Musica

La musica è l’unica cosa che mi tiene legato con i piedi al cielo. (cit. mia)

Mood Music Tag

Una mia cara amica di blog, TIRAIUNAFRECCIAALVENTO, mi ha nominato per questa cosa che ha l’aria di essere una catena di Sant’Antonio, solo che ha un altro nome (è il titolo). Il vantaggio sta nel fatto che non rischio di uccidere un bambino in Africa o di avere un anno di sfiga se interrompo la catena, però ho deciso di rispondere comunque alla nomina, siccome si parla di un argomento che piace sempre: le tette!

La musica!
Volevo dire la musica.

Vi riporto le regole:
– Per partecipare devi essere stato taggato almeno una volta.
– Scegli almeno 5 tracce musicali (o più) che rispecchino alcune emozioni o stati d’animo al positivo.
– Tagga almeno 5 blogger (o anche di più ) e avvisali di averli taggati.
– Cita il mio blog all’interno del tuo articolo con link diretto o esteso: GHB Memories https://ghbmemories.wordpress.com , scrivendo che l’idea è partita da qui.
– Se vuoi spiega anche brevemente perché hai scelto alcune tracce piuttosto che altre.

Cazzo. 5 canzoni. Non è facile. Nel senso che se inizio a pensarci sforo e vado oltre. Cerco di fermarmi prima:

  1. Subsonica – Strade

    Questa mi ricorda il loro ultimo concerto a cui sono andato, al Leoncavallo (di cui il video). Ho riportato i Subsonica soprattutto perché li vado a rivedere qui ad Amsterdam lunedì prossimo, yeeeh! Unica sera libera che ho e loro piazzano il concerto. Preciso.
    Che tra l’altro è il 4 aprile. Ho capito a distanza di giorni del perché abbiano scelto quella data per il concerto qui in Olanda. Eh eh… (chi ha orecchie per intendere, conosce tradizioni andergraund, da buon ipster)
  2. Depeche Mode – Never Let Me Down Again

    “I’m taking a ride with my best friend”. Storie di tondelli, conosciuti anche con il nome di zingarate (chi ha orecchie per intendere, ha visto “Amici Miei”).
  3. Beastie Boys – Ch-Check It Out

    Questa mi ricorda l’inizio di un festival pauroso, in mezzo ai monti, con musica e gente ubriaca ovunque. Mi piace ricordare l’inizio perché tutto il resto non è che lo ricordi chiaramente.
    La fine però sì. Oh se me la ricordo quella. Con una certa Nina Morich in macchina che al risveglio avevo la faccia spaventata di quello che lo circonda, come se non gli appartenesse. Ti voglio bene bro! Ahahahah (chi ha orecchie per intendere, non fa domande che è meglio…).
  4. Bonobo – Kiara

    Perché c’è un’altra amica che va ricordata. La canzone mi richiama lei solo per il nome che è più o meno simile.
    Difatti si chiama Bonoba.
    Non penso che le piaccia la traccia. O meglio, non ne sono sicuro, però a me Bonobo esalata le papille uditive. E riascoltarlo mi ricorda il suo concerto live al Magnolia, uno spazio dedicato a concerti in quel di Segrate.
    Se vi state domandando: “E dove cazzo è Segrate?”, è normale. Io me lo chiedo tuttora. Facciamo che è a Milano e la chiudiamo lì.
    Comunque doppi ricordi per una sola canzone. Almeno raggruppo.
    E dai, solo 5 canzoni, non vorrei insistere, ma mi paiono poche, no? (Chi ha orecchie. Punto.)
  5. Röyksopp – What Else Is There

    Questa canzone è forse una delle mie preferite in assoluto. In teoria i Röyksopp stessi mi richiamano piacevoli momenti. Li ascolto spesso, quindi finiscono quasi sempre per essere la colonna sonora per “magici momenti”! Non so se mi sono spiegato (chi ha orecchie per intendere, sì, esatto… No, aspetta, cosa avete…? Noo, io non mi riferivo a quello…).
    Io intendevo che faccio partire spesso i Röyksopp come sottofondo quando sono intento a intrattenere giovani fanciulle… con il mio gioco del far sparire la moneta.
    Che è l’unico che conosco. E alle volte mi si vede anche dove nascondo la moneta, quindi non è che i momenti magici vadano sempre in porto.
    Però la colonna sonora rimane. Magici Röyksopp!

Va beh, dai. Vi saluto che…

Ah, no. Merda. Devo nominare 5 altri blog.
Anche qui. Solo 5. Che poi passo per lo stronzo sessista perché non ho scelto il suo dove si parla di mascara, ciglia lunghe e mummificazioni di ex-fidanzati, o per razzista perché non ho menzionato il suo che ha il blog tutto nero (sfondo, scritte e foto, per risparmio energetico).

Comunque i migliori rimangono:

  1. Ysingrinus, perché è Ysingrinus. Chi lo conosce, sa bene!
    Ma poi esiste davvero qualcuno che non lo conosce?
    Ah, ricordo solo ora che è già stato nominato. Quindi?
    Quindi me ne sbatto.
  2. Allora facciamo che nomino anche il caro Zeus, che seppur è già stato nominato e ha già partecipato a questo contest non capisco perché non debba essere preso in considerazione un’altra volta.
  3. Antipastomisto è una grande, sappiatelo.
  4. Francesca con il suo bellissimo blog d’alto livello Tersite merita di essere citata perché è una grande, scrivetevelo da qualche parte.
  5. Effecomefuliggine, perché ci siamo tenuti compagnia una notte mentre io lavoravo alla reception dell’hotel e lei aggiustava la sua bambina che gli si era inceppata. Una grande anche lei, non scordatevelo.

Ho finito. Dopo solo 3 giorni ho finito il post.

Mi sa che fino a fine estate sarà dura tenere il blog… lavorolavorolavoroalavoajskajsfnlaskfjaslòkdjlaksjd.

Dunque ora nanna, né!

Notte a tutti, da
Francesco Della Piera, detto il Tuttofare (da adesso in avanti mi ci pulisco il culo con la modestia)

PS: l’avevo finito ieri il post, ma poi mi sono addormentato prima di caricarlo… giusto se qualcuno si domanda del perché adesso mandi la buonanotte…

PPS d’aggiornamento: Mi fa notare la cara Pindaricamente che lei non è stata citata. Ora mi vogliano scusare tutti gli altri che non andrò a citare (tipo Gintoki) ma questi sono quelli che mi sono venuti in mente ieri sera. Sicché torno al discorso che passo per razzista, sessista, omofobo, humus, ecc… 😀

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Tutto parte con il navigatore che ti comunica in growl

Mi scuso con Zeus per il ritardo nella compilazione di un chiaro e completo resoconto riguardo al mio primo live hardcore punk, metalgore, death and blood, cip e ciop, ma ci ho messo 2 giorni a riprendermi.
Intendo di testa, perché fisicamente sono ancora zoppicante per via delle cascate di acido lattico che mi stanno fluendo nei polpacci.

L’evento a cui ho partecipato è stato il Persistence Tour 2015.

persistence-tour-2015

Più esattamente sono andato ad Utrecht, nella nota città olandese divenuta famosa per il suo gemellaggio con Terni.

Dicevo che è la prima volta che partecipo ad una performance metal, quindi è la prima volta che mi ritrovo in un pogo più che serio.
E me ne rendo conto a distanza.
Questo però è dovuto al capriccio alcolico della serata che mi ha permesso di non capire quanto mi stessi facendo male.

Prima di proseguire parlando di quelli che hanno suonato, volevo riportare un mio messaggio inviato in una conversazione con amici avvenuta la mattina seguente al concerto. Il mio consiglio è quello di leggerlo come se fosse un bollettino di guerra.
“Capisco che è stato un bel concerto perché:

  • La mandibola fa ancora fatica a masticare per una gomitata cadente che per poco non me la dislocava. Ma tanto ero bello inquartato e il dolore è durato ben 3 secondi. Poi dentro ancora!
  • Tutta la cassa toracica mi procura dolore solo a guardarla.
  • Fatico ad alzarmi perché i miei polpacci sono composti al 98% da crampi.
  • Non mi sono ancora tolto i vestiti da ieri ma potrei azzeccare l’esatta posizione di ogni mio livido da contusione. Se m’impegno azzecco anche la gradazione di colore raggiunta dalla botta.
  • A fine concerto, per fare una battuta un mio socio mi fa “Ma hai preso un colpo in testa?” e io gli rispondo serio, indicando col dito, “Sì! Sì! Qui da part…AO!”. Cazzo fa ancora un male boia adesso. L’importante è non aver perso le mie capacità mentali. Difatti, come potete vedere, sono ancora in cioccolato bimbumbam.
  • Il mio attuale hangover è talmente potente che neanche capisco di essere in hangover.
  • Dimenticavo la lingua mozzicata non so come. Probabilmente saltando nel pogo. Di sicuro non è per via della lametta da barba che avevo in bocca.”

