Parole che mi fanno ridere (parte 1)

Troppe cose, tutte assieme.
Come ad essere nell’occhio del ciclone.
Come a cacciare un dito nell’occhio del ciclope.
Come ad essere nel centro di un bukkake.
Come prima, più di prima.

Ho tanti argomenti per la tetta…

Testa.
Scusate, sarò pieno di pensieri ma ce n’è uno che scava sempre più degli altri.

 

Dicevo che ho molte idee, nate dalla mia mente legnosa e tarlata, partorite nei discorsi con amici o nei miei momenti in cui vado in fissa e guardo una parete in cartongesso come fosse una vagina.

 

Pulitami la bava, riprendo rapidamente l’ormai consueto discorso dei termini di ricerca, perché in soli due giorni sono apparse nuove frasi che mi hanno fatto lacrimare:

  • arnoldo scuzinegro
    Io davvero… non so che dire.
  • yuporn mamme spiano figli quando si fanno le seghe
    Ah, che belle le perversioni. Non è una critica, anch’io ho le mie.
    Certo, non ho mai fatto una ricerca simile…
  • porno donne si fanno pisciare in faccia
    È il caso che mi faccia delle domande sul perché i depravati finiscano sempre sul mio blog? Sono un raccoglitore di letame e stronzate, lo so. Però qui si sta cadendo in argomenti che non mi competono e che temo con ribrezzo.
  • se hai le tette hai tutto
    Vero.
  • sei una rompicoglioni ma tvtb
    Finalmente un po’ di romanticismo.
  • video ragazza che si infila il caciocavallo nella fica
    L’ho lasciata per ultima di proposito. Perché è appena finita sul podio, con un oro sul petto. Questa frase è un capolavoro di pornografia casereccia. Un tripudio di odori erotici che sanno di piedi non lavati da mesi. Un’immagine che non puoi smettere di guardare (la fortuna della telematica è che non trasmette gli odori, sennò smettevi subito). Insomma, ho riso per diversi minuti nel leggere questa meravigliosa ricerca.
    Grazie, chiunque tu sia.

 

 

Passando velocemente ad un altro degli argomenti, tratto comunque di minchiate. Seppur vere e documentate.
Ora, c’è chi potrebbe offendersi perché userò lo stesso tatto di un gorilla nella stagione degli amori, però a me fanno ridere. Davvero. Non voglio offendere nessuno, non voglio urtare la loro sensibilità…pff…però dai, sono così carini. Tanto piccini. Come si può non volere bene ai nani?

Perché parlo di nani, quando il titolo riporta tutt’altro? Perché poi ci arrivo, al discorso del titolo, però prima lasciatemi sponsorizzare un gran sito che parla di notizie stravaganti, e quindi interessanti.

Oddity Central, un sito consigliatissimo (è in inglese, quindi per coloro che comprendono solo le lingue slave mi dispiace, ma non c’è una versione ritradotta in serbo per voi). In particolare, nel link che vi ho girato, potrete trovare questo articolo che parla di un particolare paesino cinese nel quale, sugli 80 abitanti totali, 26 sono nani!
Vi allego la foto che mi ha commosso (fonte: Oddity Central, appunto).

Immagine
Oddio che belli! Tutti lì, seduti intorno alla tv, sulle loro seggioline. Non sono teneri?

 

Detto questo, arriviamo finalmente all’argomento topico. Apro una nuova categoria, oltre a quelle solite, che metterò qui a fianco. Quella dei Fraintendimenti Linguistici. Si tratta delle parole che, un po’ per come sono scritte, un po’ perché ho una mentalità da bambino dell’asilo, celano doppi sensi idioti o hanno una fonica assurda che scatena in me pensieri strani.

