Cinema e animazione

Critiche ponderate sui film e i cartoni animati che mi sono visto.
No, scherzo! Si tratta di una cosa simpatica, buttata lì, un po’ come le fotocopie alle natiche.

La speranza è la penultima a morire, prima c’è il cinema

Non vado più al cinema così spesso come prima, ma di tanto in tanto mi piace godere della sala buia con i divanetti sporchi di popcorn e cola. Che tu speri siano popcorn e cola.
E le grasse risate o i chiacchiericci del pubblico che ti fanno perdere metà del film perché i tuoi pensieri ritornano veloci ai tempi dell’inquisizione.
E le spese di cibo al supermercato fatte prima di entrare a vedere il film, accuratamente mimetizzate sotto gli indumenti per farle passare inosservate.

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Nel caso vi servisse c’è una pagina di WikiHow su come portare il cibo in sala senza farsi sgamare.

Insomma, andare al cinema mantiene sempre certi suoi lati positivi, ma se si va per vedere un film…

Per motivi di soldi, marketing e incassi ai giorni nostri bisogna usare un sacco di computer grafica, tanto grafica da sembrare finta. Secondo me se in alcuni dei film odierni usassero la tecnica a 8bit verrebbero più realistici.

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Non capisco se è una foto o un disegno!

Ad ogni modo cosa ci sia nella storia a nessuno fotte un cazzo.

So di aver commesso l’errore spontaneamente, senza troppo pensarci. A dire il vero non so ancora dire perché mi sia spinto a tanto. Chi l’avrebbe mai detto! Io che mi guardo Independence Day 2.

Non è stato certo il trailer a invogliarmi a vederlo. Quello mi sono rifiutato da subito di vederlo e forse, col senno di poi, è stato il mio errore. Soprattutto dopo che ho visto quello di Ghostbusters.
Ora, siccome vivo fuori dal Bel Paese, in questo posto chiamato Allestero, qui i film vengono proiettati in lingua originale, senza nemmeno cambiargli i titoli. Assurdo!
Ad ogni modo spero che in Italia abbiano adottato una qualche contromisura per queste due pellicole, tipo “Indipendens dei: se mi aspetti 20 anni ti rifaccio le stesse scene” e “Ghostbusters: gli Acchiappaculi”.
Tra l’altro, stando in tema di trailer, chi ti ricapita tra le mani? Un reboot dello scimmione più grosso del mondo. No, non Steven Seagal, sto parlando di King Kong.
Kong: Skull Island, che in Italia uscirà con il titolo di “King Kong e il maresciallo”.
Dopo che il regista si è cimentato con l’ennesimo Godzilla perché non riprendere la storia di King Kong?
Perché così dimostri di non avere più un briciolo di fantasia.

Torniamo a parlare di quello che purtroppo ho visto. Pure per intero. So che non è una scusa, ma almeno l’ho scaricato dall’internet e non ho pagato il biglietto.
Il film si presenta con gli stessi attori del primo, tranne Will Smith. Probabilmente impegnato in altri film, gli è andata di culo a non presentare di nuovo per questo titolo. Comunque sia, io non stavo scherzando quando ho detto che ci sono le stesse scene. A parte il finale che si risolve così in fretta da farmi pensare che il regista era pieno di idee.
Per casa sua. Tipo il sistema di innaffiamento centralizzato del giardino o la pratica tettoia all’ingresso.
Ad ogni modo (attenzione: spoil… mmm… no, nulla) si conclude che loro uccidono la regina sparandole addosso a caso, ma non è finita. Un robot alieno mandato in aiuto sulla Terra da parte di un’altra pacifica razza in lotta con gli stessi stronzi ci chiede di entrare a far parte della resistenza. Capito?
In pratica questa sfera robotica non fa altro che dire a Jeff Goldblum che ci sarà Independence Day 3.

"The Grand Budapest Hotel" New York Premiere - Inside Arrivals

“Il regista mi aveva mostrato le sue idee, ma io la tettoia a casa mia ce l’ho già” (Photo by Michael Loccisano/WireImage)

In conclusione: questo film doveva essere sponsorizzato dalla casa cinematografica The Asylum, così che si sarebbe potuto confrontare con altri dello stesso genere. Come i vari Sharknado, Mega Phyton vs Gatoroid o Nazis of the Center of the Earth.

Consigliato a chi ama farsi del male.

Alfabeto cinematografico

Tanto per stare al passo coi tempi mi aggrego a questa cosa che va di moda ora.
Ma ovviamente in ritardo.
Fa niente, è nel mio stile. Così come spiegherò questo post.
Quindi tanti auguri nel capirci qualcosa.

Dunque, in teoria parte da qualcuno che ha fatto questa cosa su un qualche blog, rilanciandolo a qualcun altro come gioco, che poi è diventato virale e alla fine il cattivo muore.

In pratica si tratta di scrivere un film per ogni lettera dell’alfabeto.

Io ho capito tutt’altro:

  • A – Ananconda… no, scherzo. Alien (tutti) / Army of Darkness / Ace Ventura (1 e 2) / Amici Miei (tutti)
  • B – Bad Words / Blades of Glory / (The) Big Lebowski
  • C – Cheap Thrills / Crank (1 e 2) / (The) Campaign / Cloud Atlas / Clerks (1 e 2)
  • D – Demolition Man / Dallas Buyers Club / Dogma / (The) Drop / Drive / Django Unchained / Death Proof
  • E – El crimen ferpecto / Estomago / Expendables 2
  • F – Filth / Frank / Flight / From Paris with Love / Four Rooms / From Dusk ‘till Dawn
  • G – Get Him to the Greek / Get the Gringo / God Bless America / Ghostbusters / (The) Goonies / (The) Grand Budapest Hotel / (The) Goods: Live Hard, Sell Hard / Get Hard
  • H – Hot Fuzz / Heavy Metal / Hesher
  • I – Idiocracy / Interstellar / In Bruges / Ichi the Killer / Inside Man / Inglorious Basterds / In Time / It follows
  • J – John Wick / Jurassic Park 1 / Jackie Brown / Jupiter Ascending
  • K – Killer Joe / Kiss Kiss Bang Bang / Kingsman: The Secret Service / Kill Bill (1 e 2)
  • L – Lo chiamavano Trinità / (The) Lego Movie / Limitless / Lock, Stock and 2 Smocking Barrels / Looper / Las Brujas de Zugarramurdi / L’Auberge Espagnole
  • M – (The) Matrix / Mr. Nobody / Man on the Moon / Machete (1 e 2…e perché no, 3) / Mama
  • N – Nightcrawler / No Country for Old Men
  • O – Old School / (The) Other Guys
  • P – Paz! / Pain & Gain / Primer / Prometheus / Pulp Fiction / Planet Terror
  • Q – Someone Flew Over the Cuckoo’s Nest (in italiano, anche perché non me ne vengono in mente altri con la Q…)
  • R – Rock’n’Rolla / RED / Raid, Redemption / Raid 2, Berandal / Resevoir Dog / Revolver
  • S – Shaun of the Dead / Step Brothers / St. Vincent / Snowpiercer / Snatch / Seven Psychopaths / Sin City / Semi Pro / Spirited Away
  • T – Tutti gli Uomini del Deficiente / Tokyo Gore Police / Tropa De Elite (1 e 2) / Trance / Tim and Eric’s Billion Dollar Movie / Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby
  • U – UHF
  • V – V for Vendetta
  • W – What We Do in the Shadows / (The) World’s End
  • X – X-Men (non tutti, ma buona parte) / (The) X-Files
  • Y – You’re Next
  • Z – Zombieland

Mi piacerebbe spendere un paio di parole per ogni pellicola sopracitata, ma poi diventa una tortura. Capisco.
Sicché sceglierò solo alcune tra esse che meritano attenzione:

Cheap Thrills è follia e scommesse. Assolutamente da vedere.

Estomago è un film brasiliano sul cibo. Praticamente è gorgonzola.

Frank è consigliato a tutti gli appassionati di musica. “I love you all”.

Get Him To The Greek mi ha fatto piangere dal ridere. Piangere. Rock, droga, mignotte e “furry walls”.

The Goods: Live Hard, Sell Hard è il classico film idiota alla Will Ferrell. Se siete appassionati della sua stupidità come me, guardatelo. Anche perché c’è anche lui.

Hesher è… è strano forte.

It Follows mi è stato consigliato perché “questo horror fa DAVVERO paura”. Sì, certo. Seppur non terrorizzi, ho molto apprezzato la storia. Originale e ben fatto. Anche se il finale mi ha deluso devo dire.

John Wick è una figata. Dal mio punto di vista: io, uomo, proiettili, mosse ninja, POOOOOO!
Tradotto: un action movie consigliato agli appassionati. C’è Neo che ha un cane. Poi dei punk glielo fanno fuori. Lui uccide chiunque. Bellissimo.

Killer Joe è un altro bel film malato. Ma malato forte. Una commedia che ruota attorno all’omicidio di una madre per la riscossione dell’eredità da parte del resto della famiglia. E di Joe, il freddo e perverso killer professionista.

Las Brujas de Zugarramurdi (titolo che ho dovuto copiare dall’internet) è un film spagnolo che mi è stato consigliato da un amico. Consigliato bene, visto che il film inizia così:
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Potete immaginare come va avanti.
Anzi, no. Non potete.

Primer è ciò che nasce dall’incontro tra un regista appassionato di fisica e delle grosse tazze di ayahuasca.
Amo queste miscele.

Seven Psychopaths è un film che parla di un racconto di 7 psicopatici. Detta così sembra una cagata, ma secondo me è fantastico, fidatevi.

Trance è un altro film malato. Si capisce che mi piacciono le trame contorte? Va beh, comunque per convincervi ho l’asso nella manica. C’è lei totalmente nuda:
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Per chiari motivi non ho voluto riportare la foto presa dal film.
Che trovate QUI.

Tim and Eric’s Billion Dollar Movie non è un film. È una minchiata stratosferica.
Perché lo consiglio?
Perché è una minchiata stratosferica.

UHF è un film dell’89 con protagonista Weird Al Yankovic. E ho detto tutto.

E finisco con il parlare di un film che ho amato alla follia, tante volte l’ho visto:
What We Do In The Shadows è il capolavoro comico/parodico dell’anno scorso. In pratica è un documentario sui vampiri. Uno di quelli veri. GUARDATELO!

Ciao, da
Mini Van Heineken, detto Rocco (quel Rocco)

Taken 2 – Alcune ciambelle escono dal buco

Quando uno è appassionato di dick flicks come me, ossia di quei film d’azione nei quali ci sono più proiettili che sillabe, ogni tanto è felice nel vedere che hanno fatto un sequel. Seppur abbia un gran timore dei sequel, soprattutto quando non sono stati pensati prima.

E Taken 2 mette bene in chiaro questo concetto.

Il primo film, Taken, l’avevo visto anni fa in italiano e m’era piaciuto. Se non sbaglio il titolo è stato ritradotto in “Se mi rapisci la figlia ti ammazzo”. Se non l’avete visto, si tratta di questo poliziotto “speciale” in pensione a cui rapiscono la figlia che è andata a farsi un viaggio in Europa. Il film vale la pena di essere visto solo per il discorso che il padre fa quando è al telefono col rapitore. Vi faccio un sunto: “Senti un po’, coglioncello, ho la capacità di trovarti ovunque tu sia. Se non lasci andare mia figlia in questo preciso istante, io ti infilo un braccio giù nello stomaco e ti strappo via l’intestino dalla bocca. Chiaro il concetto?”.
Ho deciso che per comodità chiamerò il protagonista, interpretato da Guglielmino FigliodiNee, GPS dato che riesce a sapere dove ti trovi esattamente ancora prima che tu l’abbia scritto su Facebook.