Insomma, mi sono divertito parecchio!
Già vedo il mio fisioterapista che scuote la testa sconfitto, dicendo “Ma io che cazzo ci perdo a fare il tempo con questo che ha le ossa contate?”.

Vorrei allegare anche tutte le foto, le lastre ed i video che sono riuscito a fare senza stranamente perdere il cellulare, ma c’è dentro gente che non ricordo e non vorrei fare figure di merda.
Devo ammettere che mi torna alla mente scopro il giorno dopo di aver fatto decine di scatti solo perché la mia amica mi ringrazia per le foto che le ho girato.
“Che foto? Ho fatto delle foto ieri sera…? Oh, sì. Ma tu guarda…”.
E non una, ma diverse! Ovvio che vista la situazione in cui pesantemente soggiogavo quella sera, il protagonista indiscusso del mio album fotografico rimane il buio. Sapeste quanto ci ho messo a capire che non mi si era bloccato il telefono perché pensavo che non mi scorressero più le fotografie, quando invece ne avevo scattate una dozzina tutte senza flash. In effetti se ci pensate, il buio nelle foto è quello che rimane sempre bene. Una fotogenia da invidia.

Passiamo finalmente ai concerti?
Sììì! Yeeeh! Era ora! L’inutile quanto interminabile prologo è giunto al termine!
Premetto che non seguo molto il genere. Lo ascolto ogni tanto, perlopiù quando sono incazzato e ho voglia di una pioggia di sangue, ma non ho né il chiodo fisso, né tantomeno il chiodo (o il chiodo affisso al chiodo). Di conseguenza la mia conoscenza sui gruppi in scaletta era ridotta solo a qualche canzone dei Walls of Jericho.
E in effetti loro HANNO SPACCATOOOOOOO!

Sullo stesso palco si sono susseguiti tutti gli altri gruppi a rotazione, uno di fila l’altro, con le giuste pause per riposare polmoni e lividi. Non mi sono piaciuti solo i penultimi che non so chi fossero. A dispetto di ciò, però, le altre band hanno ripagato pienamente il prezzo del biglietto.
Anche se non so chi fossero.

Fine.

No, non mi sono documentato a riguardo (di tutti), ma prometto che lo farò.

No, non ho fatto nessuno steig daiving (altresì noto come tuffo dal palco), perché lo so, sono una fighetta. Oh, ma io lo temo quel lancio, seppur si respiri fiducia reciproca all’interno di un pogo metal dove rischi di cadere spesso ma vieni subito aiutato a rialzarti. Ciò secondo me regala al dolore e alla voglia di distruggere la giusta dose di umanità (a mio dire, poi chissà che vedevo quella sera…).

No, non la si può definire una decente recensione musicale, infatti non lo è nemmeno una recensione musicale. È un invito alla ricerca. Ecco! Vi invito a ricercare i gruppi che ci sono sul poster dell’evento e giudicare da voi stessi. O evitare direttamente se sapete che non vi piace il genere perché dite che non si capisce un cazzo e fanno solo versi tipo GUOOOOOOH.

Eeeee no, non mi sono ancora totalmente ripreso. Per esempio ora sento del power metal provenire dal calorifero. Mmm… mi sa che devo dormire o finisco per frumento.
Prima però…

Ringrazio Ineke e Pieter perché sono due tra i personaggi migliori che potessi conoscere qui ad Amsterdam!
E perché mi hanno portato addietro, sopportandomi tutto il tempo ubriaco. Che non è cosa da poco, eh! Se da sobrio sono logorroico, da sbronzo ti faccio salire la voglia di abbandonarmi in autostrada.
Quella con 6 corsie per senso di marcia, lasciato sul guard-rail centrale.
(Beh, mi rendo conto che ringrazio inutilmente visto che dovrei almeno ritradurre in inglese tutto il post per mandargli questo augurio ai miei due amici olandesi, ma è meglio lasciare in italiano per senso del pudore)

 

(Diciamo perché non ne ho voglia)

Io vi auguro buonanotte perché tra un paio d’ore vado a dormire, quindi ciao.
Da,
Gregorio DeFranceschi, detto Da-vi-dà

Pensieri, parole, opere ED omissioni. Ma soprattutto consigli per la pirateria musicale.

È da un po’ che non parlo di musica. Ora che mi trovo ad Amsterdam, una città che mette in chiara luce quanto sia importante questo argomento (musica ovunque e feste ad ogni angolo), la voglia di tornare a parlarne mi assale come non mai.

Quindi parto a parlare di novità musicali. Appena tolto dal forno, un nuovo EP di Broke One, un dj italiano che ha lavorato sotto quell’etichetta blu e rossa… col toro… quella che sponsorizza spesso eventi freestyle… come si chiama?…
Ah! Ci sono! La Barilla.
Sta di fatto che dopo due anni di totale fancazzismo, si appresta ad uscire su soundcloud una traccia che subito si fa apprezzare. A chi piace il genere deep house, ben fatta e non tunz-tunz, questa traccia vi potrà interessare parecchio:

Broke One – I can see you and me

Finisco con Broke rimandandovi ad un video fatto in collaborazione con un artista che taglia i pezzi… di legno e li mette assieme per fare cose fiche da vedere. Nome d’arte Andreco. Il video è stato fatto per Sky Arte, un progetto portato avanti dal mitico Bertallot, il noto e stimato dj che conduce uno spazio musicale su Lifegate. (Ne avevo parlato QUI. Se volete approfondire l’argomento… ma so già che non vi frega un cazzo, quindi lasciam perdere, va. È già tanto se state ancora leggendo queste righe.)
Anyway, ecco a voi il link al video (potete anche vedere la classica lattina di Barilla che accompagna Broke One, quello con la barba che mette su i vinili, non quello che taglia i pezzi… di legno):
http://www.redbull.com/it/it/music/episodes/1331691240833/le-geometrie-di-andreco

Passando subito oltre vi potrà interessare che alla buon’ora ho ascoltato gli ultimi album dei Subsonica e di Battiato con i Joe Patti’s Experimental Group.

Come?
Non v’interessa?
Ah! Proprio non ve ne fotte un cazzo. Capito.

Va beh, anche a me fotte sega.
Quello che penso di queste novità è che sono due bombe! Dal mio canto non mi sarei aspettato due album così belli da due artisti che hanno i loro anni. Ultimamente molte vecchie glorie tendono sempre più al commerciale pur di guadagnare soldi, trascurandone l’aspetto emotivo, a mio dire. Consapevole di questa paura, li ho ascoltati con le orecchie di piombo, come si suol dire, ma mi hanno stupito immediatamente. Davvero due grandi album:

Subsonica – Una nave in una foresta

A me personalmente dell’ultimo album piace molto questa qua, anche se non è definibile un loro capolavoro, chiaro. Però devo dire che m’ha davvero affascinato tutto il cd. Inaspettato, continuo a ripeterlo.
E continuo ad ascoltarlo.

Franco Battiato & Joe Patti’s Experimental Group – Pino “Pinaxa” Pischetola

È un viaggio questo video! Come del resto quasi tutte le clip musicali di Battiato lo sono.
Ma in questo ci sono i tirannosauri! Fico!
Un intero album da viaggio. Attenzione che all’inizio nessuno vi avvisa di allacciare le cinture. Ricordatevi o rischiate di perdervi completamente in quei suoni simili ai canti delle sirene per Ulisse.
No, non le sirene della polizia e no, non Ulisse lo spacciatore del quartiere. Vedo che l’ignoranza dilaga qua, eh!
Parlavo dell’Ulisse dell’Ariosto. Il famoso poeta, scrittore e insegnante di Zumba vissuto a Cagliari, nelle Marche.
Da bollo.

