Delusione Profonda

Si tratta di una recensione ad un fumetto. Quindi, positiva o negativa che sia, porterà a pubblicizzarlo ulteriormente oltre a quanto sia già stato fatto dalla sua eccellente casa di produzione, la Sergio Bonelli Editore.
Il che è l’unico fatto positivo.

Sergio Bonelli, un grande uomo che ha tirato in piedi un vero e proprio impero del fumetto, viene ricordato oggi ieri a distanza di 3 anni dalla sua morte (26 settembre 2011) con un albo che segna l’inizio di un nuovo percorso per il personaggio di DYLAN DOG.

Questa acclamata serie, una delle più vendute e amate in Italia, è stata mia compagna di vita fin da piccolo. Ho iniziato a collezionarlo molto più tardi, ma da bambino leggevo e rileggevo le uniche due storie che giravano per casa. Dire che mi sono innamorato di quei due racconti è un eufemismo (“Il mosaico dell’orrore” e “Horror Paradise”, solo a nominarli ho i brividi).

Non sto qui a spiegarvi cos’è Dylan Dog, perché tutti sanno le sue generalità e ben pochi non hanno mai letto una sua storia almeno una volta. Quindi “taglio corto” (per quanto io non riesca mai ad essere sintetico).
Tiziano Sclavi è colui che ha creato il personaggio dell’indagatore, ma un anno fa ha lasciato in mano a Roberto Recchioni, in arte Rrobe, l’opera di curatore della serie. Ho sempre apprezzato ciò che ha fatto, il suo modo di inventare storie suggestive e il suo tratto. Con la decisione di voler dare una svolta alla vita di un personaggio statico mi aveva un po’ lasciato stupefatto e perplesso. Oggi è uscito il primo volume che segna questo inizio di cambiamenti. Per chi conosce il fumetto italiano sa bene che non esiste una vera e propria linea temporale che intacca i protagonisti delle serie. Non invecchiano, insomma. Non come il fumetto americano, il quale cresce man mano con gli autori stessi, cambiando ed evolvendosi.
Tipo ora Batman è un vecchio che combatte contro l’artrosi, ma lui continua a sostenere sia colpa del Joker. Poi le infermiere lo accompagnano alla sua stanza dicendogli “Sì, sì. Ha ragione. È tutta colpa di quel Joker lì. Però ora prendiamo le medicine, va bene signor Wayne?”.
Dylan Dog è nato nel 1986. Aveva circa trent’anni allora. E li ha ancora adesso.

Non sto dicendo che Rrobe ha deciso di mettergli delle rughe in più e i capelli brizzolati. In Dylan Dog esistono infiniti mondi paralleli, dove c’è un Dylan invecchiato, uno dove è morto, un altro dove si è sposato. È complesso come fumetto, ma al tempo stesso non è mai cambiato nulla. La sua storia, i suoi amici, i suoi principi, l’etica, i racconti e quant’altro, tutto è sempre rimasto uguale. Finora (e finalmente arrivo al punto).

Oggi, tutto contento, vado a prendere il fumetto che da inizio a questo nuovo refresh. Lo apro e già partiamo male. La prima pagina è stata cambiata.
“Eh certo, continui a ripeterlo. Lo sapevi, no?”

NO che non lo sapevo. Cioè. Non la prima pagina. Un’icona. Il suo biglietto da visita. Il curriculum perfetto dell’indagatore dell’incubo è stato completamente cambiato.
Com’era prima (da bambino rimanevo ore a guardare questa immagine, sfogliando tutti i mostri che vi sono rappresentati):
Prima

Com’è adesso:
Dopo

Una grande citazione a Magritte.
E quindi?
Come se già non fosse citato in “Golconda!” e in altre miliardi di tavole uscite nei vari albi.
Golconda

Con tutto il più sentito rispetto per Magritte, ma questo non è più Dylan Dog (e non è neanche una pipa).

Ma forse sono troppo nella mentalità da anziano io per poter giudicare. Sono troppo legato al sentimentalismo e alle vecchie storie di una volta.
A proposito di vecchie storie di una volta, avevo letto in varie recensioni che finalmente Dylan Dog stava tornando alle origini con i suoi racconti. Perché? Ha mai perso il suo smalto? Non so, però mi leggo la storia in brevissimo. Me la mangio. Ma non perché mi sia piaciuta, anzi. Perché mi aspettavo qualcosa di significativo. Qualcosa che mi facesse dire “Questo è il mio Dylan!”.