Veniamo dunque al secondo capitolo. Per chi non l’avesse visto avviso che d’ora in avanti ci saranno una serie di spoiler, tipo che alla fine si salvano tutti e GPS ammazza il cattivo pur avendogli dato un’ultima chance. Ecco, vorrei però aggiungere che questo film non merita di essere visto, quindi potete continuare la lettura tranquillamente:

  • Se nel primo capitolo rapiscono la figlia a Parigi, questa volta tutta la famiglia si trova riunita ad Istanbul, in Norvegia, e vengono rapiti sia GPS che sua moglie (che in realtà è ex-moglie, ma che si è appena separata dal suo ultimo marito e quindi tornano i cuoricini con GPS, e le solite banali minchiate). Solo che come fa GPS a trovare se stesso rapito?
    Pensate un po’: ce la fa.
    Solo che stavolta non c’è nessuna chiamata al telefono dove si sbeffeggia delle sue super capacità. Il film a questo punto è già a metà, ma io continuo a sperare in un miglioramento…
  • GPS ha ripreso la connessione, sa dove si trova e contatta la figlia alla quale da il compito di lanciare granate per la città per calcolare la distanza tra loro, in base al rumore dell’esplosione.
    Prima fa saltare una macchina, poi una cisterna, poi non si vede ma dal rumore ho dedotto che abbia fatto detonare un anziano. Granata dopo granata, si ricongiunge con GPS e inseme tentano una fuga in macchina. E qui arriviamo al punto: la famiglia GPS odia i tassisti.
    Prima di venire catturati GPS e la moglie sono inseguiti mentre viaggiano su un taxi. Finisce che il tassista è obbligato a scendere, mentre GPS (una volta impostata la rotta, evitando le strade con pedaggio) gli ruba il taxi.
    La figlia che non ha conseguito la patente ma che comunque guida in modo egregio, soprattutto durante gli inseguimenti, si ritrova a rubare un altro taxi. Ovviamente GPS è al suo fianco e gli fa da navigatore, con le classiche frasi da copilota di rally, tipo “Vai!”, o “Vai-vai-vai!”, o ancora “Segnale satellitare debole. Attendere, prego”.
  • Vi ho detto che in questo secondo capitolo manca la parte della chiamata da macho che fa in diretta con il cattivo la quale ha valso il dowload il prezzo del biglietto del primo film, però c’è comunque un momento clou dove dice la frase da figo. Quando si riunisce con la figlia, dopo che ha ammazzato tutti i suoi inseguitori, lei gli domanda: “GPS… volevo dire, papà, cosa farai adesso?”.
    E lui, in tono sbeffeggiante, le risponde: “La stessa cosa che ho fatto nel primo film, no?”.
    Ok, forse non ha detto proprio così, ma vi giuro che l’effetto è stato quello. Una botta di apatia in pieno stomaco.
  • La moglie di GPS viene catturata fin dall’inizio, ferita, ridotta in fin di vita per sanguinamento e appesa come un salame, tenuta in ostaggio fino alla fine del film… ma sopravvive scialata a tutto questo, finendo per gustarsi un delizioso milkshake al radicchio e selvaggina in compagnia della famiglia.
    Beh, sembrerà un classico, ma io sto ancora chiedendomi perché il cattivo non l’abbia fatta secca, ma l’abbia lasciata svenuta per terra in un ascensore. Di solito ci si fa scudo con l’ostaggio, mica lo si abbandona così. Proprio un pessimo comportamento da parte del nemico. Capisco l’abbandono dei cani in autogrill(*), ma l’abbandono degli ostaggi sul finale non ha alcun senso!
    (*Sto ovviamente scherzando. Chiunque abbia pensato che io sia favorevole all’abbandono dei cani in autostrada, 1-non sa cos’è il cinismo e 2-non sa che ormai le persone hanno smesso di portare i cani in autogrill, col rischio oltretutto che ritrovino la via per casa, ma li lasciano direttamente al ristorante cinese sotto casa. Perché c’è sempre un ristorante cinese sotto casa.)
  • Some classical funny facts from action movies:
    – Le strade pedonali di Istanbul possono avere cancelli chiusi a determinate ore del pomeriggio, giusto per rompere i coglioni, mentre il cancello d’ingresso della casa di un importante criminale sarà sempre aperto, 24/7.
    – GPS sa tutto della storia e della geografia di Istanbul perché l’ha letto in un libro (e non perché ha scaricato gli aggiornamenti sulle mappe). Subito ne consiglia la lettura anche alla figlia, la quale gli domanda il titolo.
    “In viaggio con Pippo”, risponde lui.
    Forse non era quello il titolo, ma tanto è uguale. Essendo la figlia di GPS conosce perfettamente tutti i passaggi sui tetti delle case della città, pur vedendola per la prima volta in tutta la sua vita.
    E senza leggere “In viaggio con Pippo”.
    – GPS viene catturato, ma essendo l’eroe non lo tengono legato con delle manette di ferro, ma con dei nastrini colorati che riesce tranquillamente a togliersi non appena tutti i nemici lo lasciano giustamente solo. Nel frattempo la moglie è incatenata al soffitto, con la testa rivolta a terra. Quando si parla di parità di sessi…
    – GPS scopre che sua figlia ha il ragazzo, dunque lo mette immediatamente sotto sorveglianza. Ma non estrema.
    Giusto seguirlo su Twitter o vedere cosa scrive sul suo blog.
    Certo, il classico comportamento da padre. E lo dico per esperienza, non perché sono diventato papà, ma perché GPS fa quella tipica faccia da “Ti polverizzo” che ho visto in tutti i padri delle mie ex. Comunque sia mi aspettavo un qualcosa di più estremo da parte di GPS, tipo che gli infilava una busta di coca nella giacca e lo faceva arrestare per spaccio, o che gli sparava, simulandolo in un suicidio. Cose così.
    Mica ‘sto finale a tarallucci e milkshake al vino rosso, tutti contenti a fare battute del cazzo:
    “Ehi papà, non sparare al mio ragazzo! Oh oh oh!”;
    “Ehi signor GPS, io mi scopo sua figlia! Oh oh oh!”;
    “Ehi ragazzo, fai pure! Tanto non m’importa più niente, ormai è finito il film! Oh oh oh!”;
    “Ehi caro, ma io non dovrei essere morta? Oh oh oh!”.
    – GPS da un’ultima chance al boss che si trova con le spalle al muro, dicendogli di tornarsene a casa e non rompere più i coglioni, lui ovviamente finge di accettare e non appena GPS si gira, imbraccia la pistola e preme il grilletto, ma l’arma è stata preventivamente scaricata dall’eroe. Dunque egli imposta la rotta del cervello del nemico verso un appendiabiti e YAAAAWN… scusate… ‘sto film è così banale che non mi sono accorto che mi sto ripetendo a mia volta. Ve l’avevo già detto come finiva.
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“Che odore di merda! Tesoro, hai mollato?”    “Nnnn…noooh”

In conclusione:

‘sto film m’ha fatto cadere i coglioni. Evitatelo.

Ciao, da
Brocco Lino, detto Devid (che è sempre meglio di Davìd)

Cinesmo cinimatografico

Vi parlo di tre film che ho visto di recente e che hanno una buona dose di cinismo e crudità varie.

Elencati qui di seguito dal meno bastardo (con tanto di classico finale commovente, dove difatti ho pianto) al più infame vi riporto i miei pareri a riguardo di ognuno.
Ah, finisco precisando che i titoli che ho riportato sono quelli originali. Non ho assolutamente idea di come sia la loro traduzione in italiano. Tant’è che me le sono immaginate:

3 – St. Vincent (che in italiano sarà diventato “Tesoro, mi si è arrabbiato il vicinato”) – 2014
Questo è quello col finale commovente. A tutti gli effetti non c’è poi tutto quel cinismo.
Diciamo a tratti.

St.Vincent

Vincent mentre canta “Shelter from the storm” di Bob Dylan, riprodotta da una CASSETTA! Con un WALKMAN! (Sì, lo ammetto. Sono anch’io uno di quei nostalgici e noiosi ragazzi cresciuti nei ’90)

Il protagonista innanzitutto è Bill Murray e solo dicendo questo avrei finito di elencare i motivi per spingervi a vederlo.
Il film ruota intorno alla vita di Vincent, questo personaggio odiato da tutti, proprio perché è un bello stronzo. Senza soldi, col vizio dell’alcol, delle scommesse e del sesso a pagamento, si ritrova a fare da babysitter per la nuova vicina di casa, sempre impegnata con il lavoro in mezzo ai malati di cancro. Nascerà un’amicizia stile “Free Willy”, con l’unica differenza che la balena non porta il ragazzino alle corse dei cavalli, facendolo scommettere.
Riguardo la parte cinica, penso di aver riso quando la madre parla di sé con due pretinsegnanti (preacher-teacher) e si raggiunge un di culmine di tristezza tale che non ho potuto non sorridere da tale escalation di disgrazie. Secondo me viene esagerata apposta fino al ridicolo.
Ok, ho già detto troppo, guardatevi il film perché è divertente. Però se volete del cinismo vero…

2 – Nightcrawler (che in Italia è forse uscito come “Fatti, misfatti e… fotografie”) – 2014
Questo film è bellissimo. Dovrebbe stare al primo posto di questa classifica, ma siccome ho deciso di riservare una sorpresa alla fine (sapete, per dare un ulteriore effetto di climax), ho voluto dedicargli un secondo immeritato posto. Ve ne consiglio la visione perché ha una buona trama, coinvolgente e malata.

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Donnie Darko smagrito e con qualche anno in più.

Un po’ come in Scarface, assisteremo al tentativo di raggiungere i propri sogni, le proprie vette, da parte di un Donnie Darko smagrito e con qualche anno di più, con la differenza che il protagonista in questo caso non aspira alla poltrona in pelle con scrivania imbiancata e coppia di mignotte a fianco. Bensì punta al top del giornalismo. In particolare ai fatti di cronaca nera, cercando di raccogliere per tempo le migliori immagini degli incidenti stradali, delle sparatorie e di qualunque altro tragico evento nella città degli angeli: il paradiso!
Take me down to the Paradise City…
Scusate, volevo dire Los Angeles.
Take me down to Los Angeles City…
Donnie Darko smagrito è perfetto per la sua parte: un gran figlio di puttana con molto pelo sullo stomaco, ma che al tempo stesso risulta sempre calmo e lucido. Un pragmatico calcolatore con la passione per il potere, che non esiterà a sfruttare un classico stagista tirato su dalla strada.
Ripeto: film consigliato.
Passiamo dunque al primo posto, cooooooooon…

1 – Big hero 6 (il cui corrispettivo italiano è diventato “Se mi inventi, ti salvo la vita”) – 2014
Un riadattamento odierno a qualunque film d’animazione targato Disney.
Solo più ovvio.
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“Scusa, ma dove sono il cinismo e la crudezza delle scene in Big Hero 6?”
Il lato cinico di questo film sta nella critica. Tu vai convinto a leggere le ottime recensioni su RottenTomatoes o IMDb e poi ti ritrovi a vedere un film che sì è uscito nel 2014, ma la cui trama arriva direttamente dal 1984. Potrei sputtanarvi raccontarvi tutto il film senza esclusione di spoiler, perché tanto capireste da soli come procede la narrazione. Un film di una banalità mostruosa. Insomma, se non è da considerarsi un atteggiamento cinico quello da parte dei critici (che diventano quindi crinici), non saprei come altro definirlo. Forse insensato, toh.
Questo film fa cagare. Big hero shit: una prova di unire lo stile Jap con quello USA, ma che per colpa della Disney resta la solita pappotta, trita e ritrita.

Ok, son stato piuttosto breve questa volta.
Almeno una volta l’anno…

Saluto tutti i cinefili alla lettura, anche quelli che pensano che Big Hero 6 sia divertente. Da
Tiger Woody Allen, detto Yor neim iss?

I cartoni animati che non farei vedere ai miei figli

Innanzitutto io non ho figli. Ciò significa che quando (si spera) avrò dei marmocchi, glieli farò vedere lo stesso.
In secondo luogo tutte le parole e la punteggiatura che vedete qui sono in blu. Perché? 
Perché sono riferimenti e se ci cliccate sopra si apriranno delle altre finestre sul vostro browser.