Passando oltreoceano, è uscito un nuovo album dei Combattenti di Foo, meglio noti come gli Abba…
I Foo Fighters, volevo dire!
Scusate, ogni volta faccio confusione, ma i loro nomi sono così simili. Non trovate anche voi?
Si chiama Sonic Highways, prende ispirazione da una loro serie televisiva, se non ricordo male. Boh, guardate voi su Wikipedia che v’ho messo il link.
Inoltre, a dirla tutta, l’album non l’ho ancora ascoltato bene.
Di fretta e senza prestarci troppa attenzione.
“No, beh, ottimo. Una recensione eccellente direi” starete pensando.
Sì, scusate. Non volevo mal giudicare gli Abb… ancora… i Foo Fighters, ma ad un primo e rapido ascolto, quest’album non mi piace per niente. Magari sbaglio, giudicatemi pure per questo giudizio affrettato, mettetemi in croce e datemi in pasto alle giraffe se gli Ab…i Foo Fighters sono il vostro gruppo preferito in assoluto. Piacciono anche a me, ma quest’ultima cosa che hanno fatto mi sembra manchi un po’ di spirito.
Boh.
Magari sbaglierò, sta di fatto che come le scrivo io le recensioni non le scrive nessuno.
“Insomma ti è piaciuto il mio nuovo album?”
“Mah, sì… diciamo di sì…”
“Ma l’hai ascoltato?”
“Boh, credo.”
“Come credi?”
“Sì, cioè, dai. Hai capito no? L’ho sentito, ma così, senza prestarci troppa attenzione. Però mi sembrava carino. Soprattutto la prima traccia.”
“Intendi l’intro?”
“Sì, quello. Ottima composizione…”
“È la registrazione del cesso intasato del nostro bassista che viene ripetutamente premuto a forza per un intero minuto. E per te quella è una buona composizione?”
“Ehm, si sente lo sforzo, no? Il… lo… lo sconforto e il disagio postmoderno antropomorfico, nonché sintattico della merda. Tutto qui. È una merda il tuo album. Sì, la miglior traccia è proprio quella dello scarico, perché il resto delle tracce è peggio della merda. Ok?”

Ehm…
Mi sono lasciato trascinare. Chiedo venia.
Dicevamo… Musica! Review serie.
Pff. Serie.
Io le serie televisive non le guardo!
No, in realtà sono stanco e non so più di che altro parlare. Non ho ascoltato altro finora!
Quindi, orecchie in spalla e gambe aperte, mi devo rimettere sotto con l’ascoltare musica.

Non so che altro dirvi. Ciao. Da
Davide, detto Dàviiidd [alla francese (che rabbia) e senza la E finale (sembra che nessuno riesca a pronunciarla)]

Skapestrati skappati di skasa

Dai, è solo la quarta volta che parlo di loro. Ventidue ottimi motivi per continuare a farlo:
1) sono un gruppo fantastico,
2) fanno ridere,
3) ne fa parte il mio fotografo ufficiale da trasferta,
8) abbasso la matematica e
22) nonché il motivo ufficiale di questo post, è uscito oggi ieri il loro primo album!

Devo recensire.
Devo diffondere.
Dovrei lavorare.
Ahahahah.
Sì, come no!

GREATEST TITS
Copertina 2
dei SUPERGIFTED ARMADILLOS

Ma che nome ha questo gruppo? Breve spiegazione del tuorlo, poi parto a parlare delle canzoni contenute nell’albume.
Dunque, sapete che gli armadilli hanno un pene lungo 2/3 del loro corpo? No, bene, ora lo sapete. E quindi, essendo loro dei cazzoni, si sono chiamati Armadilli Superdotati. Perché gli armadilli hanno il cazzone. Ed essendo loro cazzoni… sì, ok. Chissenefotte.

Vi faccio vedere un video per capire quanto loro siano cazzoni. No, nessun documentario sulla riproduzione degli animali della savana.
Peggio:

Questo era il loro tiser (teaser) dell’album. Ora sono dietro ad ascoltarlo per la seconda volta, in streaming da QUESTO SITO.
Ma non mi serve ascoltarlo più e più volte per dire qualcosa sulle tracce contenute. Tutti i loro live che mi sono visto bastano per poter dire che è una merda.

È l’album più orrendo che la storia musicale avesse mai partorito. Uno schifo inascoltabile.
L’ho suggerito ad un amico ed ora giace in ospedale perché ha tentato di aprirsi lo stomaco con un porzionatore per gelati.
L’ho sponsorizzato anche al mio avvocato, ed ora mi ha fatto causa.
Secondo voi chi c’era dietro l’attentato alle Torri Gemelle? Sempre loro.
Volete sapere il vero motivo per cui esistono le guerre, le malattie e Borghezio? Esatto.
I Supergifted Armadillos.

Eppure, tè, è piaciuto a tanta di quella gente che compare in mano a personaggi famosi di tutto il mondo e di tutte le epoche:

Animal House

Anche John Belushi ascolta(va) gli armadilli.

Alf

ALF!!!!

Arnoldo

Anche uno dei più grandi lettori del mio blog, Arnoldo Scuzinegro, preferisce ascoltare un album degli Armadilli, piuttosto che le voglie della bionda che casca ai suoi piedi. Ma sapete cosa gli sta chiedendo la bionda? “Ti prego, metti in riproduzione il cd! Poi riproduci anche me!”

Beatles

I Bitols hanno detto “Ciao Armadilli, ciao ciao!”

Troy McClure

Salve, sono Troy McClure. Forse vi ricorderete di me per opere come “Anche le zebre preferiscono la tinta unita” o “Le leonesse hanno il reggiseno”. Oggi sono qui per parlarvi di un altro fantastico gruppo: gli Armadilli…

Jim Carrey

Rivediamolo al rallentatore. AAAAR MAAAAA DIIIIIII LLIIIIIIIIIIIIIII

James

Geims Braun si masturba, usando il loro disco per coprirsi.

Francis Pope

E anche il mitico Francesco, tra una pinta e l’altra, adora alzare la tunica a tempo di ska.

 

QUI trovate anche i testi (le lyrics, per i più inglisc).
Avete cliccato su QUI?
Come no? Guardate che scherzavo sul fatto che fosse un cd di merda. Dicono che le critiche fanno guadagnare ancora più interesse. Quindi, stando in linea con questa tecnica, continuo con una recensione al contrario: tutto ciò che sarà scritto sarà frutto della mia verdura.
Reviù, trac tu trac, bai mi:

  1. SuperGifted Armadillos
    Il brano introduttivo è uno schifo. Tant’è che è il mio preferito. Si apre con versi di VERI animali. Non è stato maltrattato nessun Alberto Camerini durante la registrazione. Incalzante, divertente e sottile. La scelta migliore per l’introduzione ad un gruppo che, sia su cd che dal vivo, ti prende per le palle e ti fa alzare dalla sedia per ballare.
    Alla fine non ci riesco ad insultarli. Ci ho provato con gli insulti, ma non riesco a non farmi coinvolgere. Eh, sono bravi. Non c’è un cazzo da dire.
  2. Calcio Merda
    Il titolo è pura poesia. Io che da bambino sono stato messo di fronte ad un bivio: scegliere tra il calcio e il tennis. Solo che in quel momento ero in bagno a smaltire la sbronza.
    E ho scelto Dragonball.
    Quindi, come ben dicono anche loro prima di suonarla dal vivo, se qualcuno si offende nell’ascoltare questa canzone, non era nel loro intento.
    Alla fine vogliono solo parlare male di questo sport e di chi lo segue.
    Comunque geniale mettere nel ritornello i cori da stadio.
  3. La Degustazione Col Marchese
    Un altro capolavoro. Questa canzone è quella che ha più seguiti tra gli amanti di Tuailait, Baffi e “vampiristi” vari ed eventuali.
    Non aggiungo altro. Chi ha orecchie per intendere, non ha orecchie da mercante.
  4. Vega’s Crap
    Capite perché c’è tanto in comune con loro? Perché parlano spesso di cacca! Yeeeh! Brano con citazioni a Pulp Fiction di Tarantino. Citazioni non volute. Sono capitate scritte sullo spartito mentre il gruppo era intento nel loro svago preferito (togliersi le palline di lana dall’ombelico).
  5. La Casa Al Mare
    Chi non vorrebbe avere una casa al mare? Chi soffre di talassofobia e chi preferisce la montagna. Anche questa è un grande classico, una della tante punte di diamante del gruppo. Tutti a cantarla, anche chi non sa le parole (cioè tutti).
    “Voglio una casa al mareeee! Quando ti na na na na na na na na…! Voglio una casa al mareeee! Se na na na na na na na na! …sa al mareeee! Uoooo! Grandi!”.
    Se non ballate nemmeno su questa vi consiglio di togliervi quel ceppo secolare dal culo.
  6. Cocktail Di Pechino
    Arrivati a questo punto mi domando che cazzo m’è saltato in mente di commentare ogni canzone. Non perché questa non sia bella, anzi. È solo che non è necessario dire di più di quello che viene cantato e suonato. Io intanto do per scontato che ve le stiate sentendo. I link ve li ho girati. Ci sono anche i testi e finalmente anche io so cosa dicono, riuscendo a capire perfino i titoli. Non fate i cazzari, ascoltateveli.
    Comunque questa è ispirata al film Crank. Quindi parla di droga, sesso, rabbia, armi, pugni, cotolette panate e fidanzate porche.
    Però con meno parole di quelle che ho usato io.
  7. Figa D’Annata
    Ah questa! Questa è tanta roba.
    “Sì, ho capito, ma lo dici di ogni canzone! Non sai essere obbiettivo!”
    E allora?
    Dicevo, un’altra punta di diamante. Un diamante fatto di spuntoni. Tredici per l’esattezza.
    Questa canzone parla di… va beh. S’è capito.
    Personalmente ho apprezzato soprattutto la frase “se fosse un frutto ne farei marmellata”.
  8. Ska Dreams
    Una rivisitazione ska del noto brano Sweet Dreams degli Abba.
    Uh ah ah, uh ah ah…
  9. Il Gatto Beve Dal Bidet
    Torniamo sul tema cacca. La prima volta che ho scritto di loro era proprio per questo brano particolare. Seppur il mio comportamento tipico è quello del “prima faccio, poi chiedo”, non si sono offesi quando li avevo citati in un post sulla merda. Parliamo delle stesse cose, in fondo. Solo che loro lo sanno fare, sono simpatici e sanno creare spettacolo.
    Io sono bravo a fare le greche delle elementari. Solo se ci sono i quadretti.
    Il brano può risultare familiare a chi ha un gatto in casa.
  10. Lazzaro Il Ragnetto
    I Subsonica si sono ispirati agli Armadilli per il loro ultimo singolo “Lazzaro” (fonte: Wichipiede). La storia di un aracnofobico alle prese con un ragno vendicativo. La tipica storia di un rapporto di coppia, insomma.
  11. Stagediving In Ufficio
    Chi di voi non ha mai fatto stagediving in ufficio? Per chi non sapesse cos’è lo stagediving, non spreco ulteriori parole e vi riporto il LINK. Comunque sia, il brano parla dei freakout al lavoro, di chi sclera e si lancia sui colleghi usando i fax come cassa spia (ossia il gradino di lancio).
    “Come gli Armadilli, più duri del silicio, se la noia chiama, fai stagediving in ufficio!”. La parte finale della canzone (con un bel rutto per chiudere) dove ti cresce dentro quel fuoco. E se lo ascolti troppe volte, rischi di farlo davvero. Da ascoltare solo fuori dall’orario lavorativo.
  12. Pendolari Mannari
    Figa. È figa pure questa.
    “Ma va? Non l’avrei mai detto!”
    Non fate dell’ironia. Se di solito sparo minchiate, oggi sono “serio”.
    Questa affronta il problema di tutti i pendolari (se non s’era capito). Vorrei solo riportare il ritornello, pieno di passione e significato: “lalla la la laalla la la la laaa”.
  13. Non Tossiska
    Il brano più leggero, se possiamo dire così. E l’ultimo della lista.
    Un problema di tosse durante la visita medica.
    Dal dentista. Eh, son problemi seri.
    Il brano ha una traccia fantasma fantastica: si apre con il mio fotografo che analizza con il chitarrista i problemi personali del cantante, durante gli eccessivi sforzi di voce. E sotto le risate fragorose del lavoratore dietro il mixxer (ciao ciccione!). Poi parte la vera traccia fantasma, ossia un beat vocale piuttosto particolare. E ancora la risata coinvolgente del fonico (ciao grasso!).

Ok, concludo salutando e ringraziando la Jenny, nonché manager (Jennager) del gruppo, il fonico ciccione Giano e, infine, inserisco dei messaggi subliminali:
DC li eratsiuqca etevod.
DC li eratsiuqca etevod.

E ora andate e comprate.

Se volete conoscere meglio il gruppo, di seguito riporto il link della loro pagina ufficiale di Youporn, su cui potrete informarvi sui singoli artisti del gruppo, con descrizioni accurate e precise:
https://www.facebook.com/SUPERGIFTEDARMADILLOSOFFICIAL?fref=ts

Che altro dire?

DC li eratsiuqca etevod.
DC li eratsiuqca etevod.
DC li eratsiuqca etevod.
DC li eratsiuqca etevod.

Saluti cordiali dal buon
Fan di Alberto Camerini, detto Tiollobus.

Bonobo live (e siriani scatenati)

I bonobo sono una razza di scimmie tra le più gentili e socievoli. Vengono citati anche da Caparezza in una sua canzone (“Bonobo Power”, per l’appunto) e non hanno niente a che vedere con quello che ho visto ieri sera.

4 anni fa ero in macchina con amici, in una trasferta in Svizzera sempre per discorsi musicali, ed ecco che l’amico che guida a fianco a me se ne esce con un “Sentiamo un po’ l’ultimo album di Bonobo”.
A me sconosciuto fino ad allora, in una mezzora di viaggio scopro un nuovo mondo. Delle sonorità elettroniche, ma non invasive. Dei suoni dolci e armoniosi, con ombre di jazz qua e là. Secondo Wikipedia lui viene considerato uno dei padri della downtempo, un genere tanto bello, ma tanto difficile per me da descrivere.
Diciamo che secondo me è proprio un bel genere musicale, toh.

Ieri, per la prima volta in Italia (prima di una lunga serie, mi auguro) ha fatto un concerto al circolo Magnolia di Milano. Questa città che mi sta tanto sul cazzo, diventa in casi come questo la culla di grandi emozioni.
Breve resoconto su come è andato il live: per il 30% erano nuche di quelli davanti a me, mentre il restante 70% è stato puro SPETTACOLO, valso almeno il 230%.
Perché le aspettative sono state di molto superate.

A me è sempre piaciuto, lo ascolto spessissimo e mi lascio trascinare dalle sue melodie, ma non mi sarei mai immaginato tanta bravura. Innanzitutto era un live, con tanto di batterista, chitarrista, cantante fica, tastierista, sassofonista e flautista.
E lui.
Un mostro.
Un fottuto mostro.

Non si sono fermati un attimo, uno spettacolo che sarà andato avanti per due ore e mezza filate, tra una lacrimuccia che ogni tanto scendeva perché mi rendo sensibile di fronte a certi spettacoli e un plauso mai partito perché ero troppo sbalordito, come se avessi davanti il più bel seno di donna mai visto finora. Chiamatela sindrome di Stendhal, chiamatela fagiolata, chiamatela come volete.
Per me è stata pura estasi.

Vi consiglio dunque l’ascolto, l’acquisto (o lo scaricamento folle), il prossimo live, la propaganda, la meditazione e, perché no, del sano sesso con un sublime sottofondo musicale.

Ma non vi ho detto perché secondo me ha superato di gran lunga le aspettative. Beh, quello che ho sempre pensato fosse un semplice dj che raccoglieva campionamenti qua e la di arpeggi e fiati, per poi incastrarli a piacimento, si tratta invece di un gran bassista, che si destreggia tra consolle, tastiere midi, mixxer e angeli.

Sì, mi pareva ad un certo punto di averlo visto suonare un angelo.

Ok, forse non so essere proprio obbiettivo in merito, ma aspettavo un suo live da parecchio tempo, cercando sempre nelle date dei suoi tuor la scritta Italy. Fino a che, arresomi all’idea che tanta bravura non sarebbe mai sbarcata sulle nostre coste, seppur essendo lui inglese e quindi non molto distante. Ed eccoti che una mia amica mi dice “C’è Bonobo live al Magnolia”.
“Intendi dj-set”.
“No, LIVE, con il gruppo quindi.”

 

Emergenza rianimazione in sala 4. Emergenza rianimazione in sala 4.

 

Come non citare due meritevoli e pazzeschi assoli di batteria e di sassofono che mi hanno rispettivamente caricato come una molla e fatto luccicare gli occhi dall’emozione.

