Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per i funghi

Non quelli dei piedi, sia chiaro.

Altro tempo libero e altre recensioni cinematografiche. Il primo film mi è stato consigliato da un amico che ha introdotto la pellicola con queste parole: “Nel futuro l’energia sarà prodotta da un minerale estratto dalla Luna. In pratica il film è la storia di una persona che lavora da solo sulla luna. E c’è solo lui per tutto il film.”.
Anche se le premesse non sembravano delle migliori, ho pianto 3 volte durante la visione. Quindi è un bel film.

Moon, un film del 2009 che non può essere spiegato finché non lo si vede. Ha fatto emergere tematiche che finora non mi era ancora capitato di affrontare e che mi hanno fatto pensare parecchio. Solo il fatto che io abbia messo in movimento la materia grigia è pazzesco. Se ci ho anche rimuginato sopra significa che non si trattava del solito action movie anni ’90 che non necessita di una trama intricata, ma bensì colma di proiettili volanti e tette sudate (ragazzi, che capolavori anche quelli).
Questo film parte tranquillo, con una certa felicità per quel singolo individuo di tornare presto a riabbracciare i famigliari sulla Terra, avendo quasi finito il suo periodo lavorativo sul satellite. La sua compagnia è dettata solo da un robot sospeso che lo assiste per qualunque necessità e richiesta. Dotato di uno schermo su cui proietta degli smile associati perfettamente al tono della voce, Gerty sarà il pragmatico automa che, proprio per questa particolarità delle faccine emotive, potrebbe essere annoverato nella lista dei più teneri robottini cinematografici, dopo Wall-E e Numero 5.
Dicevo che l’inizio procede tranquillamente, fino a che… no, nessuno spoiler, però dico solo che ad un certo punto il nostro (unico) umano inizia ad avere delle allucinazioni e a distrarsi continuamente. Non posso procedere a descriverlo oltre, perché rischierei di rivelarvi che alla fine lui si imbatte nei mostri alieni che…ops! No, scherzo, nessun mostro alieno. Però i deliri mentali a cui è sottoposto già nelle prime fasi del film non saranno il solo colpo di scena che ci terrà incollati allo schermo fino alla fine.
Evitando ulteriori retroscena e rimanendo sul tema allucinazioni (e “lunatici”), mi collego all’altro film che ho visto questa settimana:

Stati di allucinazione è un capolavoro del 1980. Con un perfetto abbinamento tra colonna sonora e immagini, il film è ispirato sulle scoperte scientifiche del professor Enricone Fresconi (aka John Lilly), inventore della prima vasca di deprivazione sensoriale e studioso delle visioni mentali. Proprio questa vasca è l’elemento più utilizzato dal protagonista, un professore universitario che dopo aver eseguito un po’ di esperimenti sulle cavie (ossia gli studenti universitari) la prova su se stesso. Per chi non conoscesse questo strabiliante strumento di tortura mentale, si tratta di un contenitore pieno d’acqua con della soluzione salina, nel quale il corpo umano galleggia e viene privato dei 5 sensi (tatto, vista, pudore, guacamole e cervicale). Se viene immersa una donna, perderà anche il sesto senso, quello per il quale si voltano sempre quando uno guarda loro il culo. L’unico svantaggio è che non potremo vederle il culo neanche nella vasca perché sarà chiusa in maniera tale da non fare entrare la luce, apposta per eliminare il senso dell’udito. L’acqua ha una temperatura simile a quella corporea (per eliminare l’olfatto) e l’involucro è solitamente isolato anche da un punto di vista acustico (per annullare il senso unico alternato). I test fatti su questo strumento (parlo del mondo reale, non della pellicola) hanno portato alla luce che molti soggetti sottoposti al trattamento hanno avuto delle allucinazioni. I test solitamente durano una decina di minuti, anche meno. Sempre sullo stesso piano, è stata costruita da qualche parte, facciamo in Kurdistan che non ho voglia di cercare su internet, una camera in grado di assorbire il 99,9% dei suoni esterni ed interni. Il massimo che un uomo può resistere all’interno di questa stanza è di circa 5 minuti, se non erro. Nel film, il protagonista rimane immerso nella vasca di deprivazione sensoriale anche 4-5 ore. Indescrivibili i viaggi che si fa, riprodotti con una super qualificata grafica anni ’80, che ricorda The Wall dei Pink Floyd. La svolta del film la si ha quando questo professore fa sesso con sua moglie…
No, scusate, è che se vedo un paio di tette non capisco più nulla. Ah, sì, dicevo che la parte migliore subentra dopo che il nostro fa un viaggio (fisico, poi mentale) in Messico. Assaggiata durante una cerimonia indigena la famosissima Amanita Muscaria, il fungo velenoso rosso a pois bianchi, squartato un animale e passata la sbornia allucinogena, il professore ritorna in patria con gli avanzi del rituale per condurre ulteriori esperimenti.
Quello che succede dopo è fantascienza alla X-Files, quindi molto intrigante anche se si allontana completamente dalla realtà (non che riuscire a sopravvivere per ore nella vasca di deprivazione sia umanamente pensabile). Un film che i malati di mente potranno trovare molto interessante, mentre quelli abituati a film tipo “Il Diavolo Veste Prada” “Tacchi a spillo 4ever” potranno appassionarsi a “Stati di Allucinazione” così come potrebbero considerare “Alex l’Ariete” un capolavoro.

Immagine

Alberto Tomba, prima del trucco, in Alex l’Ariete.

Visto che sono stato meno volgare del solito, chiudo parlando ancora dell’obbrobrio, il nervoso della cinepresa, l’inutilità cinematografica del reboot di Robocop. Non l’ho ancora visto. Non so se lo farò. Sta di fatto che quella merda di film (l’ipocrisia è accettata in questo caso) è stato bombardato da critiche negative. O almeno, quello che mi è capitato di leggere sull’internet. E sono solo contento. 

Rompo una Lancia Delta in suo favore solo perché come reboot ha avuto il suo effetto. Avevo già spiegato che con questo termine si indica una specie di rifacimento di un film che stava perdendo popolarità. Se i più giovani non conoscevano il primo vero Robocop, ora mi auguro che dopo aver visto lo schifo di quest’anno si siano un attimo informati sul primo ed unico capitolo.
E abbiano potuto notare di come la spettacolare grafica computerizzata di adesso non potrà mai fottere le capacità di un’idea originale ben costruita. (Per i più nerd: stesso discorso vale per i videogiochi)

 

Ciak e vi saluto,

Gregorio Delle Amazzoni, detto dott. Braguti

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