Ho deciso di mettere un link per ogni parola riportata, così che se qualcuno non capisse quello che ho scritto può sempre andare a leggersi il significato.

Ok, mi sono già rotto il cazzo dopo un solo paragrafo.
Andate a cercarvele da soli la prossima volta.

Dopo questa inutile, quanto antipatica prefazione, vorrei parlarvi di un cartone animato di recente scoperta (ringrazio chi me l’ha suggerito: daje Dave!):

Rick & Morty

01

Cartone animato in visione gratuita sul canale di Adult Swim (questo è l’ultimo riferimento che metto, giuro) narra le avventure in giro per mondi paralleli di un geniale scienziato e suo nipote.
02

Fin qui sembra un’idea nemmeno troppo originale, se non fosse che Rick, il nonno scienziato, è un alcolista che mette sempre nei casini il nipote Morty, il quale è il tipico ragazzino sfigato preso di mira dai bulli della scuola.
Rick vive a casa di sua figlia Beth (la madre di Morty), suo marito Jerry (il padre stupido, ma stavolta non grasso come nei classici cartoni americani) e la sorella maggiore di Morty, Summer.

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Foto di famiglia in giro per un mondo parallelo dove dei castori vivono dentro dei culi. Dopo di questa dovreste sentirvi obbligati a vedere il cartone.

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Creature Cronenberghiane e altre cose viscide e schifose. Che figata!

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Beth lavora come chirurgo per cavalli.

Rick odia ed insulta costantemente il padre, ma vuole molto bene al nipote, seppur non lo dia a vedere. Trascinandolo in assurdi universi dove rischiano la morte ogni secondo, Rick affronta la maggior parte dei suoi viaggi per interessi personali. Nell’episodio pilota, ad esempio, finiscono in un mondo parallelo in cui le condizioni ambientali sono ottimali per la crescita di mega-piante, sulle quali crescono mega-frutti, nei quali ci sono mega-semi, utili per gli esperimenti di Rick.
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Una volta raccolti i semi, convince Morty a infilarseli nel sedere.

Up in the butthole

“…and put them way up inside your butthole!”

Perché?
Scopritelo guardando il cartone più cinico e amorale che sia stato concepito quest’anno!

Non esiste ancora in italiano, ed è meglio così. In primis perché siamo un popolo di ignoranti e secondo me è il caso di cambiare registro, ma soprattutto perché non si può creare lo stesso effetto dell’originale.
Ecco a voi il primo spot commercial che ha anticipato la serie:

“Tell your dad…he’s an idiot…”

Sì, Rick balbetta e rutta continuamente, oltre ad insultare Jerry, il padre di Morty.
Ma è proprio questo il bello!

Una serie animata che vi consiglio vivamente, soprattutto se covate ironia nera nel vostro animo.

Avendo per ora solo una stagione di 11 episodi da 20 minuti l’uno, si fa anche in fretta a guardarla tutta.

Non aggiungo altro, che poi rischio di inserire spoiler. Mi conosco.
E poi so già che se vado avanti a scrivere ricomincio a colorare di blu le parole.
Quindi vi saluto.

Uella buonasera, da
Barack O’Baldo, detto il…ehm…[burp]…il…pirla

Un capolavoro d’animazione

Io sono uno stronzo.

Ho scritto sempre e solo un mucchio di cagate, ma mai che abbia trattato un argomento seriamente.
Ebbene, è ora di crescere Tiols. Di diventare adulto!

Si tratta di una recensione. E continuo a domandarmi perché non mi sia ancora venuto in mente di parlare prima di uno dei cartoni animati più belli della storia!

(“Ma la storia dell’adulto…?”)

GRAVITY FALLS

Due gemelli dodicenni, un maschio e una femmina, vengono spediti per le vacanze estive nella baraccha dallo zio Stan, a Gravity Falls, una cittadina dispersa tra i boschi dell’Oregon (ma non sono mica dei biscotti gli Oregon? Quelli col cioccolato e la crema, no?).
Dipper (Dìpper) e Mabel (Meiböl), i gemelli protagonisti della serie, scopriranno una serie di misteri che li terrà impegnati durante tutto il loro soggiorno.
Dipper, in primis, scopre un diario sinistro, dove sulla copertina c’è rappresentata una mano d’oro a sei dita, con il numero 3 sul palmo. O sul dorso. Per questo motivo non saprei dire se anche la mano sia sinistra.
Scritto da un anonimo che dice di conoscere tutti i segreti della città, servirà da aiuto a Dipper per vivere strane avventure e cavarsela in situazioni pericolose. La scritta “Trust No One” capeggia fin dalla prima pagina. Penso si tratti di una citazione a X-Files, viste le tematiche affrontate e gli innumerevoli riferimenti “horrorifici” sparsi in ogni episodio.
Spaziando dai videogame anni ’90 ai programmi trash odierni, dalle boy band stile Backstreet Boys ai balletti per bambini, dalle pischellonate da teenager fino alle merendine vietate per legge, dall’incredulità all’ingegno, verremo catapultati in un universo fatto di gnomi che vomitano arcobaleni e viaggiatori del tempo.

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Non è un capolavoro solo quest’immagine?

Sembra quasi che stia dicendo cose a caso, siccome ho elencato una serie di elementi difficilmente correlabili tra loro. Eppure tutto questo (e molto altro ancora) è racchiuso in questa prima stagione, apparsa in tv nel 2012. Prima e unica stagione, per il momento.
Dopo che scoprii che per la seconda avrei atteso più di un anno (manca poco all’uscita!!!), sono stato in diverse comunità e ho visto molti psichiatri. La mia dipendenza da questa serie animata è diventata subito talmente esagerata che avevo quasi intenzione di iniziare con l’eroina, per spostare la lancetta delle assuefazioni su un altro lido.

Fortunatamente non ho mai toccato l’eroina, ma un’eroina ha toccato me: Mabel! Il personaggio migliore di sempre, una concentrato di tenerezza e comicità assurda. Una ragazzina sempre sorridente, con pensieri e desideri tipici di chi legge “Cioè” e “Gattini Che Passione!”.
Il suo punto di forza è senz’altro la voce, prestata dall’attrice e doppiatrice Kristen Schaal.

Apro una breve parentesi, che avrei dovuto dire fin da subito: il cartone va visto in lingua originale, in inglese.

Certo, se voleste vedervelo in italiano fate pure.
No, scherzo. Non fate pure.

VA VISTO IN LINGUA ORIGINALE PUNTO

Chiusa parentesi.

Cos’ha di speciale questo cartone? La sua ironia così ben strutturata, oltre ad una storia di base piena di misteri e segreti nascosti in molti fotogrammi. Triangoli con occhi, frasi in codice sparse durante la puntata e nei titoli di coda. Subliminali nella sigla e storie tutte collegate tra loro.

Un bel purpurrì (potpourri) di simpatica comicità…

…e di codici in codice.

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Nella storia di fondo ogni personaggio che incontreremo ricopre un ruolo più o meno fondamentale nel grande disegno che ha già in mente il creatore, Alex Hirsch. Lui stesso ha affermato che la storia è di per sé completa, deve essere solo buttata giù su carta e fatta muovere dalla computer grafica. Questa caratteristica la si può notare nell’episodio numero 9, “The Time Traveler’s Pig”, dove troviamo un viaggiatore del futuro che alla fine dell’episodio è costretto a tornare indietro nel tempo per sistemare dei casini. In questo scorcio si possono vedere i vari scenari già affrontati negli episodi precedenti. E se si vanno a rivedere i primi 8 episodi, lui c’era!
Tutto è collegato.

Ma di cosa parla questa fantomatica e misteriosa storia di fondo?
Proprio non so, appunto perché è misteriosa.
O meglio, vengono sempre anticipati degli elementi in tutti quei codici che vi dicevo prima, riferiti spesso alla puntata stessa o a quella successiva. Questi sono scritti in linguaggi diversi: alcuni con cifre, altri con solo lettere, altri ancora in simboli. Fortuna vuole che qualche folle abbia già trovato la soluzione a tutti gli enigmi e l’abbia riportata su Wikia (la mia fonte). Un codice nell’ultimo episodio usa addirittura 2 o più cifrari insieme. Quindi complimenti al folle (o al gruppo di folli) che ha risolto anche questo.
Il cartone ha già prodotto una serie di giochini in flash, fruibili gratuitamente dal sito della Disney (sì, sembrerà assurdo, ma questo cartone così eccezionale è della Disney). Anche in quei giochi si può incappare in alcuni ulteriori codici.

Avete capito quanto è malato?

Io lo trovo stupendo.

Non saprei che altro dirvi, se non di guardarvi il primo episodio (IN INGLESE).
Sicuro ve ne innamorerete!

Se così non fosse, vorrò capire qual è il vostro problema. Possiamo parlarne, vedere un mio amico dottore, molto bravo. Insomma, possiamo cercare di risolvere ciò che vi assilla. Però non prendetevela con i capolavori di animazione. Loro non hanno colpe.
Solo ampi meriti.

Un applauso, quindi, ad Alex Hirsch.

Vi lascio con la sigla, che sento almeno 4 volte al giorno perché è la mia sveglia, il suono dei miei promemoria, la suoneria mia e di un amico, il rumore che fa il frullatore acceso e il suono delle piume quando toccano terra.
Ok, forse sono un po’ saturo di questa melodia. Ma fa niente. Amo la sigla, amo il cartone, amo l’idea, amo il sarcasmo, amo tutto il mondo di Gravity Falls.

Guardatelo, cazzo! Smettetela di leggere qui e accendete lo streaming: un capolavoro vi attende.

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Dipper’s Cosplay, detto Tioli

PS: ringrazio Poncho che con il suo avatar dello gnomo vomitante ho potuto conoscere questa serie.

Le cattive abitudini

Sono dure a morire. Così come certe passioni.
Avevo accennato in qualche tag che stavo rivedendomi la serie di Die Hard, quella con Brus Uillis. Uno dei miei tanti idoli d’infanzia. In particolare nelle vesti del John McClane della serie.

Attenzione: se non avete visto nessuno dei 5 film della serie, o solo alcuni a caso, questa recensione può contenere spoiler e sputtanamenti vari. Se li avete visti, almeno fino al quarto, o sapete già che non li vedrete mai perché non è il vostro genere, potete continuare a leggere.
Per evitare inconvenienti, sottolineerò eventuali spoiler.
Con la matita, sullo schermo di casa.

 

DIE HARD (Trappola di cristallo)

Qui conosciamo per la prima volta lo sbirro John McClane. Un tizio di New York, andato a trovare la moglie Holly…

Ok, non ci frega un cazzo della storia di fondo. Lo avete visto tutti, quindi andiamo avanti alle parti interessanti: le battute dette dall’impavido protagonista e le sue folli imprese da kamikaze, tipiche di chi ha un’ossatura d’amianto.

