Bonobo live (e siriani scatenati)

I bonobo sono una razza di scimmie tra le più gentili e socievoli. Vengono citati anche da Caparezza in una sua canzone (“Bonobo Power”, per l’appunto) e non hanno niente a che vedere con quello che ho visto ieri sera.

4 anni fa ero in macchina con amici, in una trasferta in Svizzera sempre per discorsi musicali, ed ecco che l’amico che guida a fianco a me se ne esce con un “Sentiamo un po’ l’ultimo album di Bonobo”.
A me sconosciuto fino ad allora, in una mezzora di viaggio scopro un nuovo mondo. Delle sonorità elettroniche, ma non invasive. Dei suoni dolci e armoniosi, con ombre di jazz qua e là. Secondo Wikipedia lui viene considerato uno dei padri della downtempo, un genere tanto bello, ma tanto difficile per me da descrivere.
Diciamo che secondo me è proprio un bel genere musicale, toh.

Ieri, per la prima volta in Italia (prima di una lunga serie, mi auguro) ha fatto un concerto al circolo Magnolia di Milano. Questa città che mi sta tanto sul cazzo, diventa in casi come questo la culla di grandi emozioni.
Breve resoconto su come è andato il live: per il 30% erano nuche di quelli davanti a me, mentre il restante 70% è stato puro SPETTACOLO, valso almeno il 230%.
Perché le aspettative sono state di molto superate.

A me è sempre piaciuto, lo ascolto spessissimo e mi lascio trascinare dalle sue melodie, ma non mi sarei mai immaginato tanta bravura. Innanzitutto era un live, con tanto di batterista, chitarrista, cantante fica, tastierista, sassofonista e flautista.
E lui.
Un mostro.
Un fottuto mostro.

Non si sono fermati un attimo, uno spettacolo che sarà andato avanti per due ore e mezza filate, tra una lacrimuccia che ogni tanto scendeva perché mi rendo sensibile di fronte a certi spettacoli e un plauso mai partito perché ero troppo sbalordito, come se avessi davanti il più bel seno di donna mai visto finora. Chiamatela sindrome di Stendhal, chiamatela fagiolata, chiamatela come volete.
Per me è stata pura estasi.

Vi consiglio dunque l’ascolto, l’acquisto (o lo scaricamento folle), il prossimo live, la propaganda, la meditazione e, perché no, del sano sesso con un sublime sottofondo musicale.

Ma non vi ho detto perché secondo me ha superato di gran lunga le aspettative. Beh, quello che ho sempre pensato fosse un semplice dj che raccoglieva campionamenti qua e la di arpeggi e fiati, per poi incastrarli a piacimento, si tratta invece di un gran bassista, che si destreggia tra consolle, tastiere midi, mixxer e angeli.

Sì, mi pareva ad un certo punto di averlo visto suonare un angelo.

Ok, forse non so essere proprio obbiettivo in merito, ma aspettavo un suo live da parecchio tempo, cercando sempre nelle date dei suoi tuor la scritta Italy. Fino a che, arresomi all’idea che tanta bravura non sarebbe mai sbarcata sulle nostre coste, seppur essendo lui inglese e quindi non molto distante. Ed eccoti che una mia amica mi dice “C’è Bonobo live al Magnolia”.
“Intendi dj-set”.
“No, LIVE, con il gruppo quindi.”

 

Emergenza rianimazione in sala 4. Emergenza rianimazione in sala 4.

 

Come non citare due meritevoli e pazzeschi assoli di batteria e di sassofono che mi hanno rispettivamente caricato come una molla e fatto luccicare gli occhi dall’emozione.

Riporto un link ad una sua canzone. Non è la mia preferita, perché difficilmente ne trovo UNA e basta da mettere sul podio. Ne riporto una a caso, tra le tante che hanno suonato ieri e che mi hanno provocato problemi di minzione incontrollata (metaforicamente parlando, chiaro).

Si è trattato anche di un concerto ballato, come potete sentire dalla spinta sonora della cassa. Immaginatevela suonata dal vivo.
Che roba, eh!