E invece nulla.

Questo non è Dylan Dog.

Questo è un racconto di una pianta che assomiglia a Dylan Dog, persa nello spazio. Se uno ha giocato a Dead Space e ha visto Alien, nel leggere questa storia non ci troverà nulla di originale. Apprezzo chi fa citazioni, e Rrobe in questo campo è un esperto, ma qui mi sembra che il racconto stia in piedi solo con quelle.
È lo splatter che rendeva le storie belle come quelle di una volta? Allora questa è piena di scene splatter.
Wow (ironico).
Mi sembra di vedere un film di Michael Bay, dove gli sbadigli vengono sommessi da enormi esplosioni e la trama fa acqua da tutte le parti. Ma questo è un altro discorso e rischio di spoilerare (il fumetto, non le merde cinematografiche prodotte da Michele Baia).

Ah, giusto, dimenticavo. Siamo nello spazio.
A me Orfani è piaciuto moltissimo. Quello era giusto che stesse nello spazio, ispirandosi molto (a mio dire) ai fumetti dei supereroi Marvel. Ma Dylan Dog è un supereroe? Ha i poteri? Viaggia con le navicelle?
Ma stiamo scherzando. Lui è la rappresentazione di un personaggio sedimentario, che fa fatica a spostarsi di casa e tu lo butti nello Spazio Profondo? A combattere spettri e cose a caso. Ok che si tratta solo di questo albo, ma mi immagino cosa ne uscirà dopo.

Anzi, non me lo immagino. Non lo voglio più sapere.
Se questo espediente di rivoltare come un calzino la vita di un personaggio immortale come Dylan Dog servirà a portarsi a casa molti più lettori nuovi, rischia di far perdere altrettanti fedelissimi.
Quest’ultima affermazione, rubata allo stesso Recchioni in un’intervista, manca di una testimonianza di un fedelissimo. La mia.

Ora, senza offesa, che so che sei giovane, ti ho già detto che ti rispetto e in genere ti apprezzo, ma questa cosa non me la dovevi fare. Non puoi stravolgere solo per portarti a casa più audience. Perché incassi al botteghino sempre più lettori che non sanno che stanno leggendo una versione modificata di quello che è stata un’icona. Quindi, sapendo che con me puoi prendere tutto sul ridere perché sono anch’io giovane e sono solito usare un certo linguaggio schietto e sincero, alle volte anche crudo e (tanto) cinico, spero non ti prenderai male se ti dedico un sincero

Vaffanculo Rrobe

Non vuole essere un insulto pesante (anche se messo così non sembra…). Di solito mando affanculo i miei migliori amici e i miei genitori, quindi ti prego di non denunciarmi che non ho soldi per pagare l’avvocato! Però questo vaffanculo prendilo come un amichevole modo con cui mi sfogo e critico la tua opera (di solito non sono così petulante). Però è la prima volta che interrompo una serie a fumetti. Capisci perché ho addosso tutta questa tristezza.

Spero ti divertirai con il nuovo reboot di Dylan Dog, perché per me finisce qui.

Sincero rammarico da
Davide Mattioli, detto…detto un cazzo. Non oggi…

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28 comments

  1. Allora la prima immagine una volta era differente, forse nel numero 29 c’è stato il cambiamento, ma mi sa che dico numeri a caso, e le storie di una volta erano orrorifiche e anche splatter, mentre nei tempi piú moderni le storie avevano migrato verso horror psicologici, esistenziali e sociali, anche perché Sclavi è fatto cosí.
    Ancora non ho letto il nuovo Dylan Dog, e forse non lo leggerò, ma la responsabilità è quasi interamente del vecchio Dylan Dog che non era piú il vecchio Dylan Dog, non erano piú “Gente che scompare”, “Golconda”, “Cagliostro”, “Morgana”, “L’alba dei morti viventi” etc etc… 🙂