  • Daihatsu
    Ogni volta che leggo il suo marchio riportato sul paraurti posteriore, mi viene sempre in mente uno che mi dice in tono concitato “Dai, hatsu!”, dove “hatsu” sta per “cazzo”, in nipponico. Quindi è un’incitazione a muovere il culo.
  • Benfica
    La mia totale mancanza di conoscenza calcistica è spesso legata a fenomeni di ilarità incontrollata. La quale, però, è vista solo da me come divertente. Gli altri mi guardano come per dire “Eh, allora? Che ti ridi? Guarda che è una cosa seria”.
    Sarà, ma a me Ben-fica fa ridere. Per non parlare di certi nomi di giocatori, tipo Costacurta (è un giocatore, vero?), il cui nome ricorda un lido piuttosto breve o una verdura colta ancora giovane.
  • Minnesota
    Cosa mai ci sarà da ridere nel Minnesota? La radice del nome: Minne. E siccome la mia conoscenza geografica è pari a quella calcistica, per me questo posto (ovunque esso si trovi) deve essere una specie di paradiso.
  • Casal Pusterlengo
    Restando in tema geografico, questa città italiana ha un secondo nome che mi ricorda un lazzaretto. Pusterlengo. Non chiedetemi altro. So che ho qualcosa che non va.
  • Cappadocia
    Continuiamo a prendere in giro la geografia. In questo caso, questa regione (se non sbaglio si trova in Abruzzo) mi proietta nella mente un posto fresco e pulito. Penso che abbiano anche un buon sistema di aspirazione dell’aria nei bagni, posto sopra il plafone della doccia.
    E con questo confermo le mie problematiche mentali.
  • Toronto
    Ahahah. Uno che non capisce niente è un po’ Toronto.
    Tipo me.
  • Puleggia
    Per me questa parola può voler dire qualunque cosa, tranne che carrucola. Ad esempio mi viene in mente l’ozio totale (il “polleggiare”), un dislessico che parla di una bella ragazza con un fisico pazzesco (“Guargia chella che puleggia!” che in italiano sarebbe “Guarda quella che puledra!”) o anche il gesto di coprire qualcuno (spalleggiare).
    “Aiutami a sollevare quel secchio attaccato alla puleggia”
    “Tranquillo, ti copro io”
    “In che senso?”
    “Ah, scusa, non avevo capito. Parlavi di qualche bel pezzo di figliola. Dove, dove?”
    “Tutto bene?”
    “A dire il vero no…”
  • Guardingo
    Il canide australiano che scruta tutto ciò che è sospetto.
  • Felce
    Pianta boschiva utilizzata per tagliare l’erba. Viene spesso abbinata alla figura della morte.
  • Foraggio
    Prodotto di caseificio, al sapor d’erba, tutto forato come l’emmental. Ha la proprietà di trasmettere spirito d’animo (infonde coraggio).
  • Nababbo
    Il papà di Na.
  • Tanduri
    Un pollo poco cotto, per nulla tenero.
  • Farisei
    Non sono un così grande conoscitore di questo antico popolo e non voglio certo denigrarli. Per spiegarmi meglio sul perché mi faccia ridere il loro nome, propongo una foto:
    Immagine
    Fari sei.

 

Per il momento ho finito le parole, anche se ce ne sarebbero decine di migliaia.
Cari blogger che leggete queste mie minchiate, non c’è neanche bisogno che ve lo chieda esplicitamente, sapete cosa fare. Divertitemi, dunque.

 

Ciao, da
Davide e Goliardia, detto Marco Columbro (anche se non gli somiglio per niente! :D)

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11 comments

  1. Su quella del caciocavallo sono precipitato.

    Eh, quelle belle cose di una volta…sì, hai ragione, ha proprio il sapore di un tempo. Mi immagino, una vecchia fattoria, un nonnino sorridente, un bambino che vede un caciocavallo appeso e grida “è quello che usa la Lola!”

  2. Sai che per colpa tua non mangerò mai più il “caciocavallo impiccato”? Che non so se l hai mai mangiato, era una delle poche cose che mi faceva credere all esistenza di Dio. Ma sai come funziona, arriva sempre qualcuno a farti tornare con i piedi per terra e adesso, il caciocavallo nella mia testa è l’alimento del diavolo.

    1. Eheh…scusa. Io d’altro canto me lo gusterò cercando quelle note di tubero inumidito.
      Sto cadendo nel supervolgare, pardon. Però non ti capisco. Anch’io non so resistere senza mangiare formaggio, e anche se mi dicessero che è fatto con il seme di capra…

      OH MIO DIO…

      Ok. Scusami. Hai ragione te.

      Fottermi da solo con le mie fantasie contorte. Che schifo.

      1. Io so resistere benissimo senza mangiare formaggio. Il caciocavallo impiccato è uno dei pochi formaggi che adoro, solo perché cucinato all’impiccato però. Potrei pensare che il fuoco sterilizza. Si, lo penserò. E lo mangerò.

  3. Io mi immagino quest’arnoldo che mentre piscia in faccia ad un donna le infila un bel caciocavallo in fica. Potrebbe essere un grande soggetto per un film! “Arnoldo piscia tutte” oppure “Il caciocavallo di Arnolo!”

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