  • John McClane, che per comodità ora chiamerò il Bestia, ha già fatto fuori un uomo usandolo come scudo in una simpatica rotolata giù dalle scale, si è impossessato del suo mitra, ha avvisato i cattivi che lui ha il cazzo duro e un sacco di umorismo e si è scontrato con altri due scagnozzi. Nella fuga riesce a infilarsi in un condotto dell’aria. Solo che siamo sul tetto della Nakatomi Tower, un palazzo di oltre 30 piani, e i condotti dell’aria sono praticamente dei buchi enormi, in lamiera. Qui c’è quindi una scena carica di suspence, in cui lui rischia di fare un volo suicida.
    Ovviamente non accade nulla di grave, si salva al pelo, infilandosi in un canale laterale. Proprio p
    erché lui è il Bestia. Mica cazzi.
    E dopo tutta questo trambusto, senza battere ciglio, dice in ton
    o sarcastico, imitando la moglie: “Vieni in California, vedrai che bello, ci divertiremo da matti…”.
    Chi non lo farebbe? Io probabilmente mi sarei infilato una mano nelle mutande per controllare di non essermi sporcato. Troppo.
    Il Bestia ci ride sopra.
  • Al di fuori della torre, nessuno sa ancora che c’è in corso un attentato. Il Bestia cerca in tutti i modi di avvisare la polizia. Appare quindi il mitico Powell, colui che diventerà socio di bevute durante le grigliate della domenica pomeriggio.
    Powell, fattosi abbindolare dalla finta guardia all’ingresso della torre, si allontana convinto che vada tutto bene. Il Bestia decide di attirare la sua attenzione, scaraventandogli sull’automobile l’ultimo cadavere che aveva in dispensa.
    Mentre Powell esegue una retromarcia alla cieca per scappare dai colpi di fucile dei terroristi, il Bestia esclama: “Benvenuto alla festicciola”.
    Nessuna agenzia di catering al mondo riuscirebbe a mandare degli inviti così convincenti.
  • Un carro blindato della polizia cerca di entrare nella torre, sicché i cattivi lo panzerizzano (gli lanciano dei razzi). Il Bestia, che si trova diversi piani sopra di loro, lega ad una sedia dell’esplosivo e lo lascia cadere nel vano corsa dell’ascensore.
    “Con i miei saluti, pezzo di merda”. Sa anche essere cortese, se lo vuole.
    Ma la scena comica è subito dopo. Il Bestia sta ancora guardando nel vano quando vede venir su velocemente la fiammata dell’esplosione. Con un rapido “Oh cazzo!”, si volta e si lancia per terra.
    In teoria dopo una tale esplosione, un uomo normale (scalzo e in canottiera), dovrebbe avere la faccia somigliante a quella di Freddy Krueger.
    In pratica sapete benissimo che lui è il Bestia. E quindi che è stato il fuoco a scottarsi.
  • Il Bestia sta andando a pugni con il fratello di uno di quelli che ha ammazzato. Questo ovviamente è già di per se incazzato, oltre che essere un armadio in rovere a 8 ante, contornato con ottimi intarsi rifiniti a mano. Ma il buon Bestia decide di infierire con un “Dovevi sentire tuo fratello come gracchiava quando gli ho rotto l’osso del collo!”.
    Al momento opportuno, sa sempre cosa dire.
  • Siamo alle battute finali. Il Bestia si è appena lanciato dal tetto legato ad un idrante (ovvio), per evitare un’altra esplosione, poco prima di incontrare il boss di fine livello. Faccia a faccia, il nemico tiene in ostaggio sua moglie, mentre l’ultimo scagnozzo rimasto in vita sta per raggiunge un fucile. Il Bestia in questo momento passa di livello e diventa il Bestiaccia, siccome la trovata finale è sempre la più bella (a mio dire).
    Il boss finale gli punta la pistola contro per ucciderlo: “Com’è quel verso tipico dei cowboy? Hippy ya ye, pezzo di merda”. Il Bestiaccia inizia a ridere con gusto. Con le mani dietro la testa, prende rapidamente un’arma che si era scocciato sulla schiena e uccide gli ultimi due nemici (perché giustamente gli erano rimasti solo 2 colpi).

 

DIE HARD 2 (58 minuti per morire – Die harder)

Riguardo alla ritraduzione in italiano del titolo, non chiedete, non voglio sapere.

  • Il Bestia vede tutto e sente tutto. Difatti scopre da subito che dentro l’aeroporto dove si trova per recuperare la moglie, ci sono due malviventi intenti in traffici poco chiari. Li sorprende sul fatto, scappa la sparatoria, ci scappa il morto e persino l’altro dei malviventi scappa. Neanche un “Hei, hai dimenticato lo scontrino!” riesce a fermarlo.
    Il Bestia deve interrompere il suo inseguimento perché bloccato da uno sbirro dell’aeroporto.
    “Ma non l’hai capito, stronzo. Io sono un poliziotto. È lui il cattivo.”
    “Dove sono i documenti?”
    Il Bestia si batte la mano sui pantaloni e si accorge di averli persi nella colluttazione.
    “Su un aereo per Cleveland?”
  • Risolte le questioni di identità, il Bestia incontra un coglione, ossia il capitano della sicurezza dell’aeroporto.
    Siccome è un coglione perché non da retta a il Bestia, questi gli domanda: “Capitano, mi tolga una curiosità: cosa fa scattare prima il metal detector? Il piombo che ha nel culo o la merda che ha nel cervello?”.
    È la poetica del personaggio che più mi affascina.
  • Una giornalista riconosce il Bestia e vuole estorcergli delle informazioni.
    “Ho visto un cadavere, dicono che abbia sparato lei.”
    “No. Io uso solo l’uncinetto.”
    C’è poco da scherzare. Gliel’ho visto fare per davvero. Non dategli in mano niente perché riesce a volgerla a suo vantaggio e usarla come arma.
    Come ad esempio quando sta combattendo contro un militare che sta sorvegliando un’area. I cattivi a questo giro non sono mercenari o terroristi, ma sono militari ben addestrati. Robette da nulla. Lo scontro tra i due finisce con il Bestia sdraiato, con un coltello puntato alla gola. Un colpo di reni, il militare si sbilancia e il Bestia riesce ad afferrare una stalattite li vicina e ficcargliela nell’occhio.
    Una stalattite, cazzo!
  • Scontro finale. Il Bestiaccia le sta prendendo, dopo che ha fatto volare un doppiogiochista nell’elica di un aereo in movimento. Sì, siamo sull’ala di un aeroplano che sta per decollare e se le stanno dando di santa ragione. E quindi? Mai vista una cosa così?
    Comunque sia, il Bestiaccia non è in una posizione favorevole, tant’è che finisce giù dall’aereo. Non prima di aver aperto il tappo della benzina.
    Nessuno se ne accorge, nessun beep lampeggiante che segnali la perdita di carburante. Il Bestiaccia (che dovrebbe essere in grado di muovere solo gli occhi, dopo tutto quello che ha passato) riesce ad accendere lo zippo e a dar fuoco alla scia lasciata dall’aereoplano.
    “Buon decollo, figlio di puttana”.
    Riuscire a far saltare un aereo in decollo con un accendino…beh, altro che uncinetto e stalattiti.

 

DIE HARD WITH A VENGEANCE (Die hard – Duri a morire)

Il mio preferito. Pieno di colpi di scena e trovate incalzanti, introduce una spalla cazzuta al nostro eroe. Nientepopodimeno che Samuele Elle FigliodiJack, nella parte di Zeus. Un nero che ce l’ha coi bianchi e che, a suo malgrado, sarà costretto a seguire il Bestia nelle sue imprese.

L’impresa è anche quella compiuta dalle imprese di pulizia che seguiranno i danni causati dai due.

Siccome ha la spalla coi controcazzi, a sparare sentenze ironiche ora sono in due. Doppia dose di battute! Mi limito a quelle più epiche.

  • In corsa verso un luogo dove si cela una delle tante bombe lasciate da uno che ce l’ha a morte con il Bestia perché ha fatto fuori suo fratello (che sarebbe poi il cattivo del primo episodio), Zeus continua a dirgli che la strada più breve è un’altra da imboccare.
    “E comunque la strada migliore non è la nona. È attraverso il parco”, sostiene il Bestia.
    “Ma lo sanno tutti che Park Drive è sempre intasata.”
    “Non ho detto Park Drive. Ho detto ATTRAVERSO IL PARCO!” e giù una bella sterzata tra le aiuole.
    Zeus in preda al panico per la guida spericolata de il Bestia, gli grida: “Occhio, occhio, occhio! Non li mettere sotto!”, riferito ai passanti nel parco “Ma che fai li punti?”
    “Noooo…” pausa, guardando fuori dal finestrino “Qualcuno ogni tanto”.
  • Il Bestia non sa solo agitare le mani e far saltare palazzi. Usa anche il cervello. Si accorge dell’inganno del nemico grazie a due ragazzini che si mettono a rubare in un alimentari. Li ferma e li rimprovera: “Ma sei scemo, vuoi finire in galera per una merendina?”
    “Guardati intorno. Vedi poliziotti? Posso rubare quello che mi pare. Sembra la notte di Natale, non ne gira uno”.
    Gli viene l’illuminazione e i due schizzano via.
    Sulle bici dei due ladruncoli minorenni.
    “Che fai? Sono nostre quelle!”, grida il ragazzino.
    “E tu fai finta che sia Natale”, risponde Zeus.
  • Il Bestia e Zeus stanno inseguendo un gruppo di camion. Ne vedono uno sulla strada che passa sotto la loro.
    “Ce l’avremo l’airbag?”, chiede il Bestia.
    “Tu di sicuro, non so dalla mia parte.”
    Zeus fa in tempo a lanciare uno sguardo sospetto verso il Bestia, prima che questi si lanci tranquillamente giù dal cavalcavia.
    Normale amministrazione.
  • Il Bestia sgama in pieno un camion dei nemici in fuga con un bottino piuttosto consistente. Vestito da addetto ai lavori per passare inosservato gli si avvicina, gridandogli: “Ehi ragazzi. Jerry O’Brian, addetto alla vigilanza. Pare che abbiano visto entrare di nascosto un tale in compagnia di otto renne.”
    BANG, BANG, BANG, BANG. E ancora BANG.
    Apre lo sportello, per controllare i due crivellati nell’abitacolo.
    “Non ci credete? Dicono che è vecchio, grasso, allegro e con la barba bianca. Ha un vestito rosso. Non l’avete visto? Stano.”
    Questo ci insegna che nei film i cattivi sono quelli che prima discutono e poi sparano, mentre i buoni sono quelli che fanno una battuta subito dopo aver sparato.
  • Il Bestiaccia scopre dove si nasconde il bastardo con la sua ciurma e tutti i soldi che hanno rubato. Lo scontro finale è tra lui e l’elicottero con su il boss finale, pilotato dalla sadica morosa. Tipica situazioni di svantaggio per il Bestiaccia, che sa sempre come cavarsela.
    “Salutami tuo fratello” e spara gli ultimi due colpi in canna (solo 2 colpi, vi ricorda nulla?) contro un cavo dell’elettricità che va a finire proprio sull’elicottero.
    E la tipica battuta finale: “Hippy ya ye, pezzo di merda”, anche se preferisco la versione originale “Yippee ki-yay, motherfucker”.

 

LIVE FREE OR DIE HARD (Die hard – Vivere o morire, chiamato anche Die Hard 4.0)

Il Bestia si trova a fronteggiare un cambio generazionale nel quale lui non sa dove mettere le mani.
In realtà sa benissimo dove mettere le mani. Addosso ai cattivi.
Parlavo del fatto che lui di tecnologia non ne capisce molto e in questo capitolo si trova a fronteggiare una minaccia informatica. Robe da nerd e hacker. Comparirà anche la sua adorata figlia (adorata da qualunque spettatore maschile, visto che ovviamente non hanno mica scelto una cozza per interpretare la parte della fig… della figlia di John Fottuto McClane!). Verrà spalleggiato da un ragazzetto nerd che ne sa un sacco di computer e codici criptati. Ma il top del top si toccherà con 2 interpreti di merito: uno è Cyrill Raffaelli e l’altro è Edoardo Costa.
No, scherzo su Edoardo Costa. Di lui non mi frega un cazzo (e secondo me fa anche un ruolo da pirla), ma Cyrill Raffaelli è un mostro del parkour. Visto anche in Banlieue 13 Ultimatum (che vi consiglio caldamente), le scene dove combatte contro il Bestia sono tanto rapide, quanto spettacolari.
L’altro attore che ha destato la mia attenzione è senz’altro Kevin Smith, nel ruolo di un super hacker. Quindi una persona piuttosto sfigata, chiuso in casa con la madre, a impozzarsi di merendine e videogame. Comunque rimane uno dei miei idoli comici del grande schermo (spero abbiate visto Clerks, altrimenti filate a vederveli tutt’e due! E di corsa!).