Riporto un link ad una sua canzone. Non è la mia preferita, perché difficilmente ne trovo UNA e basta da mettere sul podio. Ne riporto una a caso, tra le tante che hanno suonato ieri e che mi hanno provocato problemi di minzione incontrollata (metaforicamente parlando, chiaro).

Si è trattato anche di un concerto ballato, come potete sentire dalla spinta sonora della cassa. Immaginatevela suonata dal vivo.
Che roba, eh!

Non vi è piaciuto il brano? BRUCERETE ALL’INFERNO, BASTARDI!

No, scusate… colpa della scarsa obbiettività di cui vi parlavo prima…

 

Siccome il gruppo di Bonobo mi ha fatto tirare il cazzo tutto il tempo (ah, la mia proverbiale finezza), serviva qualcosa per calmare gli animi dopo cotanta bellezza. E chi meglio della “special guest” per dare un buon effetto bromuro.
Non è che non lo apprezzi, anzi. Tanto rispetto per lui.
Solo che, ecco, non c’entrava proprio nulla con tutto il resto.

Omar Souleyman, che finalmente ho imparato a scriverlo senza cercare sull’internet!
Un cantante siriano, accompagnato da un tastierista, il cui genere è quello tipico delle loro parti, con suoni arabeggianti e cantato curdo, turco e un’altra lingua che non ricodo. Brani di una lunghezza estenuante, quasi da pialla sullo scroto (bon ton, parte seconda). Però devo ammettere che è un personaggio unico nel suo genere.
Non come il suo tastierista che ha passato mezzora a chiedere ai tecnici di alzare il volume del microfono, mentre ripeteva ininterrottamente dei check vocali che mi sono sognato stanotte.
“Ahiha! Ahiaha!”, segno con la mano di alzare.
Fischio insopportabile dalle casse.
“Ahiha!”, mano con palmo verso l’alto nello stesso segno di prima.
Fischio ancora più forte.
“Ahiha! Ahiha!”.

 

Se volete conoscerlo meglio, vi consiglio di vedervi il video Warni Warni, perché di una bellezza disarmante.

La musica un po’ meno.
Ma son gusti.

Una figura si erge nell'ombra. Massì è proprio Omar! Su le mani per Souleyman!
Nella foto che sembra quelle fatte agli UFO, erge una figura imbavagliata sul capo, con occhiali da sole e microfono alla mano.
E’ lui, signore e signori! Su le mani per Souleyman!

(E il tastierista sulla sinistra che secondo me sta ancora pensando “Ahiha”).

 

Fine della recensione.

Ciao, da
Tioli detto Brugheriov

Gli anni in motorino sempre in due

E una volta non si poteva mica.
Ora sì, ma negli anni ’90 tutto era più bello, perché c’erano più divieti da infrangere.

Adesso in motorino sei sempre in due. Voglio dire, le nuove generazioni dovrebbero andare in motorino sempre in tre.
Se si ha doti da circensi, anche in nove. Eppure mi guardo in giro e vedo solo ragazzini che non commettono più imprudenze o che rispettano le leggi.

Che schifo.

Già la mia generazione è quella più “calma”, rispetto a certi miei amici con qualche anno in più. Sembrano averne passate così tante che le nostre malefatte, in confronto, possono solo paragonarsi ad una puntata della Melevisione.

Gli 883 cantavano “Gli Anni”, citando tutti quelli nati negli ottanta, cresciuti nei novanta e che fanno da maestrine saccenti nei zero-zero.
Che nervoso il doppio zero! Cioè, ci sono stati i sessanta, i settanta, gli ottanta, i novanta e… i cento? No, duemila.
Eh, dai! Stona.

Ora quindi siamo negli anni dieci? In teoria sì, in pratica fa ancora più schifo. Quindi proporrei che siamo nel deca.
Eh, però non si può andar via. Non ci basta neanche in pizzeria. In effetti dieci euro per una pizza e una birra non bastano. Pensate all’epoca di quando era uscito il loro brano:
“Pizza e birra stasera?”
“No, ho solo un deca nel portafoglio. E siccome la moneta unica europea non è ancora stata coniata, non penso che accettino qualcosa di diverso dalle Lire. Ti ricordo che siamo nel 1992.”
“Hai ragione, scusa.”
Questa cosa che il diecimila lire degli 883 può essere inteso attualmente come un dieci euro funge da convertitore, per chi ancora dice “che se ci pensi sarebbero (tot)mila delle vecchie lire!”. Oppure può fungere da pista di lancio per rapper che con un deca non si comprano più la pallina di coca.
Cari Club Dogo che m’avete spinto il Pezzalone ad indossare un cappellino da beisbòl e gli avete fatto credere di avere ancora vent’anni, guardate che nemmeno prima con diecimila lire ve la compravate. “La testa gira”, però la spesa non è mai stata nell’ordine dei deca, al massimo del chilo.

Comunque mi fa piacere che l’avete tirato fuori di casa. Si sarà divertito, seppur un bravo ragazzo come lui non è che si sposi perfettamente con voi tre scassati. Almeno avrà passato un weekend un po’ diverso, senza tirarsi i soliti pacchi del sabato sera e senza mal di testa regolare del day after. Già me lo vedo:
“Ragazzi, sta per arrivare un altro weekend! Questo sarà il migliore dei weekend!”
“No, dai fra. Ora non c’ho sbatta, mi sta salendo tutto e non riesco a muovere un muscolo. Chiedi a Jake se esce.”
“No, fotti stronzo. Io lo zio non lo porto fuori. Stasera c’ho da schiacciare con un paio di troie delle fan.”
“Vabbè, grazie ragazzi. Ma almeno a bere qualcosa? Giuro, poi non vi disturbo più. L’ultimo bicchiere e me ne andrò.”

Nikki, il chitarrista che conduce il programma pomeridiano Tropical Pizza su Radio Digei, ha suonato insieme al nostro caro Maxxone su quel brano dell’ultimo bicchiere e sulle stupide storie amorose che nascono al bar, con battute da film. Relazioni iniziate per gioco, ma finite all’Ikea, con te che trascini il carrello tra gli scaffali, chiedendoti perché e gridando al cielo “Eloi, Eloi, lema sabactàni?”. Storie di ragazze scelte per la loro bellezza, ma la cui vera natura viene a galla dopo averle conosciute.
E se ne accorgono anche i tuoi amici, che quindi ti sfottono (altrimenti non sarebbero amici):
“Bello, non ti passa più.”
“Te la sei voluta tu.”
“Vuoi la bicicletta e poi… pedalare e cazzi tuoi.”

E tu non puoi che scegliere, prima che sia lei a decidere per te: una vita da single inconsolabile o un’esistenza da eunuco.
Pensate di passare intere giornate a vedere serie televisive di chirurghi e sessuologi, per poi discuterne con coppie di amici (di lei) al ristorante chic (scelto da lei) e organizzare viaggi in villaggi turistici alle Maldive (perché lei vuole andare alle Maldive, punto). E tu pensi che se anche andaste all’idroscalo di Milano sarebbe la stessa cosa, tanto passereste tutta la settimana sdraiati sotto il sole, senza vedere un cazzo delle Maldive, a parte il villaggio stesso.
Io tutto questo lo vedo come un grande incubo. Altro che il Dream Hotel.
L’unica frase che mi verrebbe da dire ad una così è: “Non me la menare”.

Comunque non è che tutte le ragazze vogliano una vita così monotona e pallosa. Solo quelle normali. Io, per esempio, mi innamoro sempre di quelle un po’ speciali. E quindi di quelle che conosco già da un po’, con cui ho potuto passare abbastanza tempo per capire come sono davvero. Le amiche.
Solo che in questi casi sussiste la solita regola dell’amico, e quindi niente. Così va la vita, una sfiga che non finisce mai. È inutile che stai lì, seduto in una stanza, a pregare per un sì. Se vuoi un consiglio, prova a farti leggere il futuro nei sassolini dal tipico stregone indiano. Vedrai se non ti dice che lei ti sta ingannando, vedrai!

Comunque non ti lasciare andare se non ti vuole più (neanche come amico).
Se vuoi parole di conforto, caro mio, beh…non le ho.

 

No, dai, scherzo! Vedrai che tutto si sistemerà, che prima o poi trovi la tua ragazza perfetta, che la ruota inizierà a girare per il verso giusto, eccetera. Un mucchio di frasi fatte che dette da me non hanno alcun valore, ma se le avesse cantate Max Pezzali tanta roba.