    1. Gente che scompare!!! Bravo! Devo riuscire a farci stare anche quello nella valigia! Mi viene il magone a pensare che vorrei spedirli tutti ma non posso…
      Comunque, tornando sul pezzo, mi ero accorto in effetti che le storie avevano preso una piega molto più assurda e meno sanguinolenta. Ti dirò che mi andava bene lo stesso. Non mi va bene che viene stravolto un intero mondo. E non mi va bene che abbia iniziato il nuovo ciclo con questa storia che mi fa (a me, così come ai miei amici amanti del genere) letteralmente CAGARE. Storia stupida e che è, come ha detto un mio amico, più associabile a Nathan Never (tanto di cappello a Nathan Never, ma NON è Dylan).
      Guarda, un triste inizio per l’indagatore. Io comunque, un po’ perché parto e in Olanda non ci sono le edicole italiane, non acquisterò più Dylan Dog. 😦 Mi sento veramente violentato nell’anima per questo…

      1. Io quella violenza l’ho subita in passato ed ora la ferita è “risanata”, ma non credo che vorrò correre il rischio di riaprirla.
        Dylan Dog non lo leggerai piú, ma Rat-man?

  2. Non leggo Dylan Dog da una vita… ma mi fido della recensione. Io sono per i personaggi che cambiano con il passare del tempo, ho sempre apprezzato certe cose. Ma capisco che un personaggio “senza tempo” come Dylan Dog sia fuori da questo concetto. Lui deve avere 30 anni per una vita. Ma non è detto che sia una continua auto-citazione della sua vita.
    Leggevo Nathan Never. L’ho amato. Ho aspettato il numero 100 con trepidazione, dicevano di un grande cambio. Sono rimasto deluso. Personaggi che non mi piacevano, un tratto che era brutto e non c’erano più le grandi storie. Ho provato a continuare a leggerlo, ma mi veniva il male dentro. Perciò ho lasciato e non l’ho più comprato. Mai più.
    Continuo con Rat Man… sapendo che è a scadenza. Prima o poi finirà. Ma è un personaggio che è cresciuto tantissimo nel tempo.

    1. Rat-man non finirà, mi spiace dirtelo così. L’hai letto il numero 100, dove spiega il motivo? E i fumettisti mi spiegano perchè sono fissati con ‘sto 100? Colpa di Iva Zanicchi e del suo “Ok, il prezzo è giusto”?

      1. Spero che non finisca, ma anche Venerdì 12 è finito e via dicendo. Sai, quando Ortolani si mette in testa qualcosa, secondo me la fa.
        Il numero 100 è da Zanicchi ahahahahahaha

      1. Apprezzo la tua ironia. Dani, era abbastanza palese stesse scherzando 🙂
        E’ bello vedere così tanti lettori, appassionati o meno. E comunque la pensiamo tutti più o meno allo stesso modo, soprattutto su questo nuovo albo. 😦

      2. So che eri ironico, ti ho risposto come rispondeva lui alle bellissime donne che bussavano alla sua porta e chiedevano di lui!!!

  3. Ho letto il temuto, atteso, numero 337.
    Devo dire che è stato più bello il tuo commento.
    Quello che dovevo dire te l’ho scritto in due righe in privato, qui cosa posso dire?
    Non mi è piaciuto nulla. Lasciamo perdere il fatto che non mi piace come disegna Mari, ma è un giudizio esclusivamente personale, la delusione è su tutti i fronti.
    La trama è un’accozzaglia senza capo né coda. La comparsa “a cazzo” di alcuni personaggi storici, le citazioni (eccheppalle ‘ste citazioni) che diventano l’unico pilastro su cui si fonda la storia, il colore (non tanto perché non sia bello, anzi, ma non colgo il motivo di dover colorare i numeri considerati importanti. Io prendo Dyd per quello che è. AMO IL B/N!!!), e poi tutto quello che c’è non è assolutamente in linea con Dylan. Non ha senso. Boh.
    Io comunque non l’abbandono. Leggo Dylan dal lontanissimo luglio 1992 e l’ho visto già cambiare, è diventato più intimista, i mostri che affronta sono sempre più quelli che affollano la mente e sempre meno vampiri, lupi mannari, ma va bene così. Dillo tu a Rrobe che non vogliamo minchiate. A noi Dylan piace così, perché questo è Dylan.
    Chiudo. Un po’ perché so di aver rotto le palle, un po’ perché confido nel prossimo numero, che grazie al cielo è firmato Barbato/Brindisi, e un po’ perchè, parafrasando il prossimo titolo spero di non dover mai dire “MAI PIU’, DYLAN DOG”

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