  • In questo episodio l’epicità delle scene assurde tocca livelli storici. La spalla nerd, che chiameremo il Socio, riconosce la voce di una dei cattivi che si finge una centralinista del centro operativo della polizia.
    Il Bestia, sollevando la trasmittente: “Ehi, centro operativo. Che atmosfera c’è giù da voi? Sarà una giornata da brividi con tutti i 587 che ci sono stati.”
    “Sì, signore. Abbiamo tutte le unità fuori.”
    “Tutte fuori per eccesso di atti osceni in luogo pubblico? Cazzo…”
    Quindi ora sapete che se vi capitasse di dover far finta di essere il centro di controllo delle auto della polizia dovreste prima studiarvi i codici che si usano per comunicare.
  • Questa è diventata un po’ la frase del film, tanto che anche sulla pagina italiana di Wikipedia capeggia solenne.
    Il Socio, rivolgendosi a il Bestia: “Cazzo! Hai abbattuto un elicottero con una macchina!”
    “Avevo finito le pallottole”.
    OVAZIONE!
  • Il Bestia si ritrova a combattere contro la tipella del cattivo. Una bella fica asiatica (apposta, perché sa usare bene il computer) che mena a suon di arti marziali. Dopo che il vantaggio va a lei e si sbarazza momentaneamente della presenza de il Bestia, proiettandolo fuori da una finestra. Si salva e ritorna sui suoi passi, più incazzato che mai. Sfonda con un fuoristrada una parete vetrata e investe l’asiatica, trascinandola fino all’imbocco di un vano corsa di un elevatore.
    La scena si conclude in maniera scontata, in cui lui rimane appeso ad una fune, salvandosi, mentre lei vola in basso con la macchina. Però la lotta alla sopravvivenza in quel vano è davvero ben studiata e ricca di colpi di scena.
    Però mi piace sottolineare il fatto che è entrato con un fuoristrada al terzo piano di un’azienda. Un’altra lezione di vita: mai buttare giù da una fabbrica il Bestia.
  • Discussione con il grande Kevin Smith.
    Sottotitolo: come il Bestia fa cambiare idea alle persone.
    “Io sono a casa mia!” sbraita Kevin Smith.
    “O mi dici quello che voglio sapere o ti ci spalmo dentro casa tua.”
    Chiaro e conciso.
  • Dopo che il cattivone ha rapito sua figlia, lui è ancora più incazzato. Un conto è farsi buttare giù da una fabbrica, un altro è rapire una persona a lui cara.
    Impossessatosi di un tir con rimorchio, inizia l’inseguimento, facendosi supportare dai militari. Tutti sanno che l’opposto di militare è civile e che l’opposto di civile è incivile. Quindi i militari, lasciatisi fregare dalla finta comunicazione del cattivo, puntano a distruggere il Bestia. Con cosa? Con un caccia F35, armato di missili e mitragliatori di grosso calibro. Per chi non sapesse, l’F35 “
    è un caccia multiruolo di 5ª generazione monoposto, a singolo propulsore, con ala trapezoidale a caratteristiche stealth […] utilizzabile per ruoli di supporto aereo ravvicinato,bombardamento tattico e missioni di superiorità aerea” (fonte: Wikipedia).
    Insomma, un mostro di tecnologia militare.
    E secondo voi questo basta a fermare il Bestia?
    No, scusate, ma con chi credete di avere a che fare?
    Un missile sfiora il camion e va a colpire il cavalcavia sotto cui sta passando il Bestia. Riesce quindi ad evitare di farsi schiacciare sotto quintali di cemento armato (“Ma che cazzo fai? Non devi sparare a me!”), resta in piedi dopo che un missile gli ha fatto ballare il culo (“Tutto qui? Eh?”), sopravvive ad una mitragliata che riduce a brandelli sia il camion che il rimorchio (“Sai fare solo questo?!”), lo tiene in sospeso sul vuoto a decine di metri da terra, per poi atterrare di corpo contro il caccia stesso (“Fatti sotto!”), il quale sta giustamente iniziando a precipitare per un’avaria al motore.
    Il pilota del caccia si eietta fuori, mentre il Bestia esegue uno dei suoi fantastici balzi. Rimane intatto, evitando l’esplosione e i rottami di aereo che volano ovunque, infilandosi in un anfratto tra due carreggiate distrutte.
    Fine dell’incontro: il Bestia vince a mani nude contro uno dei caccia da combattimento più prestanti del mondo. A questo punto, come minimo, pretenderei una statua d’oro che lo rappresenti da ergere dentro il giardino della Casa Bianca.
  • Arriviamo al momento in cui il Bestia diventa il Bestiaccia. In brevissimo, il super cattivo lo tiene bloccato da dietro, rigirandogli la canna della pistola dentro una foro che ha nella spalla.
    “Sulla tua lapide ci scriverò ‘Sempre al posto sbagliato, nel momento sbagliato’.”
    “Preferisco ‘Hippy ka ye, figlio di puttana’.” e si spara un colpo nella ferita alla spalla, colpendo al cuore il boss finale.
    A questo punto dovrebbe venirvi istintivo gridare “POOOOOOOOOOOOO!!!!”.


Arrivati al quarto capitolo devo per forza citare i Guyz Nite. Sono un gruppo che non conosco per niente, ma che hanno fatto una canzone dedicata alle imprese di John McClane. La canzone era stata scritta prima che uscisse il quarto film, ma l’hanno poi aggiornata, aggiungendoci l’ultima strofa. Ecco a voi la stupenda dedica:

 

A GOOD DAY TO DIE HARD (Die hard – Un buon giorno per morire)

Questo è l’ultimo e non l’ho ancora rivisto. Quindi vi evito anche la mia recensione, rimandandovi a chi ne ha già fatta una talmente bene che non saprei aggiungere altro.

Leo Ortolani, il fumettista creatore di Rat-man, e la sua review di DAI ARD: http://leortola.wordpress.com/2013/03/04/dai-ard-la-recensione/

 

Aggiungo solo un’ultima chicca per gli amanti del genere: Brus Uillis ha dichiarato che sta per uscire un ulteriore capitolo, siccome è ancora in grado di correre e lottare sul set. Quando non riuscirà più a fare quelle cose tipiche che lo rendono il Bestia, mollerà il colpo con i Die Hard.

 

Giuro, ora ho finito.

Yippee ki-yay, motherfucker, da
I Ard, detto il Socio

Gli X-menano

Ma mai come Schwarzy.

X-Men – Giorni di un futuro passato. Un futuro dove il passato verrà conservato in frigo e potrà durare fino ad un futuro successivo, senza andare a male.

Io mi gaso come la CO2 nelle bottiglie della Coca dopo l’esperimento con le Mentos, quando guardo questi film. Così tamarri, così nerd, così pomposi. Eppure così da ovazione e da lancio di reggiseno sullo schermo.
Non il mio. Quello del mio amico che mi ha accompagnato al cinema (so che hai ancora i capezzolini in tiro per il film, ammettilo!).

Un film che corregge certi errori del passato… del futuro… del condizionale… mi hanno un po’ confuso con questa pellicola. Comunque hanno sistemano certe incongruenze con i film che lo hanno preceduto (anche se qualche errorino secondo me è rimasto). A questo giro il nostro preferito, il Ghiottone (Wolverine), viene rispedito nel passato per cercare di fermare una catastrofe che porterà ad un futuro di disagi piuttosto gravi per gli X-Men. Tanto gravi che lo scenario assomiglia al mondo ai nostri giorni, con robot giganti che vogliono distruggere chiunque, anche gli affiliati con gli X-Men, lasciando in vita quelle poche elite di uomini merda.
In pratica, è proprio il mondo d’oggi.

 

Comunque bella la storia, bello l’adattamento dal fumetto, belli i casini che creano tensioni in successione, bella figa Mystica.

Immagine
Mysticazzi!!

 

Se siete anche voi degli appassionati della saga X-Men come me non potete quindi perdervi anche quest’ultima degna pellicola. Con il solito finale che anticipa il prossimo film, subito dopo i Tioly di coda. Dove appare un nuovo personaggio malvagio, molto blu: un puffo con il potere della puffaggine. Non vi anticipo altro, se non che si tratta di Puffo Apocalisse.

 

Tornato a casa dal cinema, l’azione per me non era ancora volta al termine, perché ho iniziato una maratona di film d’azione anni ’90 (finalmente finiti di scaricare) partita con il primo, grandissimo

Commando. Quello con Arnoldo Schwarzy. Quello dove lui cambia nome nello svolgersi degli eventi: all’inizio si chiama Lino, Commando Lino. Fa il bravo padre di famiglia, suonando il (com)mandolino per la figlia, la porta a prendere un gelatino, le racconta le storielline. Le solite cose da Bambi e sogno americano.

Ma le cose cambiano sempre velocemente in questi film.
Mentre scende dalla cima della montagna con un tronco secolare sulla spalla, buttato giù a suon di pugni mentre con la motosega accesa si prudeva la schiena, il nostro Lino si vede sconvolgere la vita per via del suo passato da militare. Gli rapiscono la figlia come ricatto per costringerlo ad andare a fare un golpe (tutto da solo, chiaro) in favore di un dittatore da poco spodestato. Lui ovviamente finge di acconsentire, ma è incazzato nero. Cambia quindi il suo nome da Lino a Spacca. Commando Spacca!

Molti di voi avranno sicuramente visto il film, quindi non sto qua a raccontare il banale, che a nessuno interessa. Vorrei però analizzare alcune scene, tra le più interessanti, che ho potuto notare meglio adesso, rivedendolo:

  • Spacca viene attaccato a casa sua dai cattivi. Lui va a prendere un fucile nel capanno degli attrezzi.
    Siccome abita con una bambina piccola, il fucile è ovviamente tenuto nascosto in una cassaforte con codice. Solo che il codice è 13. Lo si vede chiaramente che preme prima l’1 e poi il 3.
    Mi sono quindi immaginato Schwarzy che, quando si è fatto montare la cassaforte, l’installatore gli spiega come inserire il codice. Lino non capisce. L’installatore gli rispiega. Lino si sta innervosendo perché non capisce ancora. L’installatore preoccupato dall’aspetto minaccioso del culturista gli dice che il codice, su suo permesso, l’avrebbe inserito lui stesso. “Mi basta sapere quale numero vuole digitare per aprire la cassaforte. Ha al massimo 8 cifre da memorizzare.”
    “Metti il numero Tredici.”
    “Scusi?”
    “TREDICI.”
    “Senta signor Lino, forse servirebbe un qualcosa di più lungo e complicato, altrimenti chiunque potrebbe aprirla facilm…”
    “TREDICI. E IO SONO SPACCA, NON LINO.”
    “E voilà! Uno e tre! Fatto!”
    “AVEVO DETTO TREDICI. NON UNO E TRE.”
    Fucilata.
  • Spacca si getta da un carrello di un aeroplano, nel momento del decollo (la velocità raggiunta dagli aerei di linea varia tra i 250 e 290 km/h, da Wikipedia).
    L’aereo sì è già sollevato da terra di qualche metro e la pista di decollo è arrivata al termine. Lui si lancia e atterra su un canneto. Non so se avete presente le piante dei canneti. Sono delle vere e proprie lance. Io mi taglio anche solo guardandole, mentre Spacca si butta sopra, a culo aperto. Per via della velocità raggiunta con l’aereo avrebbe dovuto rimbalzare nel canneto per centinaia di metri, perdendo pezzi di corpo.
    Spacca però è fatto al 70% di benzina, 215% di muscoli, al 39% di pugni e 78% di rabbia, quindi ovviamente il canneto si spaventa nel vederlo planare e gli prepara subito un morbido letto di cuccioli di gatto su cui atterrare.
  • Il sogno di ogni cittadino americano si realizza nel momento in cui Spacca va a fare la spesa.
    Sfonda, con una ruspa trovata in strada, una parete rinforzata di un’armeria. Il negozio è fornito di un armamentario da far invidia alle bombe nucleari.
    Caricato un carrello della spesa con i calibri più grandi, si passa a quelli seri: esplosivi plastici, lanciarazzi e, il più micidiale di tutti, il pugno di Spacca.
  • Quelle cose che trasformano gli action movie in capolavori: Spacca e le sue quattro frasi da copione, tanto efficaci dette da lui.
    1 – Il suo “NO” austriaco quando il primo cattivo che incontra vorrebbe trattare con lui per il rapimento della figlia. La negazione è seguita da un ovvio colpo di fucile che fa lo stesso suono. NO!
    2 – Spacca solleva con un braccio un cattivo mingherlino sopra un burrone. Dopo aver ottenuto quello che voleva sapere: “Ricordi quando ti ho detto che ti avrei ammazzato per ultimo?”
    “Sì! L’hai detto! L’hai detto!”
    “Ti ho mentito.”
    Non è però questa la battuta clou. La brava ragazza che aiuta il nostro Spacca gli chiede cosa ne avesse fatto del mingherlino e lui: “L’ho lasciato andare”.
    Sarà anche banale, ma io ho tirato comunque il reggiseno contro lo schermo.
    3 – Lotta finale contro il suo arcinemico. Quest’ultimo ha recuperato un uzi, mentre Spacca un tubo in ferro dal diametro del 250. E si sa, se un uomo con un uzi incontra Spacca con un tubo del 250, l’uomo con l’uzi è un uomo finito. Difatti il tubo passa da parte a parte lo stomaco del malcapitato, infilzandolo ad un bollitore e creando uno sfiato da cui esce del vapore.
    Spacca: “Avevi la pressione alta”.
    E la figlia (che vede tutta la scena) sorride felice al suo papà di cemento.
    4 – Il generale di Spacca arriva con la cavalleria giustamente quando ormai è finito il film e gli chiede: “Hai lasciato qualcosa anche per noi?”
    “Solo cadaveri”.
    Sìììì, cazzo!!