Ma appunto, perché gli otto-otto-tre? Perché continuo a citare un gruppo pop che ha fatto successo nella seconda metà degli anni ’90? Devo per caso conquistare il cuore di quella che è un mito per me?

 

 

A dire il vero è solo perché hanno ucciso l’Uomo Ragno.

 

E poi erano dei grandi! Anche più di Irene.
Nel senso che era un gruppo enorme. Pensate che erano in ottocentoottantatre. Mai vista una band così numerosa.
Irene Grandi è solo una.
Battono in numero qualsiasi gruppo: gli Articolo 31, gli Equipe 84, i 99 Posse, i Blink 182 e addirittura doppiano gli Apollo 440!

 

Dai, ora vi abbandono che sarà anche il caso.

Non prima di avervi ringraziato, cari lettori. Grazie 1000, anche perché senza avervi qui non è che ci si senta liberi. Non ti passa, dura ore un attimo. Quindi se volete continuare a farmi compagnia, sono più che contento. Altrimenti tranquilli, senza rancore. Non ho nessun rimpianto.

Immagine
Qui un chierichetto muto interpreta nella lingua dei segni una delle canzoni più famose degli 883 (1 = Nord; 2 = Sud; 3 = Ovest; 4 = Est).

 

Ciao giovinastri, da
Massimo Repetto, detto Dadotioli

Quando la pirateria uccide l’anima

Arrivo in ufficio e finalmente una buona notizia: ho del lavoro da fare.
Scaricare dei brani musicali per la figlia del mio collega.

[Queste cose non dovrei scriverle, ma chissene. Facciamo vedere come “lavora” veramente l’Italia. Siccome non lavoro all’Enel o nella pubblica amministrazione, non sono abituato a tutta questa nullafacenza e, a dirla tutta, mi sento abbastanza male. E se qualcuno si chiede perché non cambio lavoro è solo perché non trovo un altro lavoro. Scusate lo sconforto, ora ritorno in argomento e mi rimetto in modalità coglione.]

Precisando che li fa scaricare a me perché lei sarebbe capace ma io sono più rapido (non è un vanto, è un rottura di coglioni), guardo la lista della spesa e inizio a “downloadare”.
5 minuti totali e anche oggi il mio l’ho dato! Oh che bello!

Allora mi metto a scrivere. Più che per scacciare la nullafacenza, che tanto sussisterà lo stesso una volta che finito qua, è per scacciare il malevolo spirito della colpa, che io chiamo Suorone. Starebbe a rappresentare la Monaca di Monza, ma Suorone suona meglio. E poi a lei non dispiace come soprannome.
Il Suorone aleggia sopra la mia testa, ricordandomi che l’ho fatto di nuovo. Non il fatto che abbia scaricato della musica. No. Quello a lei non da fastidio. Il vero problema è QUALI canzoni io abbia scaricato. Anche se non sono per me, ho macchiato il mio spirito, come se andassi a prendere un bicchiere di vino per qualcuno e, nel portarglielo, me lo rovesciassi addosso un po’. Sono innanzitutto bestemmie, poi rimarrei con un’ombra nel bicchiere e un’ombra sulla maglia. Un alone fastidioso che gli altri non possono evitare di farti notare con una bella risata.

I titoli che ho dovuto scaricare sono quelle canzoni che mi torturano l’anima alla radio. Ovviamente solo quelle più trasmesse. E io sto male, perché solitamente scarico intere discografie di artisti che i dj delle radio non hanno mai sentito. In quei casi il Suorone non appare. Al suo posto si figura Silvester Stallone, con le braccia conserte e il sigaro in bocca, che mi guarda con sorriso orgoglioso di chi ha appena sventrato un esercito con delle forbici a punta arrotondata.

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Il Suorone in tutta la sua tristezza.

Oggi però ho il Suorone sulle spalle. È lì che mi dice “Ma dai! Sai che poi l’Amoroso si esalta perché stai scaricando una sua canzone. E i Marun Faiv…hai scaricato i Marun Faiv…ti rendi conto? No, dai, ma anche Mica con la cappa? Ma mica ti fa schifo Mica con la cappa?”
“Sì, non rompere Suorone. Lo sai che non sono per me.”
“E cosa c’entra? Dì di no al tuo collega. Digli che non sei più capace di digitare sulla tastiera, che ti è scoppiato Gugol, che hai contratto quella brutta malattia…come si chiama…SIAE. Insomma, inventati qualcosa!”
“No, dai. È da stronzi. Alla fine sto scaricando anche un paio di brani di quella figa di Katy Perry. Non l’ascolto, ma perlomeno è una supersgnacchera!”
“Non te la puoi cavare così. Sai che il dio della musica vede e (soprattutto) sente tutto. Sa che stai facendo qualcosa che non vorresti fosse fatta. Sa che stai contribuendo alla diffusione di una cosa già fin troppo diffusa.”
“La pirateria?”
“Ma no, idiota! La musica scavacoglioni. I tormentoni che si insinuano virali nelle menti di tutti fino a farle canticchiare ininterrottamente. Stai contribuendo a questo sistema di cervelli monotematici e ripetitivi. Stai abituando le persone a vivere nell’abitudine.”
“Non stai un po’ esagerando? Alla fine le sentirebbe comunque alla radio queste canzoni.”
“E allora tanto vale porgergliele in formato digitale per far sì che le senta ininterrottamente tutto il giorno, senza l’obbligo di accendere la radio? Ti sembra giusto sodomizzare così il suo cervello, invece che proporle delle nuove tracce diverse? Che magari ne trova alcune che le piacciono e cresce culturalmente, invece di mettersi in fila insieme alle altre pecore.”
“Vabbè, ora hai davvero esagerato, Suorone. Lo sai che io rispetto sempre i gusti degli altri, anche se monotematici. Non sarò certo io a volere cambiare le loro abitudini. Poi parli te di ripetitività, che sei rimasta chiusa in una cella per anni!”
“Quando vorrai confrontarti con qualcuno su tematiche musicali, non venirmi a chiamare, perché non risponderò. Il tuo universo finirà con tutte le persone intorno a te che ascolteranno solo le canzoni infantili delle pubblicità per biscotti. Demolition Man non era solo un film. Era una grande premonizione del futuro…vero Stallone?”

 

Ma Stallone non appare, perché non è per niente orgoglioso di quello che ho fatto.

Il Suorone ha vinto la sua battaglia al disagio.

 

Intanto però, ho trovato del lavoro vero da fare. Quindi concludo frettolosamente qui!

 

Ciao, da

Charlie DanBrown, detto Scala a Tioli

Ho sentito radio che voi umani ascoltate quotidianamente

E ho paura che prima o poi sanguinerò copiosamente dalle orecchie.

La musica è fondamentale e regola quasi sempre il mio umore. Nulla di più sacro può essere concepito.
Tranne forse le crocchette di patate. Porca miseria che buone.
Però la musica non la batte nessuno.

E quali sono i canali mediatici che più trasmettono la mia passione? Le tv e le radio. Siccome la televisione non la guardo, vorrei parlare della seconda.

Cos’è la radio?
È la merda. Al giorno d’oggi ascoltare la radio e nuotare nel petrolio grezzo è la stessa cosa. La accendi e senti sempre le stesse canzoni ovunque giri. Belle o brutte che siano, sono sempre quelle. Giorno per giorno, mese per mese. Sempre le stesse. “Lavorando” in un ufficio la radio è quello strumento che va di continuo, per creare un sottofondo diverso dai click e dai colleghi che parlano da soli. È un disco rotto, spezzato solo dalle chiacchere futili dei conduttori che non parlano d’altro che di calcio, moto, politica e Breaking Bad. Ma è ovvio. Siccome mettono sempre le stesse canzoni è anche scontato che il loro cervello sia entrato in loop.

Ma è colpa loro? Sì e no.
Sì perché non sono certo io dietro la consolle.
No perché il direttore radiofonico dice al dj: “Ok, su questo francobollo ti ho scritto i due brani che devi mettere per tutto il giorno. Mi raccomando, non sbagliare ad alternarli altrimenti la gente pensa che mettiamo sempre le stesse canzoni”. Hanno a disposizione il mondo intero ma sono costretti a soddisfare il pubblico ascoltatore. Quindi buona parte della colpa è di chi fa l’audience. Chi si sintonizza tutti i giorni sulle solite radio di merda.