Non vi è piaciuto il brano? BRUCERETE ALL’INFERNO, BASTARDI!

No, scusate… colpa della scarsa obbiettività di cui vi parlavo prima…

 

Siccome il gruppo di Bonobo mi ha fatto tirare il cazzo tutto il tempo (ah, la mia proverbiale finezza), serviva qualcosa per calmare gli animi dopo cotanta bellezza. E chi meglio della “special guest” per dare un buon effetto bromuro.
Non è che non lo apprezzi, anzi. Tanto rispetto per lui.
Solo che, ecco, non c’entrava proprio nulla con tutto il resto.

Omar Souleyman, che finalmente ho imparato a scriverlo senza cercare sull’internet!
Un cantante siriano, accompagnato da un tastierista, il cui genere è quello tipico delle loro parti, con suoni arabeggianti e cantato curdo, turco e un’altra lingua che non ricodo. Brani di una lunghezza estenuante, quasi da pialla sullo scroto (bon ton, parte seconda). Però devo ammettere che è un personaggio unico nel suo genere.
Non come il suo tastierista che ha passato mezzora a chiedere ai tecnici di alzare il volume del microfono, mentre ripeteva ininterrottamente dei check vocali che mi sono sognato stanotte.
“Ahiha! Ahiaha!”, segno con la mano di alzare.
Fischio insopportabile dalle casse.
“Ahiha!”, mano con palmo verso l’alto nello stesso segno di prima.
Fischio ancora più forte.
“Ahiha! Ahiha!”.

 

Se volete conoscerlo meglio, vi consiglio di vedervi il video Warni Warni, perché di una bellezza disarmante.

La musica un po’ meno.
Ma son gusti.

Una figura si erge nell'ombra. Massì è proprio Omar! Su le mani per Souleyman!
Nella foto che sembra quelle fatte agli UFO, erge una figura imbavagliata sul capo, con occhiali da sole e microfono alla mano.
E’ lui, signore e signori! Su le mani per Souleyman!

(E il tastierista sulla sinistra che secondo me sta ancora pensando “Ahiha”).

 

Fine della recensione.

Ciao, da
Tioli detto Brugheriov

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15 comments

  1. Tenendo presente le mie recenti e frequenti condizioni psicofisiche (per capirsi bevo come se il fegato non fosse il mio e ho attivato un servizio a domicilio di pacchi di salviette umidificate) credo che se mi fossi ritrovata a un live simile starei ancora sgambettando x la pista muovendo la testa in su e in giù felice e contenta. Ah, e ubriaca, as ever.

    1. Mi avresti liberato gentilmente delle nuche che avevo davanti, così facendo. Vista la marea di gente, lo spazio per muoversi è stato piuttosto limitato.
      Ma con l’ubriachezza permette di compiere imprese che nemmeno noi conosciamo.

      O ricordiamo di aver fatto…

      1. Se lo tieni alto apposta, perché nasconderlo? Io mi vanto così tanto di certe serate di cui non ho memoria! Imprese che non sarebbero mai accadute se non fosse stato per tutta quella grappa!
        Dai, su. E’ giusto così. Poi si sistemerà tutto e vedrai che…
        No, non smetterai di bere, ma subentrerà quella cosa lì…la modellazione…no…aspetta…lo dicono sempre in pubblicità…”Bevi con…”…con modernizzazione?
        Vabbè. Quello.

      2. Ah, ecco. Brava.
        Vorrei dirti tante altre frasi di conforto. Vorrei farti ridere, così che almeno non pensi ai tuoi problemi per quei 3 secondi in cui pensi “Ma si può essere più imbecilli di questo Tiols?”. Vorrei poterti aiutare, ma non sono un barista. Sicché mi trovi dalla tua stessa parte del bancone, per chiaccherare del più e del meno, fino a renderti conto che il mio concetto di matematica è solo meno.
        Poi magari mi conosci meglio e capisci che non è solo il concetto di matematica, ma è il tutto in generale che è meno.
        E almeno non pensi più ai tuoi meno, ma pensi a come risolvere i miei di meno, per pena nei miei confronti!
        Yeeeh!

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