 

Ciao, ciao. Da

Da Umpà, detto Tioly

Tette e soldi gratis (Ah, giusto, anche un paio di recensioni su dei film che ho visto)

Il titolo serviva come esca. Porgo subito le più sentite scuse se vi ho ingannato. Perché i film di cui vi parlerò non c’entrano con le tette. Scusate, davvero.
E i soldi gratis?
Beh, per quello vi chiedo un attimo di pazienza e, non appena avrò ultimato la mia candidatura in qualche partito politico, vi assicuro che i soldi gratis MI arriveranno, direttamente dalle vostre tasche, cari contribuenti.

Ho visto un paio di film, qualche mese fa, e ricordo solo ora che potrei recensirli per gli amanti del cinema.
Il primo film, capolavoro conclusivo di una trilogia i cui unici denominatori comuni sono gli attori, il regista e il Cornetto.
Sì, proprio quel Cornetto. Il cono gelato.

 

LA FINE DEL MONDO, diretto da Edgardo Wesatto (aka Edgar Wright) e scritto insieme a Simon Pegg, il genio dietro tutto. Pegg è anche l’attore principale, che fa coppia fissa con il suo amico Nick Frost, per tutti i film della trilogia.

Piccola digressione sul nome della trilogia. Citandoli, per ordine:
“Shaun of the Dead” (ritradotto ne “L’alba dei morti dementi”), definita una romantica commedia con zombie;
“Hot Fuzz” (“Hot Fuzz” nel titolo italiano) è un poliziesco con retroscena misteriosi;
“The World’s End” (ritradotto giustamente ne “La Fine del Mondo”) si tratta di una commedia fantascientifica.
Le trame dei film restano indipendenti tra loro. Trattano tematiche disparate, condite con un ottimo humor inglese. Io sono un amante di questo genere di cazzate, un po’ sottili e un po’ pensate. Solitamente questo tipo di comicità non piace, perché se non si capisce la battuta fin da subito, si perde tutto il gusto ironico che può generare. Siccome le battute di più alto livello qua in Italia sono “Uè! Va sto mignottone che chiappe che c’ha sotto!”, le battute meno dirette non sempre vengono comprese. E quindi ingiustamente messe da parte ed etichettate come “Ma che cagata.”
Cosa c’entra il noto gelato dell’Algida (Wall’s in inglese) con questi tre film? Ci sono tre Cornetti: quello alla fragola per il film sugli zombie, quindi color rosso, come richiamo al sangue; quello classico (quindi blu) per il poliziesco; quello alla menta e granella di cioccolato per il film fantascientifico, associato al verde.
Non ho risposto alla domanda. Ma perché proprio i Cornetti? Boh. Forse perché piacciono al regista. Ma a chi non piacciono i Cornetti?

Veniamo a parlare dell’ultimo dei tre, uscito lo scorso 2013. Non del Cornetto, ma del film. A mio giudizio il più bello e pensato. Ciò non vi toglie da non vedere anche i due precedenti. La storia tratta di una reunion tra vecchi compagni di scuola che vogliono ritentare l’impresa incompiuta di 20 anni prima: il miglio dorato. Si tratta di un giro di pinte in tutti i pub della loro città natale, partendo dal primo e arrivando all’ultimo, il dodicesimo, il cui nome è per l’appunto The World’s End. Il protagonista, Simon Pegg, sarà quello che tirerà in mezzo nell’impresa i suoi vecchi amici, convincendoli della necessità di concludere il giro dei pub. Durante questa rimpatriata, un po’ bisticciata per via del comportamento da sbandato del protagonista, vengono a scoprire che la città e i suoi abitanti sono cambiati, in modo un po’ insolito.
Non vi anticipo nient’altro, se non che le tematiche e i discorsi finali mi hanno letteralmente commosso. Da vedere assolutamente. Soprattutto se siete alcolisti.

[Un’altra piccola parentesi sul primo film della trilogia, Shaun of the Dead: il film è stato giudicato MOLTO positivamente da Tarantino e da George A. Romero (a cui si sono ovviamente ispirati per la sua filmografia sugli zombie). Inoltre, solo in alcune scene del film si nota che l’altro protagonista, Nick Frost, ha una rasata in testa fatte a caso, che spunta tra i capelli scuri. Probabilmente uno scherzo, in stile Jackass. E niente.]

 

L’altro film è…

THE FILTH. Spinto, cattivo, razzista, crudo, perverso e infame.
Ho appena dato degli aggettivi piuttosto beceri alla trama, quindi è ovvio che sia bello. Tratto da un romanzo di Salcazzo, narra le vicende di un detective che cerca in tutti i modi di fare carriera, sfruttando i colleghi, giocando d’astuzia nei confronti di vittime innocenti, pippando e bevendo come un maiale.
Maiale è un aggettivo non usato a caso, siccome, per via di certe visioni mentali, al protagonista capiterà spesso di vedersi riflesso nello specchio con un volto da suino. E non sarà l’unico animale la cui associazione ai personaggi è ben studiata.
Nel film c’è una perla non indifferente che vorrei riportare: “…soltanto un tipo bianco che non ci sta proprio con la testa, penserebbe di andare con una di loro”. Questo è un estratto di un discorso tra il protagonista e un povero sfortunato plagiato dalla sua affabilità, mentre stanno parlando di donne che non fanno pomp… sesso orale. Parole sante.
Il finale è uno spettacolo. Consigliato a chiunque, soprattutto ai bambini al di sotto dei 3 anni.

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Una scena del film The Filth. Ho dovuto censurarla per ovvi motivi. Quella porta proprio non si poteva vedere.

 

Come posso lasciare una critica cinematografica senza un po’ di commenti negativi? Se mi hanno insegnato qualcosa le pubblicità concorrenziali che sminuiscono gli altri prodotti (anche se non è propriamente lecito), gli insulti a prodotti del grande schermo devono piovere a cascata per far felice il pubblico lettore. Ma siccome non ho visto tante bruttezze di recente, dovrei fare il ripetitivo e insultare i soliti film che non sopporto. Tra l’altro senza averli visti. Perché sapendo che il film mi fa cagare, non sarò mai spinto dal vederlo. E se guardo un film, è solo perché mi è stato consigliato da amici con gli stessi gusti o perché il trailer e la trama mi hanno convinto.
Di conseguenza, avendo visto il trailer di Amici Come Noi, sicuramente non sarò mai spinto dalla voglia di andare a vederlo.

Ma cos’è Amici Come Noi? È la merda di una iena con problemi gastrici. Ho voluto usare le iene come esempio, 1) perché i protagonisti sono due del programma Le Iene e 2) perchè si nutrono di cadaveri. Gli spettatori e la loro intelligenza sono il mangime per questi esseri, che spesso si celano dietro nomi e cognomi: Enrico Lando. Sì, proprio tu che hai osato girare i film di tutti quelli che più odio sulla scena italiana televisiva, pur non guardando la tv.
I Soliti Idioti, Checco Zalone e ora pure ‘sti due minchioni di Pio e Amedeo, tutti film che ha diretto la iena Lando.
Sappi che un giorno o l’altro ti busserà alla porta Schwarzy, con un fucile a pompa pronto ad esplodere.

“Hasta la vista, baby”.

 

In attesa di uno dei pochi sequel che sono contento di andare a vedere (l’ultimo sugli X-Men, per chiarire), vi auguro una buona visione.
Di cosa? Della vita.

 

Da
Pirito Santo, detto Schifo

 

PS: prima, scherzando sul fatto che non sapessi chi era l’autore del romanzo originale di The Filth, mi sono informato e ho scoperto essere nientepopodimenoche Irvine Welsh, quello di Trainspotting. Tutto chiaro ora.

PSS: ah, è anche il produttore esecutivo della pellicola. Tutto ancora più chiaro. Vogliate perdonare la mia superignoranza.

Serie teleinvasive

È un argomento piuttosto ipocrita da parte mia, visto che sono diversi anni che non guardo la televisione, da prima dell’arrivo del digitale. Ciò nonostante mi è capitato di buttare lo sguardo a quei programmi che trasmettono sul tubo catodico… Come non ci sono più i catodi?

Sta di fatto che da quando ho smesso di vedere la TV hanno aggiunto tanti nuovi programmi, sit-com e reality, utili per la sopravvivenza quotidiana:

  • Ma come ti vesti?
    Programma nel quale due stronzi altezzosi denigrano un povero idiota che si veste con zeppe, tuta, canottiera e coppola per le serate di gala. Lo sfortunato che non è mai stato istruito sul gusto viene prima insultato pubblicamente, viene versata una betoniera di merda dentro il suo guardaroba, viene frustato con un gatto a nove code di Gucci e gli fanno mettere addosso dei nuovi vestiti prestati generosamente da Lady Gaga. Dopo questo bel trattamento, il soggetto impara davvero cosa sia l’autostima, non tanto perché ora nessuno gli tira più addosso assorbenti usati, ma perché di solito ci si rende conto delle cose una volta che si sono perse.
  • Come è fatto
    Anche se il titolo richiama un’affermazione che si fa solitamente indicando un amico collassato dall’alcol o dalla droga, il programma mostra nel dettaglio come sono costituiti gli oggetti di uso comune, come ad esempio il vibratore, la trappola per orsi, il gorgonzola, l’oleodotto industriale, il separatore chimico, il commutatore statico trifase, Barbara d’Urso.
  • Malattie imbarazzanti
    Quando il dolore fisico (degli altri) provoca audience, quando sussiste una malformazione abbastanza freak che anche il cervello ne risente e il soggetto interessato è spinto ad andare in televisione a mostrarlo a tutti, si crea un documentario che verte intorno all’ennesima umiliazione. Io che a tutti gli effetti sono un old boy, non quello dell’omonima pellicola, ma un ragazzino intrappolato nel corpo di un vecchio, capisco benissimo cosa significa sopportare problemi fisici. Ma siccome mi bastano già i miei simpatici amici a farmi notare che faccio schifo, non capisco perché tirarsi addosso un pubblico ancora più ampio. Per il solo gusto di essere finiti in televisione? Anch’io ci sono andato in TV ma questo non significa che io sia una star. Beh, visto che comunque alcuni amici mi chiamano con il nomignolo Dado, al massimo sarei un Dado Star. Che poi si collegherebbe al discorso del mio corpo anziano. Si sa, gallina vecchia fa buon brodo.
  • Il boss delle torte
    Io davvero ci ho provato a trovare un significato a questa cosa. Cerco di immedesimarmi negli appassionati: “Ora mi metto a guardare un tizio che recita la parte del grande pasticcere che è in grado di fare torte assurde che non riuscirò mai a fare e quindi non mi è molto d’insegnamento, però è bello.”. No giuro, qualcuno mi spiega perché? Mi è stato detto perché è bravo. Dunque, io sono bravo a fare la cacca…
    Il Boss Della Merda, da domani su Surreal Time.
  • Non sapevo di essere incinta
    Da qui in avanti mi sono servito dell’internet per scoprire i programmi trasmessi. Questo ad esempio non l’avevo mai sentito nominare prima. Sono rimasto abbastanza basito, un po’ come le protagoniste della trasmissione:
    “Ma si può sapere che mi succede? Sto ingrassando a vista d’occhio, vomito spessissimo, piango per niente, ho voglie di cibo assurde, tipo la carne di civetta con contorno di carote. Capito! CAROTE?! Da quando in qua ho mai mangiato della verdura? Cosa mi sta succedendo, mamma?”
    “Non ne ho idea, chiedi a tuo padre. ”
    Conduce la Madonna.
  • Ti prendo per la gola
    E io ti prendo per il culo. Leggo che si tratta di una sfida tra uomini che cercano di conquistare una ragazza con la loro maestranza culinaria. La ragazza non potrà vedere i pretendenti, dovrà capire quindi chi ha il cazzo più grosso solo assaggiando le loro portate. Quindi il mio consiglio per i partecipanti uomini è quello di presentare piatti con zucchine o melanzane intere, banane, cocomeri, ecc… oppure il metodo classico: mettere della droga nel piatto.
  • Tabatha mani di forbice
    Riesumata da un frigorifero tedesco del Terzo Reich, questa Tabatha ha tutta l’aria di una super stronza che si impone su saloni di bellezza per riprendersi. Purtroppo non posso espormi troppo perché non ho mai visto il programma, ma tutto ciò è stato dedotto ipocritamente dalla foto di copertina del programma. Questa lesbicona magari è una dolce gattina, ma siccome sono tutti uguali questi programmi del cazzo (vedi Cucine Da Inculo o Master Fess) immagino facilmente con quanta nonscialans (nonchalance) dalla sua bocca fuoriescano irritanti insulti e angherie.
  • Mob Wives
    Leggo che si tratta di un programma sulle mogli di mafiosi che devono “tirare avanti” senza i mariti perché incarcerati. Il programma più educativo della televisione. Ma guardarsi Scarface piuttosto che ste cagate che pubblicizzano la vita malavitosa, no?
  • Mia figlia è una cheerleader
    Tanto piacere. E quindi?
  • Cerco casa disperatamente
    Non si tratta di un’opera di bontà nei confronti di senzatetto. Coppiette cercano casa e quale modo migliore se non farsela cercare da altri, finendo perfino in TV?
  • Nigellissima
    La scheda del programma parla di questa Nigella, una formosa londinese che parla di come creare piatti della tradizione italiana. Più vado avanti a leggere di queste trasmissioni e più mi sembra di avere a che fare con dei campioni di prese per il culo. Vediamo: se una londinese cicciotella fa un programma, trasmesso anche in Italia, per spiegare come cucinare piatti italiani, io posso fare un programma sulla tecnologia e trasmetterlo a Tokyo.
  • Abiti da sposa cercasi XXL
    “Cosa succede a una sposa dalle forme “generose” quando cerca l’abito dei sogni?” .
    Viene DERISA, ecco cosa. Le persone obese sono più soggette al rischio di infarti, ictus, diabete, artrosi e “grasse” risate alle loro spalle. La domanda non è “Chi è che si va a sposare con una bisarca senza ruote?”, perché i gusti sono gusti. Le vere domande da porsi sono “Quante sarte verranno sacrificate per cucire l’abitone bianco della vichinga? Quelle sopravvissute saranno date in pasto alla sposa?”.

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Una scena del programma sugli abiti da sposa XXL. Si possono vedere la sposa che corre fuori disperata perchè non trova la tenda…abito, mentre l’amica la insegue per consolarla.

Saltiamo dal canale preferito dalle donne che vivono sul sofà per passare rapidamente al cinema.  Hanno fatto un altro reboot, di Godzilla questa volta. Il trentesimo film (non scherzo) sul mostro che spaventa i giapponesi. A me spaventano solamente i registi che si accingono a spegnere il cervello. Che problemi avete? Si possono affrontare, però bisogna parlarne.

Basta con sti reboot, eh.
Dai.

Corsari saluti da

Luca Deriso, detto (alle volte) Davide

Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per i funghi

Non quelli dei piedi, sia chiaro.

Altro tempo libero e altre recensioni cinematografiche. Il primo film mi è stato consigliato da un amico che ha introdotto la pellicola con queste parole: “Nel futuro l’energia sarà prodotta da un minerale estratto dalla Luna. In pratica il film è la storia di una persona che lavora da solo sulla luna. E c’è solo lui per tutto il film.”.
Anche se le premesse non sembravano delle migliori, ho pianto 3 volte durante la visione. Quindi è un bel film.

Moon, un film del 2009 che non può essere spiegato finché non lo si vede. Ha fatto emergere tematiche che finora non mi era ancora capitato di affrontare e che mi hanno fatto pensare parecchio. Solo il fatto che io abbia messo in movimento la materia grigia è pazzesco. Se ci ho anche rimuginato sopra significa che non si trattava del solito action movie anni ’90 che non necessita di una trama intricata, ma bensì colma di proiettili volanti e tette sudate (ragazzi, che capolavori anche quelli).
Questo film parte tranquillo, con una certa felicità per quel singolo individuo di tornare presto a riabbracciare i famigliari sulla Terra, avendo quasi finito il suo periodo lavorativo sul satellite. La sua compagnia è dettata solo da un robot sospeso che lo assiste per qualunque necessità e richiesta. Dotato di uno schermo su cui proietta degli smile associati perfettamente al tono della voce, Gerty sarà il pragmatico automa che, proprio per questa particolarità delle faccine emotive, potrebbe essere annoverato nella lista dei più teneri robottini cinematografici, dopo Wall-E e Numero 5.
Dicevo che l’inizio procede tranquillamente, fino a che… no, nessuno spoiler, però dico solo che ad un certo punto il nostro (unico) umano inizia ad avere delle allucinazioni e a distrarsi continuamente. Non posso procedere a descriverlo oltre, perché rischierei di rivelarvi che alla fine lui si imbatte nei mostri alieni che…ops! No, scherzo, nessun mostro alieno. Però i deliri mentali a cui è sottoposto già nelle prime fasi del film non saranno il solo colpo di scena che ci terrà incollati allo schermo fino alla fine.
Evitando ulteriori retroscena e rimanendo sul tema allucinazioni (e “lunatici”), mi collego all’altro film che ho visto questa settimana:

Stati di allucinazione è un capolavoro del 1980. Con un perfetto abbinamento tra colonna sonora e immagini, il film è ispirato sulle scoperte scientifiche del professor Enricone Fresconi (aka John Lilly), inventore della prima vasca di deprivazione sensoriale e studioso delle visioni mentali. Proprio questa vasca è l’elemento più utilizzato dal protagonista, un professore universitario che dopo aver eseguito un po’ di esperimenti sulle cavie (ossia gli studenti universitari) la prova su se stesso. Per chi non conoscesse questo strabiliante strumento di tortura mentale, si tratta di un contenitore pieno d’acqua con della soluzione salina, nel quale il corpo umano galleggia e viene privato dei 5 sensi (tatto, vista, pudore, guacamole e cervicale). Se viene immersa una donna, perderà anche il sesto senso, quello per il quale si voltano sempre quando uno guarda loro il culo. L’unico svantaggio è che non potremo vederle il culo neanche nella vasca perché sarà chiusa in maniera tale da non fare entrare la luce, apposta per eliminare il senso dell’udito. L’acqua ha una temperatura simile a quella corporea (per eliminare l’olfatto) e l’involucro è solitamente isolato anche da un punto di vista acustico (per annullare il senso unico alternato). I test fatti su questo strumento (parlo del mondo reale, non della pellicola) hanno portato alla luce che molti soggetti sottoposti al trattamento hanno avuto delle allucinazioni. I test solitamente durano una decina di minuti, anche meno. Sempre sullo stesso piano, è stata costruita da qualche parte, facciamo in Kurdistan che non ho voglia di cercare su internet, una camera in grado di assorbire il 99,9% dei suoni esterni ed interni. Il massimo che un uomo può resistere all’interno di questa stanza è di circa 5 minuti, se non erro. Nel film, il protagonista rimane immerso nella vasca di deprivazione sensoriale anche 4-5 ore. Indescrivibili i viaggi che si fa, riprodotti con una super qualificata grafica anni ’80, che ricorda The Wall dei Pink Floyd. La svolta del film la si ha quando questo professore fa sesso con sua moglie…
No, scusate, è che se vedo un paio di tette non capisco più nulla. Ah, sì, dicevo che la parte migliore subentra dopo che il nostro fa un viaggio (fisico, poi mentale) in Messico. Assaggiata durante una cerimonia indigena la famosissima Amanita Muscaria, il fungo velenoso rosso a pois bianchi, squartato un animale e passata la sbornia allucinogena, il professore ritorna in patria con gli avanzi del rituale per condurre ulteriori esperimenti.
Quello che succede dopo è fantascienza alla X-Files, quindi molto intrigante anche se si allontana completamente dalla realtà (non che riuscire a sopravvivere per ore nella vasca di deprivazione sia umanamente pensabile). Un film che i malati di mente potranno trovare molto interessante, mentre quelli abituati a film tipo “Il Diavolo Veste Prada” “Tacchi a spillo 4ever” potranno appassionarsi a “Stati di Allucinazione” così come potrebbero considerare “Alex l’Ariete” un capolavoro.

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Alberto Tomba, prima del trucco, in Alex l’Ariete.

Visto che sono stato meno volgare del solito, chiudo parlando ancora dell’obbrobrio, il nervoso della cinepresa, l’inutilità cinematografica del reboot di Robocop. Non l’ho ancora visto. Non so se lo farò. Sta di fatto che quella merda di film (l’ipocrisia è accettata in questo caso) è stato bombardato da critiche negative. O almeno, quello che mi è capitato di leggere sull’internet. E sono solo contento. 

Rompo una Lancia Delta in suo favore solo perché come reboot ha avuto il suo effetto. Avevo già spiegato che con questo termine si indica una specie di rifacimento di un film che stava perdendo popolarità. Se i più giovani non conoscevano il primo vero Robocop, ora mi auguro che dopo aver visto lo schifo di quest’anno si siano un attimo informati sul primo ed unico capitolo.
E abbiano potuto notare di come la spettacolare grafica computerizzata di adesso non potrà mai fottere le capacità di un’idea originale ben costruita. (Per i più nerd: stesso discorso vale per i videogiochi)

 

Ciak e vi saluto,

Gregorio Delle Amazzoni, detto dott. Braguti

Il lupo di Via Muro

Ho fatto quello che hanno fatto quasi tutti in queste 2 settimane: ho visto il nuovo film di Scorsese e Di Caprio.
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La locandina italiana del film.

Molto bello. A mio umile e modesto parere si tratta proprio di un gran bel film.
Un film sulla droga. In primis, quella più forte tra tutte, i soldi. Poi il film continua, costernato di tante altre varietà di allucinogeni, antidepressivi, farmaci generici, crack, alcol come se piovesse, bamba come se nevicasse e donne nude da urlo. Il film è un’orgia di situazioni immorali, illegali e che fanno ingrassare, quindi ha già una buona base di partenza. Se in più ci metti una storia che ti tiene legato allo schermo per 3 ore di fila, come solo pochi film sanno fare (uno tra tutti l’impareggiabile Cloud Atlas, capolavoro indiscusso del cinema).