Immagine
Immagine del radio (e dell’ulna). Non è da confondere con l’elemento chimico del Radio, mi raccomando! Non stiamo parlando di quello.

Quando avevo ormai perso la speranza, quando mi ero deciso di sentire solo le mie di playlist (che ok, ascolterò anch’io sempre gli stessi brani, ma dopo un po’ mi rompo il cazzo e cambio playlist. Sono mutevole. Come fanno quelli che lavorano in radio?? COME?!), finalmente un barlume di speranza.
Esistono radio che non parlano dei cazzi loro tutto il tempo. Frequenze che trasmettono tracce diverse dalle solite (assurdo!), interrotte solo raramente da consigli o aneddoti riguardanti comunque il tema musicale. Radio che variano anche il genere e non ne passano solo uno specifico per tutto il giorno. Emittenti che possono farti scoprire nuove passioni perché diversificano e non passano quello che fanno sentire tutte le altre radio insistentemente.

In realtà è solo una la radio che non ti fracassa i coglioni come le altre: è LifeGate.
Oddio, non sono tutte come Radio Deejay o Radio 105, sia chiaro. E anche la stessa LifeGate ha quel difettuccio che ogni tanto ripete sempre gli stessi brani quotidianamente. Però, a differenza delle altre, passa quei 3 o 4 brani uguali tutti i giorni, mentre per il resto della giornata trasmette continuamente musica varia e anche piuttosto ricercata.
Ogni tanto passano brani che mi fanno cagare (tipo quelli cubani o brasiliani), però nel mucchio è concesso passare cose che possano non piacere. I gusti poi cambiano da persona a persona, e io ho la fissa di cercare sempre brani e artisti diversi.

LifeGate concede questo e altro:
non andrete mai a sentire quella troia di Ke$ha o quel coglione di Pitbull, le cui canzoni non sono altro che basi musicali rubate a dj in cerca di spiccioli, su cui loro ci cantano sopra orgasmi;
non ascolterete sicuramente Get Lucky, il brano dopo ancora Get Lucky, per poi finire con Get Lucky;
non sarete costretti a sentire il presentatore radiofonico che parla dei propri figli che si sono infilati due tubi di colla vinilica nel culo per vedere se a scoreggiare fanno i SuperTele;
non starete lì ad ascoltare 10 minuti di pubblicità, 2 minuti di Get Lucky, 8 minuti di discussioni calcistiche interessantissime (poi c’è a chi piace, per carità) e 24 minuti di altra pubblicità. Per poi ripartire con 10 minuti di pubblicità, 2 minuti di Get Lucky, e così via…

Da quando ho scoperto LifeGate ho dato finalmente un senso all’applicazione Shazam. Non ho mai sentito nessuno parlare dei problemi dei suoi figli (che non fregano un cazzo a nessuno) o di quale make-up vada messo nei giorni di pioggia. Non ho ancora sentito nessuno parlare di motociclismo o di come abbia vinto male o perso dignitosamente la propria squadra del cuore. Di queste cose, se vi interessano tanto, ne potete parlare con le persone che vi circondano piuttosto che sentire il parere di uno, che poi state lì a criticare, ma tanto non vi sente.

Smettendo di fare lo stronzo nei confronti di terzi, vorrei sponsorizzare un programma di LifeGate, al venerdì sera dalle 18:00 alle boh, dove un personaggio che per me è un grande, trasmette musica da leccarsi le orecchie: Casa Bertallot, di Alessio Bertallot.

Se non vi piace, non m’interessa. Sono gusti. A me piace. Voi potete continuare ad ascoltare Get Lucky (e pensare che a me una volta piaceva…prima che mi lacerassero l’anima trasmettendola ogni 42 minuti).

 

Buon ascolto, o buon riempimento di coglioni, da

Pasquale di Molfetta Tiodiotantissimo, detto Scorpion Dj

 

PS: mi sono dimenticato di citare uno slogan: “LifeGate non è una radio…” e poi continua a parlare di ambiente e sostenibilità (altro tema che mi sta a cuore). Ogni volta che la sento, penso sempre di concluderla così “LifeGate non è una radio… è LA radio”.

L’argomento che era meglio continuassi a evitare: la Musica

Mi reputo (l’ennesimo che si reputa) un amante della musica.
Molti lo dicono e molti la suonano. Io lo dico e basta. Al massimo mi limito a fare finti petoni con le mani giunte come se volessi tirare un’onda energetica alla Goku, poste sulle labbra. Niente di complicato, sia chiaro, ma non è musica quella. Sempre più persone ascoltano alla radio le stesse frequenze sonore che io produco con le mie pernacchie. Ma ribadisco, quella non è musica. Quindi io non faccio musica. Non ne so nulla di produzioni musicali, o ne so così poco che potrei confondere una linea di basso con il citofono di casa.
Dicevo che la maggior parte della popolazione mondiale afferma di non poter vivere senza la musica (quelli che invece dicono di non ascoltare nulla mi creano degli sfoghi cutanei bruttissimi, quindi li evito). Sono tutti prostituiti alla sfera musicale perché è uno strumento che suscita emozioni come ben poche cose riescono a fare. Se facessimo una classifica, molti (me compreso) metterebbero al primo posto la musica (che fa a pugni con l’ovvio chiodo fisso del clitoride).
Non ho ancora affrontato questo argomento perché so di essere abbastanza petulante, e un argomento come questo tira fuori il peggio di me. Difatti sto scrivendo con un’ascia in mano. E non esiste che la seppellisca.
Quando conosco qualcuno, fino a qualche anno fa, la mia prima domanda era “Che musica ascolti?”, dando quindi per scontato che ascoltasse musica, altrimenti cremina contro le irritazioni e tecnica di distrazione subdola per una fuga rapida e indolore (“Oddio! Cos’è quel coso che hai dietro la schiena?!” “Dove? Dove?” PUF, fialetta di fumo e io non ci sono più).
Ora questa domanda evito di contestualizzarla subito, perché ho notato che il numero di persone che tendo a conoscere è calato vertiginosamente. Quindi, per mantenere ancora dei rapporti umani, cerco inizialmente di conoscere la persona per come è, poi magari tiro fuori (o mi viene chiesto di tirar fuori) il discorso “passione musicale”.
Vorrei poter dire cosa ascolto con estrema cura, ma i miei pensieri si confondono da subito, inizio a blaterare velocemente e cito il primo artista che ascolto in maniera assillante in quel periodo, abbaio, sbavo e faccio i versi dei peti con le mani. Divento matto a parlare di musica. Mi si incendia l’anima (oooh, che frase banale alla Coelho). Però è il caso di evitare ora il discorso nello specifico e iniziare con la mia serie di cagate elencate.
Didò…volevo dire, pongo di seguito una serie di risposte che ottengo alla richiesta di informazioni sulla musica ascoltata da quella/o che ho di fronte e le cose che mi passano per la testa in quel momento:

 

