titolo.
  • Per un pugno di rubli
    Si tratta di un remake russo del noto western di Sergio Leone.

Un invito al cinema, un po’ di prese in giro e ora saluto, come consuetudine.

Ciaaaaaaaoooooooooooooooo!!!!1!111!23λ55≈!!, da

Luca Passeggiatoredicieli, detto Ultracop

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