Di Caprio come sempre sa destreggiarsi parecchio bene nel suo lavoro da attore, anche se l’ho odiato per i primi anni di comparse cinematografiche. Un odio nato dai poster con cui mia sorella tempestava la camera da letto, nel periodo in cui lei era una teenager, e io un nano da circo. Le ragazzine di età compresa tra i 13 e 19 anni, cresciute negli anni ’90 erano fatte a stampo, vidimate secondo i canoni di vita alla Beverly Hills 90210 (sempre meglio di adesso che sono impostate sulla base di reality come il Jersey Shore, Geordie Shore, Sluts & Horses Shore, Tioly Shore). Soprattutto l’adesivo che non è mai andato via da davanti il mio letto mi segna a tuttora, perché appunto non è mai andato via. Un adesivo che riporta la scritta “Il ragazzo delle meraviglie” e la foto di un giovane e sorridente Di Caprio, stampata dietro. A parte il mio odio infantile, ora lo apprezzo come pochi, vista la sua bravura nella recitazione.
In particolare in questa pellicola, nel quale è lui il protagonista, è lui che sfonda nel mercato azionario americano, è lui che si sfonda di droghe. Ma ci sono anche altri attori molto apprezzabili, uno tra tutti Jonah Hill, l’amico fidato del protagonista, nonché un bravo comico, già visto in altre pellicole un po’ più idiote, ma lo stesso divertenti.
Una cosa per cui apprezzare ancora di più Di Caprio in questo film è che, nel libro originale si riporta di un episodio dove il protagonista viene sodomizzato e ha una candela infilata nel sedere, ma inizialmente lo sceneggiatore non ha voluto riportarla nel copione. La scena è stata inserita comunque, sotto volontà dello stesso Di Caprio che ne ha fatto notare la mancanza a Scorsese. Non è la prima volta che Di Caprio si “immola” per la cinepresa: anche nel Django di Tarantino c’è un momento nel quale colpisce con un pugno dei cocci e si taglia, sanguinando copiosamente. Ha continuato a recitare come se nulla fosse, e Tarantino lo ha lasciato proseguire (tutta questa pubblicità positiva all’attore la riporto anche per scusarmi di tutte le esultanze che facevo da bambino ogni volta che mia sorella riguardava Titanic e lui moriva).

Il film non spiega nel dettaglio le dinamiche della finanza, non cerca di farci capire come i broker tentano di fregarci. O almeno, lo fa capire senza delucidare. È un film efficace e conciso. Per questo scorre veloce e senza intoppi. Il mio cervello non ha iniziato a fumare per via di numeri e statistiche (solitamente mi basta che qualcuno mi chieda l’età e vado in panico per tutti quei calcoli che devo fare a mente).

Morale: c’è una morale in questo film? Boh. Sinceramente è interpretabile secondo i gusti (e così mi gioco entrambi i pareri, sia positivi che negativi! Ah ah). C’è chi può amarlo per il suo carattere furbo e affabile con cui Jordan Belfort (il nome del personaggio principale) si ingrazia e culla i clienti paganti. C’è chi può odiarlo per la vita lussuosa nel quale è immerso, a spese dei contribuenti. C’è chi ne rimane colpito per la sua comicità, perché è anche questo. Fa ridere sotto molti punti di vista.

Vorrei ricordare che siamo in America, e quindi le indagini finanziarie sono più accurate e non si concludono con dei falsi in bilancio apertamente dichiarati ma di cui lo Stato se ne sbatte allegramente. Fortunatamente non siamo in Italia, altrimenti il film non durava 3 ore, ma 20 e passa anni.

Detto questo, volevo cambiare film e iniziare con gli insulti.
L’avevo già visto a suo tempo, ho letto di recente e mi sono informato sul reboot di Robocop. Avevo già accennato in un mio precedente articolo di quanto mi irritano i remake, i sequel, i prequel e tutte queste stronzate che servono a liberarsi della scarsa immaginazione di un regista nel pensare a qualcosa di nuovo. Non per tutti i casi che mi siano passati sotto gli occhi, ma per questa specifica pellicola ho in serbo tanta merda da spalmare, pur non avendola vista.
Perché? Perché per la mia crescita Robocop è stata una pietra miliare. Da bambino era il mio mito: imitavo il suo modo di muoversi per niente fluido, il suono che faceva ogni volta che appoggiava un piede o infilava il suo pugno d’acciaio in qualche calcolatore, rifacevo lo stesso gesto dell’estrarre la pistola dalla coscia e credevo nello stesso ideale di giustizia. Insomma ero proprio un cretino anche da infante.
Non che sia cambiato molto, infatti ancora oggi mi capita di cercare la pistola nella gamba. E poi devo andare dal fisioterapista.
Sta di fatto che un tizio ha deciso di farne un reboot. Andiamo a vedere cosa dice Wikipedia alla parola reboot: “…è il termine con cui nell’industria mediatica si indicano prodotti (in genere film ma anche videogiochi) appositamente realizzati per tentare di dare un nuovo slancio a prodotti in calo di popolarità.”

Calo di popolarità. Cioè il Robocop del 1987 non è più così popolare? Rimandatelo in onda, poi voglio vedere se non riacquista fan, anche tra i più giovani. Lasciamo stare la tecnologia superata, ma qua non si sta parlando di un film come Avatar, dove la tecnologia grafica è proprio una figata pazzesca, ma la trama ricorda un qualsivoglia film di Michael Bay. Nel caso di Robocop stiamo parlando di un capolavoro dell’epoca e quindi bisogna adattare anche la mentalità alla grafica dell’epoca. Che comunque per me rimane una figata.
Perché non hanno rifatto l’ispettore Gadget (che è la parodia disneyana di Robocop)? Rifate quel film del cazzo. Specifico che sto parlando del film, perché il cartone animato rientra nella categoria “infanzia nostalgica e ben vissuta”, quindi non si tocca. Poi la sigla italiana del cartone la cantava il mio amore, Cristina D’Avena. Ma questo è un altro discorso.
Nell’attesa che lo scempio venga visto da tutti (tranne da me), aspetto con impazienza i prossimi reboot/remake/resequel/reWTF:

  • The cube – Il cubo
    Delle persone vengono raccolte e rinchiuse in un’enorme sfera. Dovranno tentare di uscire, ma al suo interno si nascondono insidie e pericoli, tra i quali Platinette.
  • Dal tramonto all’alba
    Una famiglia in viaggio su un camper si ferma in un’area di sosta a dormire per la notte. E basta. Sono 8 ore di riprese di una famiglia che dorme.
    In 3D.
  • Edward mani di forbice
    Il figlio dell’ultimo arrotino esistente possiede delle mani taglienti e per questa sua malformazione viene escluso dai tornei di pallavolo. Sarà una ragazza tossicodipendente a scoprire il suo vero talento, ossia tagliare la cocaina. I due verranno arrestati e il protagonista, depresso, si toglierà la vita con le proprie mani.
  • Ghost – Fantasma
    Il protagonista viene ucciso in maniera brutale: gli viene mostrata la foto di Schifani nudo. Rinato in forma eterea, cercherà di capire il movente e il fautore dell’omicidio, fino a scoprire che è stato il suo migliore amico. Ma non potrà fare nulla, perché è morto. Quindi passerà l’eternità a compiangersi, mentre il suo ex-amico si sbatterà sua moglie.
  • Il padrino – parte 4
    Non saprei neanche cosa inventarmi di stupido, penso basti il titolo.
  • Per un pugno di rubli
    Si tratta di un remake russo del noto western di Sergio Leone.

Un invito al cinema, un po’ di prese in giro e ora saluto, come consuetudine.

Ciaaaaaaaoooooooooooooooo!!!!1!111!23λ55≈!!, da

Luca Passeggiatoredicieli, detto Ultracop

Critica cinematogra-fica

Mi piacciono i film. Mi è sempre piaciuto guardare i film. Ma cosa ancora più importante mi piace guardare il seno femminile.

Dopo diverse settimane che non scaricavo film da internet, mi è tornata la voglia di cinema e sono andato a vedere Walter Mitty. Non voglio muovere critiche in favore o sfavore di questa pellicola, benché non mi sia dispiaciuta. Siccome non ho più visto un’altra proiezione prima di Mitty da quando sono scappato urlando dalla sala per paura che quel treno alla stazione di La Ciotat mi venisse addosso, mi sono fatto un giro sull’internet per vedere qualche novità.

Potremmo chiamare questa mini-escursione “lammerda”. A parte capolavori del calibro di Sharknado – pioggia di squali! (erroneamente tradotto in italiano, visto che il sottotitolo originale era “Enough Said!”, che a mio parere dava più l’idea), o Barbie e il cavallo leggendario (ma non era Cicciolina?), la fantasia di questi tempi si è inginocchiata e ha iniziato a fare quello che di solito si fa in questa posizione…

 

Siete dei pervertiti. So che state pensando alle cosacce, ma io mi riferivo al sesso orale, mica alle preghiere.

 

La fantasia, punto forte su cui si sono realizzati capolavori che hanno cambiato il mondo. Basti pensare ad uno dei miei preferiti in fatto di genialità: Giulio Verne, parente in qualche modo di un certo Jules Verne. Egli aveva pensato ai viaggi nello spazio, prima ancora che il famoso trombettista/ciclista Armstrong allunasse. Ha ispirato gli scienziati di tutto il mondo con le sue fantasticherie. Il progresso è quindi una diretta conseguenza dei pensieri dei pazzi e dei sognatori.

Tornando alle pellicole, l’immaginazione collettiva dei registi è stata brutalmente stuprata, quindi gli si è bloccata la crescita. I film che stanno uscendo ora nelle sale sono i prequel dei sequel di storie che sono stati capolavori. Non che ci sia niente di male nell’ispirarsi a vecchi spettacoli per cercare di creare altre storie. Peccato che di solito ciò che è stato detto in un film originale è stato detto. Il film è finito, è comparso THE END.

“Ehi, regista generico che eri famoso per grandi opere ma che ora lavori per la Disney e fai fiabe per bambini imbecilli, stai pensando ad un nuovo film?”

“Sì, sto pensando ad un sequel di Stanlio e Ollio e i figli del deserto, ovviamente in 3d. E poi farò I Puffi tornano su Avatar

Sia ben chiaro che non sono contro tutti i sequel (o i remake). Ci sono film che DEVONO continuare, tipo tutti quei film d’azione degli anni 80-90 dove il sangue, le tette e i proiettili erano la trama principale e le 3 battute sfacciate dette degli eroi erano il copione. Film nati e sviluppati per non pensare. Non ti poni problemi su come un uomo possa portare un lanciarazzi multiplo sulla spalla, di solito montato sopra mezzi blindati, come se io stessi tenendo in mano una matita. Insomma, cagate divertentissime. Se invece ti ispiri ai capolavori con una trama coinvolgente per farne una saga, puoi ovviare alle serie televisive.

I telefilm sono quelle cose che inizi a vedere quando sei giovane e pieno di tempo libero (in alternativa si può optare per l’apertura di un blog). Poi quando arrivi alla fine, ti giri e ti accorgi che hai una famiglia con dei bambini che ti chiamano nonno e un cane che ti chiama zio. Allora ti spaventi perché non ricordi nulla. Intendo che non ricordi più perché stavi guardando la serie. Sai che c’era qualcosa all’inizio che ti ispirava, c’era uno scopo per tutto quel tempo speso davanti allo schermo. Ma serve sempre un senso per tutto? No, ovvio. Basta leggere quello che sto scrivendo.

In conclusione, dopo tutte queste critiche mal costruite, mi piace comunque vedere film, con o senza una trama (vedi la voce “porno”). Mi piace obiettare le fatiche altrui, solo per il gusto di prendere in giro, ma soprattutto mi piacciono le tette.

E questa morale è molto più significativa dell’ultimo film di Checco Zalone.

Ciao,

Marco Appianastruzzi, detto Tioli.