  • “Oh-Mio-Dio! Io amo la musica! Come si può stare senza la poesia degli artisti neomelodici come Nino D’Angelo, Ciccio Pasticcio, Ferdinando D’Aragona, Emiliano Non Tradisce, Affetta Coglioni, ecc…”
    A parte il primo, tutti gli altri nomi dei cantautori spero abbiate capito che me li sono inventati. Perché non li conosco. Perché non voglio conoscerli. Perché se sapessi i loro nomi la mia esistenza avrebbe meno senso.
    Non è che non mi piaccia la musica neomelodica. È che proprio mi fa star peggio di chi non ascolta musica: vomito, giramenti di testa, AIDS, infertilità e, nei casi peggiori (ascoltando oltre il minuto di un qualunque loro brano), morte lenta e agonizzante.
    La mia prima reazione ad una simile risposta è quella di un destro ben assestato. Ma sono un “gentiluomo” e mi limito a voltarmi e allontanarmi senza sentire le sue lamentele: “…ma scusa, dove vai? Sei stronzo? Ti stavo parlando, eh! OH! Dico a te, screanzato… Ma questo è proprio scemo…”
  • “Io sto letteralmente male per i grandi artisti italiani, come Moreno, Entics o il fighissimo Fabri Fibra. Poi che testi, ragazzi. Loro sì che ne hanno passate.”
    Rido incontrollato. E poi non dite che non sono un gentleman. Perché altrimenti mi metterei a rappare.
    Io ascoltavo l’hip-hop italiano qualche anno fa. Lo apprezzo, mi è sempre piaciuto e ci sono persone di un certo calibro musicale. Sia chiaro che quello che c’è adesso non è considerabile minimamente hip-hop. A meno che il cercare di fare più soldi possibile fingendo diatribe in stile americano oppure prendere le basi musicali di Gabri Ponte per inserirci dei testi che sembrano un collage di canzoni dello Zecchino d’Oro si possa definire l’evoluzione dell’hip-hop. Ma poi mi viene in mente che Darwin ha detto l’evoluzione non debba per forza corrispondere ad un miglioramento. Vince solo il carattere dominante. E qui mi pare che il più forte sia quello che accantona le proprie idee per vendere il culo (scusate il bon ton, ma l’avevo detto che mi infervoro facilmente in questi argomenti e poi alzo i toni, abbassando il gusto).
    Ah, dimenticavo di dire del loro passato, di come questi artisti siano cresciuti in un ambiente davvero pessimo e che ne hanno viste di cose che noi non possiamo nemmeno immaginare. Tipo c’è chi è nato a Milano o, peggio ancora, chi ha il padre ricco. Che brutta infanzia hanno avuto. Mi domando solo perché in tutte quelle zone dell’Africa (notoriamente con un più alto livello di ritmica nel sangue), dove vivono in condizioni ben peggiori che alla periferia di una famosa città europea, non siano circondati da berrettini da baseball e canottiere 8 volte più larghe del loro busto, mentre i beat incombono sui loro testi scandalistici e sulle loro braccia che eseguono movenze da tergicristalli.
    Beh, ovvio. Loro non potranno mai capire cosa significa vivere a Quarto Oggiaro.
  • “Io adddòro i Suidisc Aus Mafia e gli Elle Emme Effe Oh! Per non parlare di Bob Sincler! A far l’amore comincia tu! Naa ah, ah ah! A far l’amore comincia tu!”
    Ma non era la Carrà che la cantava? Comunque grandi artisti per grandi discariche. Quelle basi così uguali le une alle altre, quei tastieroni digitali che sembrano inneggiare le tamarrate anni ’90 e quel basso in levare che ricorda una tarantella ascoltata mettendo un cd sul giradischi.
    Ok, ammetto le mie colpe. Ero anche io un super tamarro. E lo sono ancora, in minima parte. All’epoca ascoltavo Gigi d’Agostino, e non mi pento totalmente della scelta. Aveva creato e rilanciato questo genere, insieme a tanti altri tamarri come lui. E lo ammetteva apertamente. Sincerato che esistesse anche altra musica, col tempo mi sono appassionato anche ad altri generi. Il mio percorso non si è ancora concluso, perché sono sempre affamato di musica e voglia di conoscere.
    Ma quelle cose lì… no dai. Come fanno ad andare ancora di moda? La gente non si stanca dopo un po’ di sentire sempre le stesse cose ripetute in chiavi diverse, ma sempre e comunque prevedibilmente uguali. La gente non ha voglia di sentire altro a quanto pare.
    Dagli anni ’90, però. Eppure ne abbiamo fatta di strada.
    Fa niente. Mi limito ad annuire e dire che lei/lui è uguale a tutti quelli che mi circondano mentre cammino o mentre sono al bar. Non li critico malamente. I gusti sono gusti e ci sono passato anche io. Li rispetto come loro dovrebbero (condizionale) rispettare il mio gusto per il jazz, ad esempio.
    Però uno dopo un po’ si riempie un po’ troppo il sacco scrotale nel sentire sempre le stesse canzoni e necessita di un piccolissimo sfogo.HA ROTTO IL CAZZO STO FARREL E LA SUA MINCHIA DI EPPI. HA FRACASSATO LE PALLE ANCHE AI RANDAGI E AI SORDI. BASTA. BASTA. Attenzione: Eppi ha recentemente sostituito Recchin Boll e, prima ancora, Get Lachi (e così via).
  • “Per me esiste solo Vasco.”
    Per me puoi andare affanculo.
    Anche qui, piccola parentesi. Vasco non è il primo sprovveduto. La musica l’ha sempre fatta, anche con un certo stile. Ha coinvolto masse, ha creato una vera e propria famiglia intorno alla sua figura (un po’ come il Padrino. Forse in termini mafiosi lo assocerei più a Scarface). Ha dei musicisti epici alle sue spalle. Niente da dire quindi sulla sua bravura… dell’epoca però. Ora i suoi fan lo considerano ancora un grande artista. Inimitabile. Qua chiudo la parentesi.
    Ora ditemi come fate a capire i testi che “canta”. Sembra l’anziano dell’ospizio, quello che imbocchi con il cucchiaio ma che fa cadere lo stesso la pastina sul bavaglione. La sua mandibola non funziona più come una volta, perché forse si è sforzata un po’ troppo negli anni. Quando vuole dire “Oggi è sabato sera”, sembra che dica “Oji eh sahaho ehà!”. Cos’è? Un bambino di 2 anni? Si dimentica la consonanti nella sua ipofisi collassata. In più ultimamente i suoi testi sfruttano la combinazione CTRL+C, CTRL+V (Cmd+C, Cmd+V per quelli con la mela smozzicata). È un dannato vecchio con un ictus stampato in faccia, che ripete una sola frase rubata dal Twitter di un 15enne e sbiascicata su basi musicali incalzanti.
    C’è da dire che a me sta parecchio sul cazzo. Avete presente quella sensazione che non ti sai spiegare, di odio indisposto nei confronti di qualcuno. Ecco. Quindi non so essere totalmente imparziale.
    Però dai: “HIIIiii HIIIiii HIIIiii, sensa EEEeeeh! Siamo HIIIiii HIIIiii HIIIiii…”
  • “Sì, la musica mi piace, però è difficile dire cosa ascolto. Un po’ di tutto. Dai Depeche Mode agli Who. Da Battiato agli Smashing Pumpkins. I Placebo, i Gorillaz, ma anche i The Cure, i mitici Beastie Boys, i classici Beatles, i Pink Floyd, i The Smiths…”
    Si vanno a creare due risposte da parte mia, in base al sesso della persona che ho di fronte:
    Caso 1 – femmina: “Allora, senti, questo è il contratto prematrimoniale. Firma qui e qui, per favore. Ok, perfetto. Grazie!”
    Caso 2 – maschio: “Grande!”
  • “Ascolto perlopiù gli Slayer e i Sepultura. Ma anche i vecchi cd dei grandissimi Metallica. I Limp Bizkit, gli inarrivabili Tool, e così via.”
    Caso 1 – maschio: “Ah, grande! Non sono un vero appassionato del genere, ma apprezzo molto e sento spesso e volentieri delle loro tracce.”
    Caso 2 – femmina: “Mi fai paura.”
  • “Il rock’n’roll anni 50 o il country. Quello sì che è vero swing!”
    Che palle. Però sempre meglio che Devid Ghettà.
    Nella maggior parte dei casi è una donna quella a cui piace il rock’n’roll, probabilmente di una certa età. Quindi il “Che palle” me lo tengo per me, per gentilezza, andando a ripescare dei brani che possano coinvolgermi. E a ben pensarci ci sono. Però è comunque un bene evitare il discorso, quindi inizio a parlare di cacca, come sempre. (Come lasciare sconvolte le persone con la dialettica di un infante, volume 1).
  • “I Negramaro, i Negrita e i Neri Per Caso!”
    Ah, la musica africana! Che ritmo, ragazzi!
  • “Amo il funky.”
    E io amo te. Se non fosse che le ragazze non ascoltano molto funky (o almeno quelle che conosco io). Quindi mi rimangio quello che ho pensato. Ti voglio bene, tò! Non di più di quanto gliene si vuole ad un amico caro.
  • “La Pausini, l’Amoroso, Dolcenera, Emma Marrone e tutte queste grandi artiste.”
    Caso 1 – femmina: “Ti va se parliamo di cacca?”
    Caso 2 – maschio: “Senti, ti rispetto e non mi danno fastidio le tue scelte musicali. Però puoi togliere la tua mano dalla mia coscia, per favore?”

Immagine
“Ma dove vai, bellezza in bicicletta?” (Immagine tratta da un video di un duo musicale EPICO. Ve ne parlerò un giorno.)

 

Avete notato quanto sono sintetico?

Un buon ascolto di qualunque cosa a tutti. L’importante è emozionarsi.
Anche se vi ascoltate i Pooh… No, beh, forse adesso sto esagerando.

Ciao gente! Da
Wiz Kalifano, detto Tioli senza ipsilon