La Capunera

Oggi mi sento positivo, propositivo e contento per i seguenti motivi: 1) c’è il sole, 2) stasera ho il corso su Arduino e 3) ieri ho fatto una bella lezione (e post-lezione) di capoeira.

Quando avevo iniziato, nel lontano 2007, la domanda successiva al mio “Faccio capoeira” era un “Cos’è che fai? Caponera?”.
Anzi, per correttezza dovrei dire che mi si rivolgeva in dialetto lombardo “Cus’è? Se l’è chela roba lè? La capinera?” oppure “La capunera?”, in dipendenza dalla zona di appartenenza (i dialetti cambiano da città a città, ma anche dal piano del condominio che si abita).

Immagine
La capunera, in dialetto, è la gabbia per polli. Eccoci lì che ci alleniamo, mentre una rossa ci guarda incuriosita.

La capunera (che in realtà si pronuncia capuera) è a tuttora più conosciuta rispetto a qualche anno fa. Ero convinto lo fosse già dagli anni ’90, grazie a Eddy Gordo e quel capolavoro di picchiaduro conosciuto col nome di Tekken. Io perlomeno l’ho conosciuta grazie a lui. Eddy era il rastone multicolor che sembrava fare breakdance, lanciando calci e facendo capriole letali. Era il personaggio del gioco più facile da usare, perché bastava schiacciare a caso i tasti sul joypad e fare delle incredibili evoluzioni che molto spesso finalizzavano in colpi che andavano a segno. Anche con gli altri personaggi della saga si poteva vincere premendo a caso, ma la notevole differenza era che stavano tutti fermi e tranquilli, aspettando di colpire o parare. Eddy no. Lui si muoveva di continuo, non stava un attimo fermo e molti calci partivano dal basso, quindi era sempre rannicchiato per terra, difficile da prendere.
Sembrava ballare.

Ed ecco qua la seconda frase che sento più spesso “Ah, ma te fai quel ballo lì brasiliano”.
Mi sono ormai arreso a rispondere con “Sì, faccio quel balletto brasiliano”.
Non è propriamente un ballo. Breve storia sulla capunera: gli schiavi africani deportati in Brasile non potevano fare nulla, soprattutto imparare a difendersi e a menare le mani (o i piedi in questo caso), quindi confondevano questa arte marziale come se fosse un ballo. Tutta la capoeira…scusate, tutta la capunera è a tuttora fondata sulla musica. A tratti orrenda, a tratti quasi ascoltabile (i gusti sono gusti, mi possano perdonare i miei “colleghi”), però è una musica carica di passione. Un po’ come gli ignorantissimi cori da stadio che riescono a coinvolgere dal bambino delle elementari all’ultrà più sfegatato (rispettivamente dal più colto al più scimmia), anche nella capunera c’è coinvolgimento tramite cori e strumenti musicali.
Il berimbau (che nel dialetto lombardo diventa berlimbao) è lo strumento a capo di tutto. Non ho assolutamente voglia di spiegare cosa sia, nè come è fatto. Andatevelo a cercare sull’internet che tanto so che siete bravi. Ci sarebbero altri strumenti, ma poi mi dilungo su cose che non v’interessano. A voi interessano le cagate, né?

Ecco, la capoeira…off, di nuovo…la capunera è tutt’altro che una puttanata. È fatica, porca troia. Quante volte ho visto persone vagamente interessate provare la prima lezione, per finire stremate, con maschere di sudore. E alle domande “Ti è piaciuto? Torni anche settimana prossima?” sulla loro faccia si forma la stessa espressione da pazzo di Giacomo FigliodiNichol nel film Luccicanza, e dicono con fare tremolante “Ehm, sì. Adesso vedo perché ho un impegno settimana prossima, ma magari quella dopo…”. E vanno tutti via senza lavarsi per paura che anche nelle docce facciamo la capunera.
Poi ovviamente queste persone non le vedi più. Alcuni cancellano il proprio profilo su Facebook. Altri cambiano volto con la chirurgia plastica. Altri si danno fuoco, per poi finire sulle copertine degli album.

