Come comportarsi di fronte alla depressione

Ci si taglia i polsi? Però così facendo si perdono le mani, quindi non si potrà più usare il nostro indispensabile smartphone. No, no. Impensabile.

E allora ci si potrebbe chiudere in noi stessi, stando in un angolo buio della stanza per settimane a piangere.
No, nemmeno questo perché poi i vostri cari potrebbero pensare che siate affetti da autismo. Ci pensate? Essere confusi per quegli omini vestiti di grigio che guidano i pullman. Maddai!

Farmaci antidepressivi? No, a meno di non avere un medico di fiducia che ci voglia male e ci propini certe ricette che gli spacciatori si leccherebbero le mani solo a guardare.

Idea! Si potrebbe optare per l’alcolismo! Non serve una ricetta. Felicità diluita in lunghi e decisi sorsi. Oh, che bello ridere incontrollatamente e dire cose sputacchiando in giro, sembrando le persone più contente del pianeta.
Ah, ma cacchio. Poi il giorno dopo ritorna la depressione ancora più forte e decisa, a braccetto con un bel mal di testa e una strana macchia di vomito sulla camicia. E perché non siamo nel nostro letto ma a casa di un portoghese che vive a Catanzaro? Cosa cazzo…?

Vabbè, a sto punto bisogna arrendersi all’idea che la depressione è intrinseca del nostro essere. Dobbiamo vestirci da gotici, di nero bardati, ascoltare i “The Cure” tutto il tempo e… oh merda, anche questo non va bene. Diventeremmo troppo conformisti con lo stereotipo dei bambini “emo”, quelli con il ciuffo davanti gli occhi che si credono le persone più incomprese del mondo, tipo quel Justin Bieber, che però vanno tanto di moda. E siccome moda significa antidepressione (dal latino mo-da: mo che letto male potrebbe sembrare “no”, e da che è l’abbreviazione di dattilografia, che si traduce in depressione, quindi non-depresso), non va bene nemmeno fare i depressi, perché l’effetto si autoeliminerebbe.

Siccome non si può essere depressi se ci si sente depressi, si deve far di tutto per non esserlo. Breve elenco di cosa si debba fare in caso di depressione crescente:

  • Bisogna sorridere, anche alle mie battute.
  • Bisogna correre gaudi con le braccia svolazzanti, come se avessimo preso del Lexotan e non riuscissimo più a controllare le nostre funzioni motorie e fisiche. Compresa la vescica.
  • Bisogna ballare “Happy” di Pharrell ed essere felici di ascoltarla, come la maggior parte delle persone che ancora non si sono rotte i coglioni di sentirla trenta volte al giorno su tutte le radio, tutte le tv, in ogni locale o al cimitero durante le processioni (il termine “tormentone” è quantomeno perfetto).
  • Bisogna essere felici delle cose che sembrerebbero negative. Ad esempio essere disoccupati è cosa buona e giusta, almeno così non si fa un cazzo tutto il giorno e si è riposati e sereni. E poi, si sa, le persone famose che non lavorano sono tutte contente (vedi “Io me ne sbatto il cazzo di un lavoro in città, io spruzzo rap in vena”. Non mi sembra che Fabrizio Fibra sia così infelice. Saranno i soldi, sarà la bamba, sarà che va spesso in bagno, però è contento!).
  • Bisogna pensare che tutti abbiano del buono dentro. Ci si deve convincere che i nostri dirigenti e i nostri politici siano lì a fare il loro mestiere per davvero, agendo per un interesse comune e non solo personale.
  • Bisogna fare all’amore sempre. Anche se manca un partner, si può sempre scegliere le prostitute/i gigolò, le bambole, la verdura o gli animali.
  • Bisogna vedere i film di Lars Von Trier con l’occhio di chi guarda Stanlio e Ollio (non voglio fare l’ipocrita, ma non ho mai visto un film di Lars Von Trier, quindi è solo per sentito dire che lo cito).
  • Bisogna evitare di vedere Colorado Caffè, altrimenti in quel caso altro che depressione!
  • Bisogna innamorarsi di tutto. Svegliarsi la mattina con al proprio fianco ciò che si ama. Chi la persona più importante della propria vita, chi la pecora preferita dell’ovile, chi una statuina segnatempo di piazza San Pietro, chi nessuno.
  • Bisogna trovare il lato positivo delle cose. Nelle batterie è quello segnato con il più.
  • Bisogna agire in maniera positiva, aiutando i meno fortunati, come l’amico depresso che ha perso le mani perché si è tagliato i polsi. Potreste aiutarlo (dargli una mano), così da realizzare voi stessi ed essere felici in due.
  • Bisogna sorridere sempre. Anche quando ti annunciano la morte per impiccagione del tuo amico senza mani.
  • Bisogna stamparsi il volto compiaciuto di chi non ha nulla da temere. Nemmeno se si è indagati perché hanno trovato le tue impronte digitali sulla corda dell’amico impiccato.
  • Bisogna essere convinti delle proprie azioni. Anche quando scopriranno che hai aiutato il tuo amico ad impiccarsi perché ti sembrava il miglior modo per tirarlo su (“Lo avevo visto un po’ giù di corda nell’ultimo periodo”).
  • Bisogna fare esperienze diverse per riempire il proprio bagaglio culturale. Viaggiare e vedere posti nuovi, soprattutto se si sta scappando dall’incarcerazione (vedi Dell’Utri; vedi omicidio del proprio amico per impiccagione; vedi Craxi; vedi te).
  • Bisogna giocare, scherzare, compiacersi e sempre essere propositivi. Tranne quando si gioca a Risiko. In quel caso è guerra aperta con gli altri concorrenti. Affanculo i buoni propositi. Vi distruggo tutti!
  • Bisogna aprire la mente e chiudere la tv. Sono entrambe metafore, mica che vi mettete a cercare il chiavistello sullo schermo o a usare un bisturi sul proprio cranio.
  • Bisogna evitare di giudicare sempre tutto e tutti. A meno che non stiate scrivendo un blog o un articolo di giornale. Si sa, la critica attira un sacco di lettori.
  • Bisogna avere fiducia in se stessi. Nulla è impossibile con la convinzione che possiamo farla. Tranne chiudere un mutuo. Va bene che tutto è possibile, ma convincersi di riuscire a finire di pagare le rate di un mutuo mi pare un po’ eccessivo, dai.
  • Bisogna pensare che le cose miglioreranno, che peggio di così non si può. Eh, certo che se non si agisce in qualche modo per far sì che le cose vadano meglio non possiamo mica sperare nell’intervento divino o della fortu… Oh, 10 euro per terra!! Sììììì!!! Affanculo l’applicarsi! Sono ricco!

Immagine
La depressione può essere sconfitta con dei moustache alla merda dipinti sul volto degli amici più sfigati. Così facendo la tristezza non svanisce, ma viene traslata da noi a loro.

 

Con un ultimo felice saluto di chi non ha nulla da temere, eccezione fatta per la sifilide, vi invito ad evitare il malumore e a cercare una fonte di ispirazione per il vostro benessere mentale.

Come il turismo sessuale.

 

Ciao, da

Giovanni Vecchioni, detto Davide Mattioli

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5 comments

  1. Mi hai decisamente aiutata a combattere la depressione. Ma gli omini vestiti di grigio che guidano gli autobus? Ne vogliamo parlare? Ci ho messo un attimo lo ammetto, ma poi mi sono piegata in due in automatico come una trappola per selvaggina. Solo che a soffrire sono stati i miei addominali, se così li vogliamo proprio chiamare..grazie di tutto, vado a buttarmi dalla finestra perché adesso sono convinta di poter volare, ciao.

    1. Noooo, ferma! Non ti buttare dalla finestra. Mangia la minestra piuttosto. Non devi leggere quello che scrivo, perché non fa ridere e mette addosso la depressione, lo so. Ma non è colpa mia, è che mi hanno cag…disegnato così.

      1. No davvero, se oggi c’era qualcosa che poteva tirarmi su più del panino col salame e più della pubblicità del caffè re, bè l’ho trovata. E guarda che superare il panino col salame è difficile eh!

      2. Sì, infatti mi domandavo se stessi delirando ponendo ciò che ho scritto al di sopra di un panino al salame. E probabilmente stai delirando. L’unica cosa che batte un panino al salame sono 2 panini al salame (con un bicchiere di rosso). Mentre per la pubblicità del caffè re mi cogli impreparato, siccome non guardo la televisione.

      3. Si probabilmente quando morderò il panino col salame ritratterò la mia affermazione. Per la pubblicità cercherò di sopperire alla tua mancanza, tentando la caccia al video del caffè. Che merita davvero.

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