Non sto andando bene come sponsor, ma è solo questione di sopportazione della fatica. Se non siete sportivi nemmeno ci provo a tirarvi in mezzo. Non è poi più faticoso che fare dell’agonismo serio con qualunque altro sport. Quindi se siete delle fighettine (rivolto soprattutto agli uomini) evitate anche di provare. Tutti partono convinti che le evoluzioni che si vedono in tv, fatte dai mostri brasiliani siano a portata di chiunque già dopo la prima lezione. Io, dopo tutto questo tempo, ho imparato a fare la ruota.
Eh! Che roba!

Comunque mi piace. Soprattutto il gruppo con cui mi ritrovo ogni lunedì e mercoledì a fare allenamento. Sono quasi tutti dei coglioni, tranne le donne che sono tutte stupende. Quindi mi trovo perfettamente a mio agio. Da un lato sono con i miei simili e dall’altro sono circondato da ragazze. Poi siamo un gruppo davvero affiatato: il primo nostro pensiero è il cibo, il secondo è la birra, il terzo è il taleggio.
Ah, sì, beh, c’è poi da dire che facciamo anche capunera, ma volete mettere che goduria è gustarsi una pizza dopo tutta quella fatica?
Eh, tanta roba!

Siamo così, un po’ capoeristi e un (bel) po’ scemi. Siamo dentro il gruppo per migliorarci, ma siamo anche dei viziosi contenti di esserlo, chi più (io) chi meno (tutti gli altri).

Non ho detto praticamente nulla sulla capunera. Non era il mio intento? A dire il vero all’inizio sì, però poi mi sono perso e ora mi trovo in Liguria. È un attimo. Parlo di una cosa, perdo il filo del discorso e mi ritrovo in un’altra regione.
Comunque se non ne sapete nulla sulla capunera, l’internet è a portata di smartphone, quindi documentatevi. Se non vi frega una beata fava, documentatevi lo stesso che tanto male non vi fa.
E se siete del posto di dove sono io (e dove sono io? Ora in Liguria, ma di solito vivo vicino a Lecco) vi consiglio di uscire una sera con noi per capire cosa vuol dire passare una bella serata con dei coglioni e delle belle ragazze, tra una pizza e una birra!

 

Ah, già! Volevo dire che potreste venire a provare prima una lezione (tanto la prima prova è gratis). POI si può passare una serata assieme a coglioni, belle ragazze, pizze, pizzoccheri (sbav), vino e birra.

 

Vi ho convinto, eh?

No?
Ma nemmeno dopo che ho detto pizzoccheri?

Impossibile.

Ai morbidi pizzoccheri tu resistere non puoi.

 

Axè, da

Randy Gordon, detto CuiDado

 

PS: Se non avete cliccato sulla parola “Lecco”, vi riscrivo, da bravo, il link qui: http://www.capoeiralecco.it/.

PPS: Ahahah. PP(s). Mi fa ridere PP. Comunque volevo dire che il gruppo serio di capoeira, a cui noi facciamo riferimento, è di Milano (cliccate su “Milano” stavolta). Lì viene spiegata meglio cos’è la capunera.

Annunci

6 comments

  1. Sai, non mi hai convinta a partecipare a una lezione di capunera. Però posso venire a passare una serata con tanti coglioni e tante fighe. Sempre che poi non ci sia la trappola e la serata si trasformi in una cosa alla tekken, con calci volanti, giravolte stile ballerine volanti e capriole in aria.

    1. Una volta saziati, siamo calmi e buoni. Al massimo facciamo una penichella. Altrimenti in tutte quelle capriole dopo esserci impozzati di cibo potremmo colorare tutto di un verde vomito, non proprio così carino.

  2. Eddy Gordo era fastidiosissimo. Con quel cazzo di balletto cambiava posizione ogni volta e e mentre con Yoshimitsu o Nina Williams sparavo calci in faccia al vuoto, lui mi sarchiapava di botte. Maledetto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...